Violenza contro gli uomini: un fenomeno diffuso ma sommerso

Quando si parla di violenza di genere, il pensiero va solitamente a un immaginario che vede la donna come vittima e l’uomo come autore. Fissare i generi a determinati ruoli impedisce però di comprendere una situazione che spesso è molto più sfaccettata di ciò che appare. La violenza infatti può avvenire anche nella direzione contraria, quando l’uomo si scopre vittima e la donna autrice di violenza. 

Si tratta di un fenomeno diffuso ma sommerso e poco noto, a causa anche della mancanza di dati e di ricerche. L’ISTAT, infatti, prende in considerazione esclusivamente la vittima di genere femminile nella fascia d’età 16-70 anni. Tuttavia, secondo quanto mostrato da ricerche internazionali, la violenza femminile sugli uomini si concretizza nelle stesse modalità con cui ha luogo la violenza maschile nei confronti delle donne: fisica, sessuale, economica, psicologica, stalking e domestica (in particolare legata ai figli, facendone uso strumentale come mezzo di rivalsa). Lo affermava già nel 2011 un’indagine dell’Università di Siena, somministrando dei questionari, costruiti sulla base di quelli dell’ISTAT per lo studio della violenza di genere sulle sole donne, a 1058 uomini volontari tra i 18 e i 70 anni. Il 63,1% del campione dichiarava di aver subito almeno un episodio di violenza fisica per mano di una donna. Sulla base delle proiezioni di questi dati, il fenomeno interesserebbe il 24,3% del totale della popolazione maschile tra i 18 e i 70 anni in Italia, ossia oltre 5 milioni di uomini. La violenze psicologiche ed economiche invece riguardavano addirittura il 77,2% del campione, che corrisponderebbe al 29,7% del totale. 

A proposito di queste due ultime tipologie di violenza, è da considerare l’unico altro studio a cura dell’”Associazione genitori separati dai figli GESEF”. Questo indaga la violenza commessa su 26 800 uomini-padri che si sono rivolti allo sportello di ascolto tra il dicembre del 1998 e dicembre 2006, sulla base delle loro interviste in concomitanza con quanto rilevato dalla documentazione giudiziaria ed amministrativa presentata dai medesimi. Questa indagine mette in luce l’acuirsi della violenza psicologica ed economica soprattutto in seguito alla separazione dei partner, se la coppia ha figli. In questo caso, le due tipologie di violenza vedono principalmente il ricatto posto in essere dalla partner in relazione allo scambio dei minori e dei soldi per il mantenimento degli stessi, che nella maggior parte dei casi sono affidati o collocati presso la madre.   

Oltre gli stereotipi sulla violenza di genere

Una particolare complessità del fenomeno deriva dalla società che, come abbiamo raccontato più volte nei precedenti articoli sulla violenza di genere, crea ruoli e stereotipi secondo il genere. La cultura patriarcale colpisce infatti anche gli uomini vittime in quanto le loro identità non aderiscono al ruolo maschile forte e virile che ci si aspetta. Per questo motivo, risulta per loro ancora più difficile ammettere il fatto di essere vulnerabili, esprimere emozioni e non saper reagire con forza o determinazione a una situazione in cui invece si ritrovano succubi. È per molti difficile accettare e riconoscere che la propria condizione non coincide alla narrazione di sé che la società ha loro imposto e a quel modello di comportamento che hanno interiorizzato fin da piccoli. Questo è particolarmente vero e diffuso, secondo lo studio dell’Università di Siena, soprattutto tra gli uomini al di sopra dei 40 anni. Nei giovani invece, si riscontra una maggiore apertura mentale, una volontà di parlare di alcune questioni sociali ed empatia in termini di ascolto e comprensione dei bisogni altrui – elementi che contribuiscono a riconoscere e ad ammettere più facilmente la violenza. 

Il fenomeno della violenza sugli uomini implica quindi che le dinamiche si invertano: la donna ne è autrice e l’uomo è vittima. Constatare che sia l’uomo che la donna possono essere vittima non significa negare il fenomeno strutturale della violenza maschile sulle donne: questa affermazione si traduce piuttosto nella necessità di attuare un cambiamento nella visione comune della violenza di genere

Dove andare? A chi rivolgersi?

Non solo mancano i dati e le ricerche di tale fenomeno, ma gli uomini vittime di violenza in cerca di aiuto, se non godono di una forte e consolidata rete sociale, rimangono spesso del tutto soli, data la scarsità dei servizi di supporto alle vittime di genere maschile. Mentre in Paesi come l’Inghilterra o gli Stati Uniti esistono centri di supporto per tutte le tipologie di vittime, in Italia sono presenti pochi centri antiviolenza “oltre il genere” che prevedono programmi rivolti sia a donne che a uomini. L’unico centro antiviolenza in Italia che si occupa esclusivamente di vittime maschili di violenza di genere in ogni sua forma è Il Fiocco di Neve APS

Questa realtà ha origine da una consapevolezza emersa in occasione della stesura della tesi di laurea della Presidente dell’associazione Helena Bia che, durante la fase di studio e raccolta dati, si è resa conto della mancanza di un servizio di questo tipo, nonostante la sua effettiva e crescente necessità. 

Il centro nasce così a Gorizia l’8 marzo 2020, proprio nel  giorno in cui tutta l’Italia si fermava di fronte all’avanzare della pandemia. Nonostante le complessità di gestione e di organizzazione del servizio che ne sono derivate, il centro antiviolenza ha attivato uno sportello online su Skype, utilizzato anche per fare i primi colloqui. La dottoressa Helena Bia ha spiegato a The Bottom Up che adottare questa modalità di intervento a distanza è stato un modo per raggiungere anche uomini che vivono al di fuori della provincia di Gorizia e del Friuli Venezia Giulia. Appena è stato possibile riaprire i servizi, i primi uomini hanno iniziato a usufruire di questo servizio e chiedere aiuto in presenza. 

