Proteste Ungheria

Ungheria: libertà di espressione e diritti LGBT+ sono sempre più in pericolo

Il 15 giugno 2021 il Parlamento ungherese ha approvato il disegno di legge promosso da Fidesz, il partito del Primo ministro Viktor Orbán, che vieta la “promozione dell’omosessualità tra i minori”. Nonostante una forte opposizione da parte di centinaia di organizzazioni, enti, aziende e istituzioni, con manifestazioni e una petizione firmata da più di centomila persone, il testo è stato approvato con 157 voti a favore e uno solo contrario. La nuova legge vieta tutti i prodotti, la pubblicità e i contenuti multimediali che ritraggono persone omosessuali o transgender di età inferiore ai 18 anni, la comparsa di persone LGBT+ nelle pubblicità sui social media e programmi che menzionino l’esistenza di persone omosessuali e transgender.

Questa è soltanto l’ultima delle tante politiche promosse dal governo Orbán per ostacolare l’esercizio dei diritti della comunità LGBT+. Lo scorso gennaio, ad esempio, è stato imposto di mettere un disclaimer sulla copertina di tutti i libri considerati contrari alla morale. La decisione è stata presa a seguito dell’uscita del libro di fiabe “Fairyland is for Everyone”, edito dall’Associazione Lesbica Labrisz. Anna Borgos, la portavoce dell’associazione, intervistata da The Bottom Up ha dichiarato che “il regime di Orbán ha legittimato l’omotransfobia con i suoi discorsi mediatici e parlamentari e attraverso la sua legislazione, escludendo sostanzialmente le relazioni e le famiglie dello stesso sesso dalla vita della nazione”.

Libro Fairyland is for Everyone
Foto di Associazione Lesbica Labrisz

Fairyland is for Everyone

L’Associazione Lesbica Labrisz è stata fondata nel 1999 a Budapest con lo scopo di fornire un luogo comunitario sicuro e programmi per le donne lesbiche, bisessuali e transgender in Ungheria, aiutandole nella accettazione di sé e migliorandone la visibilità sociale attraverso eventi culturali, libri e un programma scolastico. Dal 2000 hanno avviato l’attività editoriale pubblicando una collana di saggi, un volume di fiction, scritti autobiografici, interviste e un manuale per insegnanti. Nel 2020 è uscito “Fairyland is for Everyone” (Meseország mindenkié in ungherese, n.d.r.), una raccolta di fiabe di diciassette autori contemporanei, con personaggi diversi provenienti da vari gruppi minoritari o svantaggiati, collocandoli nel mondo di oggi. Anna Borgos racconta che “tra i personaggi troviamo Koni, la cerva che vuole le corna; Margaret, l’assassina di giganti e forte eroina delle fiabe; Caenis, la giovane donna della mitologia greca che chiese al dio dei mari di trasformarla in uomo; Iron Joe, il ragazzo abbandonato e adottato da genitori anziani; Rose, che ha perso prematuramente la madre, è cresciuta con il padre alcolizzato ed è arrivata al ballo contando solo sulle proprie forze; e il principe che si innamora di un altro principe”.

Le difficoltà

L’associazione, tuttavia, nel corso delle sue attività ha dovuto far fronte a diverse opposizioni e contestazioni. “Abbiamo subito alcune aggressioni verbali via e-mail e durante le marce del Pride e recentemente alcuni dei nostri eventi sono stati disturbati da gruppi di estrema destra”, continua Borgos.
Lo stesso libro “Fairyland is for Everyone”, subito dopo la sua pubblicazione, è stato oggetto di forti attacchi. A settembre, il sito cattolico ultraconservatore CitizenGO aveva lanciato una petizione chiedendo a tutti i genitori di “boicottare le librerie che vendono libri che mettono in pericolo l’innocenza dei bambini”, e un mese dopo le firme erano quasi 90.000.

Lo stesso mese Dóra Duró, la vicepresidente del partito di estrema destra Our Homeland, durante una conferenza stampa, ha distrutto pubblicamente una copia di “Fairyland is for Everyone”. Ha poi dichiarato che “il movimento Our Homeland non accetta che i bambini siano soggetti a propaganda omosessuale, […] e i principi omosessuali non fanno parte della cultura ungherese”. Il Primo ministro Viktor Orbán ha commentato che gli omosessuali devono “lasciare i nostri figli in pace”. Successivamente, in centinaia hanno protestato contro il libro davanti alla sede di Labrisz a Budapest.

