Mediterranea Saving Humans: la ripartenza dopo la pandemia. Dialogo con il marinaio Stefano Petrella

“Nessuno si salva da solo, dalla morte in mare così come dalla pandemia” sono queste le parole che Mediterranea cerca di trasmettere, riprese dall’ormai lontano monito di Papa Francesco pronunciato a poche settimane dall’inizio della quarantena, ma che oggi, dopo cinque mesi, è sempre potente. La presenza in mare della ONG Mediterranea Saving Humans non è solo indispensabile, ma è la dimostrazione che le difficoltà possono essere superate, che il dovere di salvare le persone in mare così come in terra è umano e imprescindibile.

Il 4 ottobre del 2018 partiva per la prima volta la nave Mare Jonio, grazie alla quale nel corso del 2019 centinaia di persone sono state soccorse e salvate nel Mediterraneo centrale. Come ricordava un articolo dinamo press : “nell’epoca infelice che ci tocca in sorte, la solidarietà è gesto di lotta necessario, non un’opzione tra le altre. L’indignazione, l’antirazzismo implicano pratiche di resistenza tangibili”. Da quasi un mese quella nave è di nuovo in mare, spinta dagli stessi valori che l’hanno vista crescere e dal supporto sempre vivo di volontari e volontarie provenienti da ogni parte dell’Italia. La pandemia ha tenuto ferma la nave Mare Jonio per troppo tempo impedendo salvataggi concreti, ma i membri dell’associazione hanno sempre tenuto alta l’attenzione e attivo il monitoraggio, lanciando una raccolta fondi per poter ripartire e sostenere il proprio lavoro.

Non è certo la prima volta che questa nave si trova davanti un ostacolo. Il 2 settembre dello scorso anno, la nave Mare Jonio, a seguito dell’arrivo nel porto di Lampedusa, è stata posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza. La Guardia costiera aveva dato loro l’autorizzazione ad entrare, ma una volta attraccati l’equipaggio si è reso conto, con grande sorpresa, della situazione. Per mesi i volontari non hanno potuto essere in mare, lì dove volevano stare, costretti invece a raccogliere firme per ottenere il rilascio della loro nave e poter ripartire. Ma quando un ostacolo sembra superato, ecco che ne arriva un altro: un virus che si propaga a macchia d’olio dalla Cina.

La testimonianza di un marinaio attivista

Stefano Petrella, tarantino di origine, vive oggi nelle Marche e sostiene Mediterranea da quando è nata. È marinaio da ormai 30 anni e si definisce militante da sempre. Il mare è sempre stato il suo pane quotidiano e quando è nata Mediterranea non poteva non farne parte. Oggi è membro di un consiglio di direzione che in questi mesi particolari si è riunito online per discutere delle questioni più importanti da affrontare. Come ci racconta “la situazione che si è creata in questi mesi a causa del Coronavirus è stata usata dal mondo politico come un’ennesima giustificazione per non agire attivamente, ma non dobbiamo dimenticarci che i migranti provenienti dalla Libia non hanno mai smesso di scappare e mettersi in mare”.

In questi giorni la nave si trova ferma nel porto di Augusta proprio a causa della pandemia. Infatti, durante l’ultimo salvataggio di 43 persone in mare, 9 di queste sono risultate positive al tampone del virus. L’equipaggio ha dovuto quindi prendere la decisione di attraccare e restare in quarantena, nella speranza di poter ripartire al più presto, ma soprattutto per cercare di contenere l’epidemia e garantire la sicurezza di ognuno.

Stefano ribadisce che “per noi di Mediterranea l’emergenza Covid è stata ancor di più una necessità di impegnarsi, perché questa non ha fermato le partenze. Le persone soccorse in mare cercano di fuggire da veri e propri campi di concentramento e indipendentemente dal virus provano a scappare da morte certa”. Il sogno di Stefano era quello di riuscire ad imbarcarsi sulla nave Mare Jonio, ma quest’anno non è riuscito per mancanza di corsi specifici e certificazioni senza le quali, anche per uno competente come lui, non è possibile partire. Secondo la legge ogni nave, compresa la Mare Jonio, è obbligata ad avere a bordo dei marittimi esperti, essenziali nella navigazione e nel mantenimento della nave.

Ciononostante, in questi anni ha comunque dato il suo contributo: “sono stato fra i primi a sostenere Mediterranea come coordinatore della Regione Marche attraverso attività concertistiche, festival e raccolte fondi per poter aiutare i miei compagni in mare” e prosegue “durante questo periodo abbiamo continuato a fare assemblee online con gli altri volontari nelle regioni italiane”.

Stefano ha tanta voglia di aiutare gli altri con le armi che ha a disposizione, l’amore per il mare e l’amore per la vita, e ci confessa che, tra lui e Mediterranea, “è stato un amore a prima vista. Per imbarcarsi con loro bisogna avere anche una coscienza politica, perché ti trovi a dover salvare delle persone che hanno perso quasi tutte le speranze e io ho sentito questo richiamo”. L’obiettivo futuro è quello di riuscire a formare un equipaggio di marittimi militanti come Stefano. Nella conversazione lascia anche intravedere le sue sensazioni: “Sto rivivendo una terza giovinezza politica con grande spirito di gruppo grazie a Mediterranea, faccio il marinaio da sempre ma poter salvare una vita umana che viene da un inferno e poter chiamare questo lavoro mi renderebbe estremamente contento. È la massima ispirazione perché per me in mare ci si salva, non esistono codici e leggi, una mano deve sempre essere data, è questo che fa un marinaio vero”.Da un punto di vista tecnico, se prima salvare i migranti in mare non era certo semplice, oggi è diventato sempre più complicato. Trovarsi nel Mediterraneo in una nave di circa 30 metri, sotto il sole con tute e mascherine e dover rispettare le distanze e le dovute precauzioni è certamente un’altra sfida che i volontari si trovano a dover affrontare. Ma il vento che accompagna la nave è un vento di speranza, che supera le avversità attraverso l’unione di una comunità sempre più estesa e presente nel nostro territorio italiano. Si è parlato molto delle rivolte scoppiate negli Stati Uniti a seguito della morte di George Floyd e dell’eco che hanno generato in molti Paesi Europei. Ci sono diritti che non possono essere repressi per sempre, ci sono realtà che, per quanto diverse, lottano per far sentire la loro voce. È questo l’obiettivo di Mediterranea, salvare in mare così come in terra, abbattere le barriere del silenzio e del negazionismo, affrontare la realtà dalla prua della nave.

Fonte immagine di copertina: Mediterranea Saving Humans su Facebook

Lucrezia Quadri

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