Scott Morrison

Il consenso di Scott Morrison, premier liberale Australiano, è stato salvato dal Covid? Intervista a chi ha subìto i danni dei fuochi

Dopo un inizio 2020 disastroso, al centro dello scandalo degli incendi, il primo ministro australiano Scott Morrison sembra aver recuperato terreno, almeno secondo gli ultimi sondaggi. Sembra infatti, che ScoMo (come lo chiamano i media locali) stia non solo recuperando terreno politico contro i suoi principali avversari laburisti, ma che stia anche prendendo una direzione diversa da quella che lo ha caratterizzato in passato. Per capire meglio questo apparente cambio di direzione è necessario analizzare la figura di Scott Morrison e gli incendi che hanno devastato un parte dell’isola.

Chi pensi potrebbe essere un miglior primo ministro? Il crollo di Morrison da Gennaio a Marzo, e il salto di popolarità ad Aprile.

Chi è Scott Morrison

Negli anni ’70, ancora bambino, Morrison intraprende una carriera da attore di spot pubblicitari. Nella vita adulta, si fa notare a livello nazionale verso i primi anni 2000 come amministratore delegato di Tourism Australia per aver lanciato uno spot rivolto ai turisti che diceva “where the hell are you?” (letteralmente dove diavolo siete?), censurato sia in Canada sia nel Regno Unito. Da sempre impegnato politicamente nel partito liberale del New South Wales (suo stato di provenienza), Morrison passa alla politica federale nel 2007. Conservatore e auto-dichiaratosi evangelico e pentecostale, si è apertamente schierato in più di un’occasione contro i matrimoni omosessuali. È stato inoltre accusato più volte di islamofobia e misoginia.

Nel 2013, Morrison diventa Ministro dell’Immigrazione sotto il governo di Tony Abbott. In questa veste ha promosso l’operazione Sovereign Borders, operazione volta a fermare l’immigrazione illegale via mare. Famosa è la statuetta che tiene nel proprio ufficio a forma di nave con sopra la scritta “I stopped these” ( sono stato io a fermarle).
Dal 2015 al 2018 Morrison ricopre la carica di Ministro del Tesoro sotto il governo di Malcolm Turnbull.
Nel 2018, Morrison viene scelto come guida del partito liberale al suo posto, andando a sostituirlo anche nella carica di Primo Ministro. Dopo che Peter Dutton, allora Ministro dell’Immigrazione e della Protezione dei Confini, ha sfidato apertamente Turnbull per la leadership del Partito Liberale attraverso due mozioni di sfiducia nel mese di agosto, Morrison viene scelto come compromesso tra l’ala più moderata (impersonata da Turnbull) e quella più conservatrice (impersonata da Dutton) del partito.

Morrison infatti sembra incarnare quella svolta a destra e quel carattere deciso che non è stato attribuito invece al suo predecessore, considerato da molti incapace di portare a termine politiche, in particolare quelle economiche, molto importanti alla causa liberale.

Nel 2019 Scott Morrison vince le elezioni parlamentari battendo l’avversario laburista Bill Shorten. Durante la campagna elettorale, il Partito Liberale promette di abbassare la pressione fiscale, in particolare per le piccole e medie imprese. Inoltre, punta quasi tutto su politiche per la crescita economica e l’occupazione. Proprio il tema dell’occupazione è caro a Morrison. Nel 2017, attira l’attenzione dei media quando porta un pezzo di carbone in Parlamento per difenderne l’importanza. Da molti anni in Australia ci sono dibattiti sulla riduzione dell’estrazione di questo combustibile fossile, a favore di politiche energetiche più ecologiche sostenute invece dai Green e dalle forze più progressiste. Cavallo di battaglia dei liberali è quello invece di difendere tali miniere, considerate fonte di occupazione per migliaia di lavoratori. Il tema del cambiamento climatico infatti non ha visto in Morrison un alleato. A favore cioè delle importanti esportazioni di carbone e della negazione o minimizzazione dei cambiamenti climatici degli ultimi anni.

Altro aspetto importante della politica di Morrison è quello che riguarda il controllo delle frontiere. Già dal 2013, i governi a guida liberale hanno infatti intrapreso politiche tra le più rigide al mondo in termini di immigrazione. Come già precedentemente citato, Morrison da Ministro dell’Immigrazione, sostiene nel 2010 l’operazione Sovereign Borders. Guidata e gestita dall’Australian Defence Force, rappresenta un vero strumento di “tolleranza zero” contro l’immigrazione clandestina: rilevamento, intercettazione e trasferimento sono le parole d’ordine. Il governo Morrison ha inoltre l’obbiettivo di rafforzare politiche riguardanti la sicurezza del paese, in termini di lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. Alcune misure prevedono per esempio il rafforzamento della sicurezza negli aeroporti e la revoca del permesso di soggiorno per i criminali.

