In Italia il sessismo in rete è ancora un problema

In Italia i casi di odio e sessismo online continuano ancora una volta ad aumentare. Ne sono dimostrazione episodi come le ondate di critiche che negli ultimi mesi hanno ripetutamente colpito la ministra Azzolina. L’oggetto della contestazione non è stato tanto (o non solo) il suo operato, quanto piuttosto il suo aspetto fisico. Questo testimonia come, quando le donne assumono ruoli di rilevanza, l’aggressività degli uomini nei loro confronti aumenta in misura proporzionale. Ogni volta che una donna prova a tracciare una prospettiva politica, si sposta l’attenzione su qualcos’altro, sul loro corpo.

Una relazione diretta tra potere e sessismo

Come racconta Fabiana Manigrasso di NarrAzioni Differenti, “la nostra società ha senz’altro un problema con le donne che ricoprono dei ruoli decisionali, in quanto la percentuale è ancora bassa. In generale, però, abbiamo un problema con le donne che si smarcano dall’idea tradizionale che abbiamo della donna nella nostra società”. Ne sono esempio Laura Boldrini, parlamentare ed ex Presidente della Camera dei deputati, e Samantha Cristoforetti, astronauta, inondate di commenti sul loro aspetto fisico e che le invitavano a “tornare in cucina”.  Lo stesso trattamento è stato riservato a note attiviste come Greta Thunberg, Silvia Romano, Carola Rackete, perché, prosegue Fabiana, “quando le donne si occupano di lotte per qualche minoranza, per i diritti che scardinano lo status quo e i grandi interessi, il mix di odio diventa letale. Quando una donna diventa popolare e abbraccia certe lotte, diventa sistematicamente vittima di odio”.

Fonte: Facebook

Il nostro è un mondo fatto a misura d’uomo, che rappresenta il centro di tutto. Gli uomini non riescono a prendere come modello una donna, soprattutto quando riveste ruoli principi e rilevanti. I dati riportati da Caroline Criado Perez nel suo libro Invisibili, ma anche da diversi report, mostrano che all’aumentare delle donne nei ruoli decisionali, aumenta anche l’odio verso di loro. Quando le donne non corrispondono agli stereotipi, quando deviano dalla “norma”, si prova disprezzo, rabbia e disgusto nei loro confronti. L’aggressività degli uomini aumenta in misura proporzionale alla presenza femminile nella vita pubblica.

Il “sessismo da tastiera”

Dal 2018, Amnesty International Italia si occupa di misurare il livello di intolleranza e discriminazione nel dibattito online con il Barometro dell’odio, concentrandosi particolarmente sul cosiddetto “sessismo da tastiera”. Dall’ultimo rapporto si nota che l’incidenza media degli attacchi personali alle donne è un terzo in più rispetto a quella verso gli uomini e un attacco su tre è esplicitamente sessista.  

Tra novembre e dicembre 2019, l’odio contro le donne su Twitter è cresciuto e si è ulteriormente polarizzato. Quasi una persona su due sceglie le donne come categoria di cui parlare, e il 70% lo fa con intenti d’odio, lanciando insulti e frasi aggressive. Le donne sono il bersaglio, sono diventate il gruppo di testa tra coloro che ricevono commenti discriminatori, offensivi e che incitano alla violenza. Soprattutto se fanno politica, se sono esposte mediaticamente, se fanno sentire la propria voce e si fanno promotrici di diritti. Si aggredisce la donna che si presenta come autonoma e libera nelle proprie scelte, o addirittura perché si esprime in difesa di altre categorie oggetto d’odio. I social presentano ancora segni di una mentalità patriarcale che non riesce ad accettare l’indipendenza femminile.

Oltre agli attacchi personali diretti, le donne vengono prese di mira come categoria sociale; non si colpisce una donna in sé, ma tutte le donne in generale.

Inoltre, l’insulto è spesso legato al mondo della prostituzione. L’obiettivo all’attacco al corpo della donna non sono le sue idee, il pensiero e le opinioni che le donne provano a esprimere, o almeno non solo quello. Dal momento che non si è capaci di sostenere un confronto sul piano delle idee, lo si elude trasportandolo sul piano dello scontro e dell’insulto e sfociando nel cosiddetto body shaming. Come ha detto Giulia Blasi nel suo intervento a EROSive a Verona, “il tuo corpo viene prima di te, prima di quello che sei, di quello che esprimi, della tua intelligenza”.

Il problema della rete

Ma come suggerisce ancora Fabiana Manigrasso, “non è il web che scatena l’odio, che lo alimenta, ma la cultura di chi c’è dietro lo schermo. Il web al massimo funziona da cassa di risonanza. La vera preoccupazione è che l’odio ha preso piede nelle istituzioni e nei media tradizionali”. Infatti, alcune forme d’espressione tipiche della negazione dei diritti fondamentali continuano a trovare spazio online, in alcuni casi giustificate o persino amplificate e rivendicate dai rappresentanti politici. “Anche i giornali hanno la loro colpa, perché attraverso i media si forma l’opinione pubblica.”

Secondo i dati dell’International Center for Research on Women, circa il 73% delle donne a livello globale ha subìto un qualche tipo di violenza di genere facilitata dalla tecnologia. Il vero problema del web è che non viene considerato reale. Resta ancora la percezione che sia qualcosa di distaccato dalla realtà, come se fosse una zona franca dove ci si può permettere di scrivere qualsiasi cosa, credendo di non poter essere punibili e che non vi siano effetti concreti. Questi attacchi vengono minimizzati, se non addirittura normalizzati, ma gli effetti della violenza sono reali, si ripercuotono sulla vita della persona divenutane bersaglio, non si spengono nel momento in cui si spegne lo schermo

Quali possibili soluzioni? 

Secondo Fabiana Manigrasso di NarrAzioni Differenti, per poter far fronte a questo grande problema occorrere coordinare tre tipi di azioni: educativa, legale e tecnologica

Tra le varie soluzioni proposte da Amnesty, troviamo la promozione di politiche volte all’educazione e alla responsabilizzazione di un uso consapevole della rete da parte dei cittadini e delle cittadine, la necessità di condannare prontamente e in maniera risoluta tutti gli episodi di hate speech, l’intensificazione dell’attività di monitoraggio e la segnalazione efficace degli abusi. In particolare, inoltre, dal momento che l’odio e il sessismo non sempre si esplicitano con commenti volgari o parole spinte, ma che molte volte sono sottintese, serve un’analisi semantica più attenta da parte degli algoritmi dei social network. 

Internet è ormai diventato uno spazio di condivisione, di informazione e coinvolgimento degli utenti. Un dialogo paritario può essere efficace e portare benefici per tutti, ma solo se il confronto viene gestito in maniera umana e dignitosa, affinché non sfoci nella violenza.

Senza una regolamentazione, senza interventi, soluzioni concrete e soprattutto senza una forte educazione, la misoginia è dura a morire poiché crea un ambiente nel quale prospera l’aggressività, cosicché i comportamenti si perpetuano facilmente. Nel momento in cui le donne diventano visibili, gli uomini hanno paura di perdere il proprio potere indiscusso, di non aver più diritti e privilegi. Ma, come suggerisce Fabiana, è tempo di capire che “possiamo tutti avere diritti senza toglierne agli altri, si tratta di essere tutti allo stesso livello”.

Francesca Capoccia

Fonte immagine di copertina: Flickr

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