American Chimera, l’altra faccia del sogno americano

To enter the United States I tried to cross the wall border three times. In the meantime I have been imprisoned twice. […] They told me that I had to go back from the very hole from which I had entered, because otherwise they would send me back with my son to Honduras. But this time I took courage and told them no, that they could do what they wanted but I would never go back.

Con queste parole si apre American Chimera, un documentario realizzato da Fabio Bucciarelli e Francesca Tosarelli nel 2019, che sarà proiettato il 9 ottobre alle 22.00 al Cinema Lumière di Bologna, in occasione del Terra di Tutti Film Festival, in una serata che porterà spettatori e spettatrici oltre oceano e accenderà i riflettori su migrazione e ambiente. A pronunciare queste parole è Dariella, seduta su un letto con accanto il figlio. Alla caviglia, la giovane donna ha un grosso braccialetto elettronico.

American Chimera segue Dariella, Mirna e le loro famiglie, nel lungo viaggio che, attraverso il Messico, le porta negli Stati Uniti. Lasciano la loro città natale, nell’Honduras, allo sbaraglio delle gang, scappando dall’incubo di minacce ed estorsioni. Mirna ha perso la madre e un figlio, uccisi da una gang perché non poteva permettersi di dar loro i soldi che pretendevano. L’Honduras è un Paese molto bello, dicono, ma non possiamo più vivere lì. Non possiamo più tornarci.

Per questo viaggiano a lungo, a piedi e cercando passaggi quando possibile, fino a Tijuana. Secondo la legge, chiunque sia fisicamente presente sul territorio degli Stati Uniti può presentare una domanda di asilo. Ma quando il gruppo cerca di attraversare il filo spinato che delimita confine, un agente intima loro di tornare indietro, minacciando di arrestare le donne nel caso in cui i bambini riportino anche solo un piccolo graffio. Le due donne e le loro famiglie sono pertanto costrette a fare rientro in Messico e, per un periodo, rimangono bloccate in un rifugio per migranti a Tijuana.

Alla fine, dopo diversi tentativi falliti, il gruppo decide di pagare uno smuggler, un trafficante che faccia loro attraversare il confine illegalmente. A San Diego, vengono arrestate dalla polizia di frontiera e rilasciate con l’obbligo di portare un braccialetto elettronico alla caviglia, finché la loro richiesta di asilo non sarà esaminata.

Fabio Bucciarelli

La storia di Dariella e Mirna è la storia di migliaia di persone, provenienti da tutta l’America centrale e meridionale, che ogni anno partono alla ricerca di un futuro più roseo. La vita a cui vanno incontro è lontana dall’immagine spesso idealizzata che traspare all’esterno. Una chimera, appunto, in contrapposizione al “sogno americano”, al mito che gli Stati Uniti siano un posto ospitale per tutti, un posto che offre certezze e prospettive di futuro concrete. La realtà la apprendiamo attraverso le storie di Dariella e Mirna: le certezze sono poche, l’America si scopre essere un luogo meno accogliente di quanto sperato e il percorso molto più disseminato di ostacoli e porte chiuse.  

E tuttavia Dariella e Mirna decidono di rimanere, perché nonostante le difficoltà le prospettive che possono offrire alle loro famiglie sono migliori lì che in patria. “La realtà è diversa dai sogni. Gli Stati Uniti non sono come li immaginavamo a Tijuana”, dice Dariella. Lavora quando può, pur non essendo legale e rischiando ogni volta la deportazione, per mandare soldi in Honduras e aiutare chi non è potuto partire e per potersi permettere l’appartamento, condiviso tra tredici persone, in cui si è trasferita insieme al figlio.

Le cose sono più semplici per Mirna, che scegliere invece di vivere con Vonnette, una volontaria che accoglie i migranti nella propria casa in Kentucky. Mirna è felice, la vediamo cucinare cibo honduregno per una cena in famiglia. Agli occhi dei conoscenti statunitensi di Vonnette, ogni centesimo speso per aiutare Mirna è un centesimo perso, che Vonnette farebbe meglio a spendere per i propri figli. Ma Vonnette non presta loro ascolto: nel rispetto delle regole, la accoglie, le presta gli oltre 300 dollari necessari per il passaporto e la aiuta nel lungo processo per ottenere i documenti.

American Chimera apre una finestra su cosa vuol dire lasciare la propria terra natale perché la vita che offre non è più dignitosa, affrontare un lungo viaggio pieno di dubbi e incertezze e cercare un nuovo inizio in un Paese che dall’esterno sembra la Terra Promessa, ma che molto spesso finisce con l’infrangere le speranze di molti. Sono in diverse decine di migliaia a tentare l’attraversamento ogni mese: il 2019 aveva fatto evidenziare picchi che superavano le centomila segnalazioni delle autorità di frontiera al mese, mentre il 2020 ha visto un certo declino causato dall’epidemia di Coronavirus. Una moltitudine che rischia tutto, che sa che può vedersi respingere e rimpatriare in qualunque momento e che, se riesce ad entrare, è costretta a reinventarsi una vita, a ricominciare da zero pur di guadagnarsi un proprio pezzettino nella grande America.

L’America, dopotutto, è anche questa.

Alessia Biondi

Fonte immagine di copertina: Fabio Bucciarelli

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