Recovery Fund, sai come stanno usando i soldi nel tuo territorio? No, neanche noi: mancano i dati, poche le informazioni

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La mancanza di dati riguardo al Recovery Fund (PNRR) è una delle maggiori criticità che in questo momento viene attribuita al Piano di ripresa economica dal Covid, come accennato nel precedente articolo (a che punto siamo con il PNRR?).
Una ricerca tra i portali di enti locali ed istituzionali mostra inoltre come la comunicazione stessa del programma del Piano sia inconsistente e inadeguata, specialmente rispetto all’importanza che tale strumento riveste per il Paese. 

Stato, Regioni, Comuni: tutti i siti mancano di trasparenza

A livello statale, le informazioni dovrebbero trovarsi sul portale “Italia Domani”. Informazioni che dovrebbero essere coerenti e in formato elettronico facilmente consultabile e analizzabile. Italia Domani dovrebbe servire alla comprensione del PNRR, a renderlo trasparente a tutti i cittadini. Invece, regna il caos, non c’è una regola comune per caricare le informazioni. Per esempio, il documento riassuntivo del piano territoriale delle regione Liguria, scarno e senza alcun riferimento all’ammontare delle risorse destinate ai progetti regionali, risulta strutturalmente differente rispetto a quello proposto dalla Lombardia, mentre quello proposto dalla Lombardia si premura invece di segnalare l’importo in milioni riservati ai vari investimenti previsti. 

Vi sono incongruenze nelle informazioni date in merito al PNRR anche sui siti regionali. Per esempio, all’interno del sito della regione Friuli Venezia Giulia, si ritrova un file contenente informazioni sui progetti regionali che verranno finanziati con i fondi del Piano nazionale, con relativo elenco di codici degli interventi previsti. Non viene tuttavia menzionato il codice M2C2, corrispondente alla missione “rivoluzione verde e transizione ecologica” che comprende ad esempio progetti relativi al trasporto rapido di massa (siglato 4.2) e l’acquisto di bus (4.4.1). Entrambi i programmi risultano tuttavia già assegnatari di risorse, rispettivamente a regioni, comuni e città metropolitane e a regioni e comuni. La notizia dell’acquisto di 11 autobus ecologici per la città di Trieste tramite oltre sei milioni di euro provenienti dal PNRR non risulterebbe dunque comprovata nel documento proposto dalla regione.

A livello locale, non sembra che i Comuni siano in grado di fornire informazioni trasparenti riguardo allo stato di avanzamento dei progetti, perlomeno quelli che hanno già ricevuto l’assegnazione di risorse. Per esempio, il comune di Pordenone, come si evince dalla sua pagina web, lo scorso aprile ha annunciato di voler stanziare fondi del Piano per la riqualifica di alcune strutture scolastiche: tuttavia non è chiaro come questo progetto si colleghi al PNRR, dal momento che nella sezione dedicata alla notizia non viene fornito alcun dato in merito alla missione o al codice del relativo investimento. Gli aggiornamenti più recenti in merito ai progetti pordenonesi che verranno finanziati dal Piano invece, in questo caso collegati alla missione Inclusione e Coesione sociale, sono chiari e dunque più semplici da utilizzare per essere confrontarli alla restante documentazione sullo stato di avanzamento del PNRR.

Le inchieste giornalistiche 

Il problema dell’assenza dei dati in merito al Piano risulta in realtà più ampio. In primo luogo, rimanendo legati al contesto italiano, un approfondimento della fondazione Openpolis ha dimostrato come la nascita stessa del Piano sia stata segnata dalla mancanza di trasparenza. Infatti, il PNRR presentato dal Governo Draghi al Parlamento in data 26 aprile 2021 è risultato differente rispetto alla copia che lo stesso governo ha poi inviato alla Commissione europea il 30 aprile 2021. 

