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La carriera Alias nelle università: uno strumento di tutela per studentə

Il 4 maggio 2022 il ddl Zan è stato nuovamente proposto in Senato dal Partito democratico, con un testo identico a quello che il 28 ottobre scorso era stato bocciato. In Italia, quindi, mancano ancora una serie di tutele sulla prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.
Ma, nonostante la legge non sia passata, esistono alcuni strumenti volti alla tutela e all’inclusione delle persone della comunità LGBTQI+, seppur non a livello statale. Dal 2003, per esempio, nelle università italiane ha iniziato a prendere forma il progetto della carriera Alias. La prima è stata l’Università di Torino, seguita dalla maggior parte degli atenei italiani, come l’Università di Bologna e la Federico II di Napoli. A loro ha seguìto, tra le altre, l’Università di Padova, che il 10 maggio 2022 ha semplificato la procedura di accesso, prendendo esempio dai colleghi bolognesi, rendendo la carriera Alias uno strumento più accessibile a chiunque ne abbia necessità.

La carriera Alias, come racconta in un’intervista a The Bottom Up Alessia Conti, rappresentante UDU deə studentə al Senato Accademico dell’Università di Padova, è “il modello burocratico che permette aə studentə di essere riconosciuti all’interno dell’Ateneo con un nome diverso da quello registrato all’anagrafe”. Per le persone transessuali, infatti, il percorso di rettificazione del sesso può essere lungo. È definito con la legge 164 del 1982 che prevede due fasi legali. Per prima cosa deve emergere una sentenza del tribunale che accoglie la domanda di rettificazione. Quando risulta necessario, lo stesso tribunale chiede una consulenza per accertare le condizioni psico-sessuali dell’interessatə, e allo stesso modo, solo se necessario, autorizza con sentenza dei trattamenti medico chirurgici per un adeguamento dei caratteri sessuali. La seconda fase attesta, sempre con una sentenza, che la modificazione è avvenuta. Solo allora il tribunale ordina all’ufficiale di stato civile di procedere con la rettificazione nel registro dell’anagrafe.
Essere legati al cosiddetto dead name per tutta la durata del processo costringerebbe lə studentə ad un outing forzato in più circostanze. Si pensi ai momenti in cui un docente fa l’appello prima dell’esame, o tutte le occasioni in cui si compilano moduli burocratici. L’individuo vivrebbe in un ambiente disagevole, in cui non si sente riconosciutə.

Foto di Università di Padova

Proprio per questo motivo è prevista la carriera Alias. “Viene aperta una seconda carriera che si lega a quella principale dellə studentə, in modo tale che lə richiedentə possa svolgere le attività curriculari con il nome scelto attraverso la carriera Alias”, spiega la rappresentante. “Gli uffici stessi si occupano di rilasciare un nuovo badge allə studentə, un nuovo indirizzo di posta elettronica e di aggiornare la carriera ufficiale periodicamente sui risultati ottenuti”. È possibile approcciarsi alla carriera Alias in qualunque momento del percorso universitario, e per richiederne l’attivazione è necessario compilare un modulo di richiesta con il nome scelto daə studentə. Una volta accolta la richiesta si predispone un accordo di riservatezza fra studentə e università. A questo punto, l’Ufficio Carriere Studenti si occuperà della creazione della nuova carriera, con l’assegnazione dell’identità anagrafica scelta, ma valida comunque solo all’interno dell’ambiente universitario.

A prova del fatto che non esiste un punto di arrivo quando si parla di inclusione sono i recenti sviluppi che hanno coinvolto l’ateneo patavino. Lo scorso 10 maggio, infatti, ci racconta Alessia Conti, “i requisiti per fare richiesta per la carriera Alias sono cambiati grazie a una forte spinta degli studentə”. Dal modello da presentare, infatti, è stata rimossa la necessità di avere una diagnosi di disforia di genere. L’incongruenza di genere è il possibile malessere che vive una persona che non si identifica con il suo sesso biologico ed è stata ritenuta, fino a poco tempo fa, un disturbo mentale. Il 18 maggio del 2018, l’OMS la riclassifica come condizione relativa alla salute sessuale. Per ottenere una diagnosi di disforia di genere è, comunque, necessario approcciarsi a un percorso psicologico che non tuttə possono o vogliono affrontare, economicamente o per scelta personale. Basti pensare alle persone non binary o agender. “Quando successe a Bologna – il 21 gennaio 2022 – se ne parlò tantissimo sui giornali. Dal momento che noi già dall’anno scorso avevamo fatto la richiesta, ci siamo riattivati e abbiamo lavorato assieme al CUG (Comitato Unico di Garanzia), con una discussione interna che ribadiva di seguire il modello bolognese”. A seguito di queste semplificazioni di processo, la carriera Alias si può dire sia il metodo più inclusivo per le personalità queer. “Al momento, nessun studentə all’interno dell’Università di Padova ci ha segnalato discriminazioni a seguito dell’attivazione di una carriera Alias, anche se noi siamo solo una parte delle persone a cui è possibile rivolgersi”, spiega Alessia Conti. Ma ammette anche il ruolo e la responsabilità che l’UDU ha in quanto associazione di rappresentanza studentesca. “Il nostro compito è anche quello di vigilare e creare un rapporto di fiducia con lə studentə, in modo tale che si possano aprire e abbiano la forza di denunciare”.

La carriera Alias è sicuramente uno strumento fondamentale, ma non può essere l’unico.
A febbraio del 2022, l’Università patavina ha approvato il Gender Equality Plan 2022-2024 (GEP). Si tratta di un documento che, in linea con le aree di priorità definite dalla Comunità Europea, si propone di compiere azioni e raggiungere obiettivi riguardanti: equilibrio vita privata/vita lavorativa e cultura dell’organizzazione; equilibrio di genere nelle posizioni di vertice e negli organi decisionali; uguaglianza di genere nel reclutamento e nelle progressioni di carriera; integrazione della dimensione di genere nella ricerca e nei programmi degli insegnamenti; contrasto della violenza di genere, comprese le molestie sessuali. Il GEP lavora assieme al CUG, che ha un piano triennale di azioni positive volte a rimuovere tutti i possibili ostacoli che limitano le possibilità di piena realizzazione deə studentə. 

A livello di linguaggio, però, i progressi non combaciano con quelli visti fin’ora. Per quanto possa sembrare una questione secondaria, il linguaggio è fondamentale perché tutte le personalità possano essere riconosciute e vivere in un ambiente sano e rispettoso. L’Università di Padova, infatti, non si spinge oltre allo specificare maschili e femminili nelle e-mail istituzionali, e l’uso dell’asterisco o della schwa (ə) è discrezionale.

Diletta Pianezzi

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