Interessante è notare che gli uomini che si rivolgono al centro non vi sono indirizzati da altri servizi, come avviene spesso per le donne, ma ne vengono a conoscenza personalmente, tramite social network e passaparola. 

Con il primo colloquio si cerca di comprendere le esigenze della persona e di individuare i punti chiave su cui intervenire e lavorare insieme. La conoscenza di questi fattori permette di definire un percorso che viene poi costruito ad personam. I 17 uomini che sono stati  finora accolti vivevano – e vivono – situazioni completamente diverse tra loro: per questo motivo l’aiuto richiesto spesso risponde a bisogni molto vari, di natura anche pratica. Ad esempio, alcuni uomini all’interno di un iter di separazione dalla partner, accompagnati da un legale, hanno espresso l’esigenza di un aiuto per rivedere i propri figli, di essere accompagnati a prenderli a scuola in mancanza di un’auto o di ricevere supporto morale in tribunale.  Viene richiesta anche la disponibilità al personale competente del centro a riportare al giudice la propria testimonianza e il feedback sul percorso intrapreso dall’uomo, affinché possa comprendere meglio la situazione in esame. I servizi che il CAV offre sono di assistenza legale e psicologica, ma anche di orientamento al lavoro e all’autonomia abitativa. 

“L’obiettivo principale de Il Fiocco di Neve APS è di concedere uno spazio di libertà, che sia anche piacevole e confortevole, agli uomini che si trovano ad essere vittime di violenza, garantendo loro ascolto e comprensione, nonché fornendo tutto il supporto di cui necessitano”, si può leggere dal sito dell’associazione. In generale quindi, il personale intraprende un percorso di supporto insieme agli uomini fornendo gli strumenti affinché diventino consapevoli della propria situazione di vittima. Inoltre, vengono aiutati a interpretare le proprie emozioni, che possono essere di frustrazione e rabbia, spiegando loro la validità di queste sensazioni e, allo stesso tempo, a reagire e ad affrontarle responsabilmente. 

Data l’assenza di istituzioni a cui rivolgersi, la dottoressa Bia chiarisce bene il loro ambito di intervento affermando che Il Fiocco di Neve “arriva dove gli altri non arrivano”. La legislazione e le istituzioni, concentrate in genere sull’immagine della donna come unica vittima, diventano per l’uomo vittima di violenza l’ostacolo più grande per ottenere un riconoscimento della propria vulnerabilità e un aiuto pratico per rispondere alle proprie esigenze. Contemporaneamente, rimane solo e invisibile in una società che non lo comprende. A partire da questa considerazione, “Il Fiocco di Neve APS” accoglie anche le persone in transizione vittime di violenza, con lo scopo di rispondere alle loro richieste di aiuto, in mancanza di un’istituzione che se ne prenda cura.

Consapevolezza o paura?

Ciò che spinge questa realtà a perseguire la propria missione è la richiesta d’aiuto che proviene dalle vittime e i progressi raggiunti che gli uomini comunicano agli operatori del CAV. Inoltre, la volontà di ampliare la descrizione del fenomeno della violenza è un obiettivo prioritario per l’associazione che promuove lo sviluppo di una maggiore consapevolezza nella comunità. L’interesse, come detto prima in particolar modo dai giovani, è sempre più presente nella società. In particolare, “Il Fiocco di Neve APS” ha riscontrato una considerevole curiosità in occasione della giornata internazionale dell’uomo, che ha luogo il 19 novembre, momento nel quale lo scorso anno ha organizzato dei laboratori informativi nel territorio per far conoscere il fenomeno e la propria realtà.

Nel campo delle collaborazioni, non si è però riscontrata la stessa considerazione da parte degli enti territoriali con cui ha richiesto di collaborare. Anzi, la dottoressa Bia, nel corso della sua ricerca di laurea e con l’esperienza professionale di questi ultimi due anni, ha avuto modo di osservare come vi sia spesso paura ad esporsi sull’argomento riguardante la violenza femminile sugli uomini, bloccando così l’azione di tutte le istituzioni. Nonostante “Il Fiocco di Neve APS” affermi ripetutamente che non è sua intenzione sminuire la gravità della violenza maschile sulle donne, è molto più sentito il timore di cambiare le cose e di vanificare il lavoro fatto riguardo alla violenza di genere finora riconosciuta. 

Di fronte alla realtà e all’affermazione dell’universalità della violenza, è però necessario riconoscere che le vittime di violenza sono tante e diverse tra loro, perché riguardano persone di tutte le età, che non appartengono a un solo genere e che provengono da tutte le estrazioni sociali. “Concentrarsi su un solo tipo di vittima è come togliere la dignità alle altre”, afferma Helena Bia. 

Nell’ambito della ricerca del fenomeno, si auspica pertanto un’indagine approfondita da parte degli organi istituzionali con identici strumenti e modalità su un campione composto da un uguale numero di donne e uomini. In seguito, di fronte ai dati sarà forse più realizzabile a livello legislativo, amministrativo e penale condannare il fenomeno della violenza di genere a 360° e garantire uguali diritti ad ogni persona. Le stesse contromisure istituzionali e interventi di prevenzione devono essere garantite a tuttə. 

Qualsiasi persona può divenire vittima di violenza: è questa una verità che, se riconosciuta, può porre in noi maggiore attenzione a coltivare comprensione e umanità in ogni relazione, a prescindere dal genere della persona con cui ci rapportiamo.

Debora Visentin

Fonte immagine di copertina: Mel Magazine

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