Nei discorsi ufficiali ScoMo ha incarnato un po’ quello spirito autoritario tanto caro al suo cugino americano, tanto da essere chiamato il “Trump d’Australia”. A differenza di Trump, dopo lo scoppio del Coronavirus la percezione dell’opinione pubblica sembra avere cambiato direzione.

L’Australia va a fuoco

Il 2020 è iniziato in salita per il governo liberale ben prima che scoppiassero i casi di Coronavirus.
In Australia, infatti, l’anno si è aperto con una serie di incendi che hanno letteralmente bruciato e raso al suolo diversi milioni di ettari del territorio nazionale, stroncando completamente flora e fauna delle zone colpite. Ci sono state anche diverse vittime umane.

Per capire meglio come gli Australiani hanno vissuto l’emergenza fuochi, abbiamo intervistato Ken Eckersley, proprietario e gestore della Nicholson River Winery, insieme a sua moglie Juliet. La cantina, nata nel 1978 e sorta nell’ambita zona dei Gippsland Lakes nello stato del Victoria, è specializzata nella produzione di vini di varietà europea e australiana. Ken racconta che inizialmente, non appena gli incendi hanno iniziato a propagarsi, l’azienda ha riscontrato difficoltà a causa dei blocchi stradali della polizia, che impedivano la libera circolazione in determinate zone considerate “a rischio”. Dopo una campagna di sensibilizzazione governativa a supporto dei produttori locali, le persone sono tornate a comprare, principalmente online. Tuttavia, i vigneti distribuiti sugli 8 ettari di terreno della loro proprietà, erano così contaminati da polveri e fuliggine che non è stato possibile raccogliere l’uva e utilizzarla per la produzione vinicola.

Ken Eckersley

Ken racconta come ogni pomeriggio lui e la moglie guardassero all’orizzonte le nuvole rosse create dagli incendi. Un giorno si aggorgono che il vento stava cambiando e ritrovandosi presto immersi nel fumo, capiscono che le fiamme si stavano dirigendo verso di loro. Così devono prendere una decisione: rimanere o fuggire. Decidono di non abbandonare le loro terre ma studiarono un piano di fuga in caso ce ne fosse stato bisogno. Fortunatamente, un forte vento freddo cambia nuovamente la corrente, spingendo il fuoco lontano da loro.

Alla domanda riguardo a quanto gli incendi abbiano avuto impatto nella zona del Gippsland, Ken risponde che durante l’emergenza i turisti sono stati obbligati a andarsene e che anche ai residenti è stato consigliato di evacuare.

Lo stato del Victoria, diviso per regione. Il Gippsland si trova al confine sud-est dove sono avvenuti la maggior parte dei fuochi (vedi mappa precedente)

Durante i momenti più duri, come per esempio quando si è verificato un incendio a 500 metri dalla loro proprietà, l’aiuto dei vigili del fuoco non si è fatto attendere. Anche l’aiuto del governo non è mancato, il quale ha erogato diversi fondi ai produttori locali per sopperire alla perdita di guadagno. Nel momento in cui il turismo stava pian piano ripopolando quelle zone, però, sono state annunciate le misure di quarantena a causa della diffusione del Coronavirus. Ken conclude spiegando che “la preoccupazione ora riguarda gli effetti del Coronavirus, i quali possono sembrare meno devastanti a prima impressione rispetto a quelli degli incendi, ma che sono destinati a durare per molto più tempo”.

Proprio nei giorni in cui accadeva tutto ciò, spunta una foto di turisti australiani alle Hawaii che si sono fatti un selfie con ScoMo, testimoniando l’assenza del Primo Ministro in un momento così tragico per il paese. Al suo rientro in patria, Morrison ha provato a recuperare terreno andando a visitare le zone maggiormente colpite, ma ha trovato un’accoglienza piuttosto fredda, con persone che si sono addirittura rifiutate di stringergli la mano. La sua popolarità tra l’opinione pubblica ha registrato i minimi storici.