Infine, il 19 gennaio scorso, l’Ufficio governativo di Budapest ha pubblicato un comunicato stampa contro le “pratiche commerciali sleali dell’Associazione Labrisz”, poiché il libro da loro pubblicato contiene comportamenti incompatibili con i ruoli di genere tradizionali. L’autorità ha quindi obbligato l’editore a stampare su tutte le copie un disclaimer appropriato.  

Anna Borgos ci racconta che “all’inizio siamo rimasti scioccati. Poi naturalmente abbiamo protestato insieme ad altre organizzazioni. C’è stato un grosso scandalo pubblico intorno alla vicenda, abbiamo ricevuto molte reazioni di supporto dai cittadini, dichiarazioni di editori, psicologi e associazioni, e una grande copertura mediatica, sia nazionale che internazionale”.
Tutta questa attenzione ha finito per giocare a favore del libro, che è diventato un best seller in Ungheria e in altri Paesi, ricevendo diverse richieste di traduzione. “Alla fine, Dóra Duró si è rivelata la nostra migliore responsabile marketing”, scherza Anna Borgos. “Comunque, noi di Labrisz abbiamo citato in giudizio l’ordinanza di apporre i disclaimer sui libri, e il caso è ancora in corso”.

Politiche anti LGBT+

Le politiche di Orbán stanno cercando in tutti i modi di infliggere colpi alla comunità LGBT+, violando alcuni dei loro diritti fondamentali. I tentativi di censurare queste tematiche sulla stampa sono solo una delle misure che il Primo ministro ungherese sta attuando a questo scopo.

Nella primavera del 2020 è stata approvata dal parlamento ungherese una norma che vieta il riconoscimento giuridico del genere alle persone transgender e intersessuate. Per Amnesty, “questo voto spinge l’Ungheria indietro verso tempi bui e sopprime i diritti delle persone transgender e intersessuate, che dovranno subire non solo ulteriori discriminazioni ma anche le conseguenze di un clima ancora più intollerante e ostile verso la comunità LGBT+”.

Inoltre, a dicembre sono state apportate alcune modifiche alla Costituzione che rendono ancora più difficile il matrimonio e l’adozione per le coppie dello stesso sesso e aumentano lo stigma verso le persone transgender. Secondo il testo, infatti: “l’Ungheria protegge l’istituto del matrimonio come volontario tra un uomo e una donna; l’Ungheria protegge il diritto dei bambini a un’identità corrispondente al loro sesso alla nascita e garantisce loro un’educazione che rifletta i valori basati sull’identità costituzionale ungherese e sulla cultura cristiana; la base del rapporto familiare è il matrimonio e la relazione genitore-figli. La madre è una donna, il padre è un uomo”.

Foto di Associazione Lesbica Labrisz

Con l’ultima legge approvata il 15 giugno scorso, l’Ungheria sta di fatto restringendo il campo dei diritti umani. “Questa legge, che vieterebbe la ‘pubblicità’ e persino la rappresentazione di contenuti LGBT+ per le persone sotto i 18 anni, trasmette anche il messaggio che le persone LGBT+ non sono cittadini e cittadine uguali, rappresentano qualcosa di meno prezioso, persino pericoloso e quindi dovrebbero essere rese invisibili. E’ un chiaro seguito della Legge sulla propaganda di Putin, ancora più cinica, dato che la censura omofoba è stata incorporata nella legge sulla ‘pedofilia’, confondendo così i due fenomeni, in realtà completamente diversi, nella mente delle persone. Se ti opponi, sei considerato un sostenitore dei pedofili”, commenta Borgos. “La legge dichiara di ‘proteggere i bambini’, mentre di fatto mette in pericolo i gruppi più vulnerabili. Ma, come per lo scandalo sorto attorno a Fairytale is for Everyone, questa legge ha avuto una visibilità molto ampia, anche a livello internazionale, ed è stata seguita da molti discorsi e dibattiti (pro e contro) sulle questioni LGBT+”.

Intanto, la Commissione europea ha presentato, il 13 novembre scorso, la prima strategia dell’Unione Europea per l’uguaglianza delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, non binarie, intersessuali e queer (LGBT+).La speranza è pertanto quella che l’Unione Europea assuma una posizione più decisa a riguardo: “pensiamo che l’UE dovrebbe esercitare una maggiore pressione (politica e finanziaria) sul governo ungherese per porre fine alle ripetute violazioni dei diritti umani e della libertà di parola”, conclude Anna Borgos.

Francesca Capoccia

Fonte immagine di copertina: Associazione Lesbica Labrisz

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