In secondo luogo, il progetto di inchiesta “Recovery Files“, che vede coinvolta la redazione di IrpiMedia in collaborazione con diverse testate europee, si sta proponendo di comprendere in che modo siano stati stabiliti i Piani dei vari Stati membri, dal momento che non è stata resa disponibile la documentazione relativa ai negoziati che hanno portato alla creazione dei Piani europei di ciascuna nazione. Il giornalista Giulio Rubino di IrpiMedia spiega come malgrado le numerose richieste di accesso agli atti (FOIA, Freedom Of Information Act) indirizzate ai governi degli Stati membri e della Commissione europea, avanzate dai colleghi impegnati nel progetto Recovery Files, gran parte della documentazione relativa ai negoziati che hanno portato ai Piani rimane segreta. Rubino commenta: “Potrebbe essere che quando finalmente i progetti verranno pubblicati sarà tardi per metterli in discussione. Come al solito i ritardi si accumulano fino a generare una situazione di emergenza, in cui non c’è più spazio per la società civile”.

Senza dati non si può fare monitoraggio

Come accennato nell’articolo precedente, la mancanza di trasparenza in merito al Piano comporta l’impossibilità di svolgere una reale azione di monitoraggio.

Da un lato, realtà che si occupano di giornalismo investigativo come IrpiMedia ed Openpolis, faticano ad esplicare la loro consueta attività di monitoraggio tecnico dei dati. Concretamente, significa poter svolgere un’azione di accountability, ovvero lavorare sui dati ed elaborarli “senza individuare un filone di inchiesta quando ci è già arrivata la magistratura”, commenta la giornalista Rosy Battaglia, esperta di trasparenza. 

Grazie al lavoro giornalistico riguardo al PNRR prosegue Battaglia, è possibile informare i cittadini in merito a lavori che stridono con premesse ed obiettivi contenuti nel Piano stesso, infatti: “stanno rientrando nelle opere finanziate e finanziabili delle opere che hanno poco a che fare con il ridurre l’impatto ambientale, ad esempio l’Ovovia che si vuole costruire a Trieste”. Contro questo progetto teoricamente sostenibile, per l’appunto grazie alla risonanza data alla notizia, si stanno mobilitando cittadinanza ed associazioni, che si sono unite nel comitato No Ovovia.

Il monitoraggio civico

Vi è poi un’ulteriore modalità di monitoraggio, detto “civico”, che vede protagonista la società civile: non a caso, la legge n. 190 del 2012 che riguarda la prevenzione alla corruzione, le attribuisce il “controllo diffuso” rispetto all’operato dell’amministrazione pubblica. Desidera adempiere a tale funzione Libenter, un progetto nato da una collaborazione tra l’Università Cattolica e Fondazione Etica e che vede coinvolti numerosi enti. La sua missione è quella di rendere ogni progetto previsto dal PNRR effettivamente analizzabile, attraverso un modello di valutazione di sostenibilità ed efficacia elaborato in seno all’università, e inoltre monitorabile, affinché la cittadinanza stessa possa comprendere i progetti, specie quelli vicini al proprio territorio di appartenenza. Libenter si occupa anche di formare segretari comunali e personale direttivo in merito ai contenuti e alle opportunità del PNRR: il rischio infatti è che numerosi comuni, specie quelli di piccole dimensioni, non riescano ad aggiudicarsi risorse messe a bando del Piano, o che non riescano a spenderle effettivamente.

Si occupa di monitoraggio civico anche Osservatorio Civico PNRR, che racchiude al suo interno numerose organizzazioni. La sua stella polare, spiega Alberto Morisani di ActionAid, è l’accountability sociale, che è “il processo attraverso cui la pubblica amministrazione deve rendere conto alla società civile, ai cittadini, come spende le risorse pubbliche”. Infatti, prosegue, la trasparenza è volta a “garantire la partecipazione dei cittadini, che vedono gli effetti diretti del Piano (…). Quello che ci proponiamo è infatti di stimolare un monitoraggio di alcuni progetti (…) da parte della società civile”.

Tuttavia, è importante ribadirlo un’ultima volta, senza trasparenza di informazioni e dati completi ed elaborabili del Piano, qualsiasi sforzo di monitoraggio, sia tecnico che civico, rischia di rimanere lettera morta.

Francesca Neri

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