La foto pubblicata sui social media

Coronavirus: qualcosa è cambiato

Fin dai primi contagi, Morrison sembra avere preso sul serio i consigli del Chief Medical Officer del Ministero della Salute australiano Brendan Murphy, i quali avvisavano il Primo Ministro di non prendere sotto gamba la minaccia del Coronavirus. L’Australia si è così ritrovata quasi subito sotto lockdown, nonostante i numeri dei contagi e delle vittime fossero decisamente più bassi rispetto a quelli europei. Tale decisione ha sorpreso molti, in quanto sembra che in quest’occasione il partito liberale abbia messo la tutela della salute dei cittadini davanti all’economia. C’è chi dice che tale decisione sia stata presa nel disperato tentativo di recuperare un po’ di quella popolarità quasi totalmente persa con lo scandalo della vacanza alle Hawaii.

Qualunque sia la motivazione, politica o scientifica, la tempestività delle manovre politiche e la relativa bassa crescita dei contagi nel continente australe hanno giocato a favore di ScoMo, facendolo risalire lentamente nei sondaggi. Inoltre, particolare importanza in questa delicata situazione la assumono i diversi pacchetti economici a favore dei cittadini australiani e parzialmente anche degli italiani sul territorio, come abbiamo raccontato. Pacchetti per aziende e per singole persone volti a diversi scopi. Ad esempio, al mantenimento del proprio lavoro (Job Keeper), per cercarne uno nuovo (Job Seeker), oppure per pagare le rette degli asili nido. Morrison, il Ministro del Tesoro Frydenberg e quello della Finanza Cormann, si sono detti fiduciosi nella capacità economica australiana di sanare l’indebitamento al quale ora, inevitabilmente, si sta sottoponendo. Mettere la salute davanti all’economia non sembra essere però l’unica scelta “controcorrente” presa dal governo dopo lo scoppio della malattia. Sembra infatti che l’Australia abbia incrinato i rapporti con uno dei suoi principali partner commerciali: il colosso cinese.

ScoMo, ha infatti ripreso le accuse del presidente Trump sulla responsabilità della Cina nella diffusione del virus. Con posizioni decisamente più moderate rispetto a quelle americane, Morrison non sposa la tesi della creazione del virus in laboratorio ma enfatizza la responsabilità  cinese nella diffusione del virus con la gestione dei mercati alimentari, spesso poco controllati dal punto di vista igienico-sanitario. Al presidente Xi Jinping non sono piaciute queste dichiarazioni, e ne ha annunciato successive ripercussioni, che si sono poi concretizzate in un invito pubblico a studenti e a turisti a non andare in Australia, a dazi sull’orzo e allo stop dell’importazione di carne da diversi mattatoi australiani. Proprio nelle ultime settimane Morrison ha infine reso pubblico un avviso per denunciare degli attacchi informatici a diverse istituzioni australiane, ospedali e scuole. Non sono mai state fatte finora accuse dirette, ma la percezione generale è che queste dichiarazioni siano proprio rivolte al governo di Pechino e che esse costituiscano un ammonimento.

Strategia politica?

Che quella intrapresa da Morrison sia una strategia politica non sembrano esserci dubbi. Ma se davvero lo è, da cosa è rappresentata? E soprattutto verso che direzione vuole andare ScoMo? Sembra quasi voglia mantenere una posizione di equilibrista tra le due superpotenze. Accostandosi, ma non troppo, all’alleato americano distaccandosi soprattutto nei toni usati. Allontanandosi però anche dalla grande potenza cinese, almeno a parole. Inimicandosi così uno dei maggiori partner commerciali strategici per l’Australia.
ScoMo sembra fare il funambolo anche sul fronte interno, almeno secondo gli ultimi sviluppi. Infatti, denunciando una potenziale minaccia straniera alla sicurezza nazionale, non può che trovare il sostegno anche degli avversari politici. Inoltre i suoi toni più miti e misurati, uniti alle misure prese in favore della salute dei cittadini non hanno fatto che metterlo in buona luce anche con chi era più critico nei suoi confronti.

Lo scopo di queste mosse ce lo rivelerà probabilmente il passare del tempo. Certo è che, basandoci sui numeri, Morrison sembra stare recuperando lentamente terreno a livello interno, assicurandosi così la guida del partito e dello Stato per diversi mesi e tentando nell’impresa – fino ad ora poco riuscita – della chiusura del mandato. Bisognerà vedere come il partito liberale imposterà la campagna elettorale in vista delle elezioni parlamentari del 2022 e forse, allora, le scelte di Scott Morrison saranno un po’ più chiare.

Silvia Ferretti

[foto copertina: Getty Images]

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