Nomit associazione Italiani Australia

Il Covid vissuto in Australia: il sostegno della comunità italiana agli emigrati in difficoltà

L’Australia, con quasi 25 milioni di abitanti, si presenta con un tasso di contagi di circa 7.000 unità e di circa 100 morti.  Poco dopo l’accertamento della crescita del numero dei casi nel Paese, non si è infatti aspettato troppo a annunciare il cosiddetto lockdown e fino a metà maggio, si poteva uscire di casa per quattro ragioni: fare la spesa, fare esercizio fisico nei parchi, andare dal dottore e continuare ad andare a lavorare o a studiare se non si riusciva a farlo da casa. Traffico e assembramenti sono diminuiti fin da subito e in questo modo si è assicurata una vita (quasi) normale a tutti perché, anche se non erano permesse attività ricreative, si poteva comunque uscire di casa in alcuni casi.

Chi però si è trovato in difficoltà sono stati tutti gli emigrati che sono venuti in questo paese con tanti sogni e aspettative, e che mai si sarebbero immaginati di dover affrontare una situazione del genere a così tanti chilometri da casa e, in molti casi, da soli. Non si tratta solamente di ragazzi e ragazze sotto i trent’anni con il Working Holiday Visa, noto visto di vacanza-lavoro che permette a chi viaggia di poter lavorare, integrando così i propri fondi di viaggio.

Bisogna sforzarsi di capire le diverse sfumature che ha l’emigrazione qui in Australia e come in tutti i paesi fuori dall’Unione Europea (Schengen), la differenza la fa il tipo di visto. Gli italiani che vivono qui e che non hanno ancora ricevuto la cittadinanza o la residenza australiana, si sono ritrovati principalmente sotto i seguenti visti: turistico, Working Holiday Visa, studentesco, skilled o sponsor.


Quali aiuti per quali visti?

1 – Turisti e Working Holiday visa
Non tanto fortunate sono state le persone che si sono ritrovate nella bufera un po’ per caso, perché erano qui per qualche giorno in vacanza o perché magari erano qui per uno o due anni con un Working Holiday Visa. Come criterio per poter avere un visto di tipo temporaneo come questi, il governo solitamente chiede un’autosufficienza economica della durata di almeno un anno. Chi quindi non è stato in grado di poter dimostrare tale indipendenza, è stato “invitato” a lasciare il paese il prima possibile e a tornare in patria immediatamente.

2 – Student Visa
Anche gli italiani che vivono in Australia con visto studentesco (che permette di rimanere in Australia per tutta la durata dei propri studi) si sono trovati in grande difficoltà.  Se presenti su territorio australiano da più di 12 mesi, queste persone hanno avuto la possibilità di sbloccare i fondi della propria superannuation (paragonabile ai fondi pensionistici italiani). Oppure, in tutti gli altri casi, è spettato al singolo istituto scolastico decidere se permettere alcuni ritardi nei pagamenti delle rette.

3 – Sponsor e skilled visa
La maggior parte delle persone che vive qui ormai da anni, appartiene alla categoria degli sponsor o skilled visa, con progetti lavorativi o educativi a lungo termine già avviati. Queste persone non sono ancora cittadini australiani e non hanno quindi potuto richiedere nessun tipo di aiuto governativo. Come alcuni student visa ed alcuni permanent resident, hanno però potuto beneficiare dello sblocco della superannuation, dove è stato possibile.


La comunità italiana a sostegno dei connazionali

In questa situazione difficile e poco chiara, si è registrata una forte mobilitazione da parte della società civile italiana che, tramite associazioni ma anche molti privati, si è impegnata attivamente per poter dare un contributo economico concreto alle persone che si sono ritrovate, dall’oggi al domani, senza mezzi di sostentamento. In questa categoria rientrano, oltre a chi è sotto visto studentesco, anche chi ha WHV, sponsor, visto skilled o turistico. Si è cercato di dare un piccolo contributo immediato, nella speranza che poi si attivino misure più strutturate da parte del governo o che riaprano le attività lavorative.

Si è distinto l’impegno di Nomit (Italian Network of Melbourne), un’associazione che ha lo scopo di aiutare la nuova generazione di italiani a integrarsi nella società australiana da tutti i punti di vista. Nomit è nata con due obiettivi principali.
Il primo è quello di coprire un vuoto di assistenza verso una grande fascia d’età. Esistono già, infatti, numerose iniziative per la comunità anziana italiana e quella più giovane, ma ancora tanto c’è da fare in termini di servizi per quanto riguarda i giovani adulti che sono venuti numerosi per ricostruirsi una vita a partire da zero. In questo senso, per esempio, Nomit ha iniziato una campagna di sensibilizzazione verso i diritti dei lavoratori qui in Australia, attraverso traduzioni di leggi, guide pratiche e la divulgazione di articoli.
L’altro obiettivo primario di Nomit è quello di sollecitare un interesse da parte delle persone ad unirsi e a condividere le loro problematiche. Quando le persone si trasferiscono in un paese straniero, molto spesso affrontano i problemi in maniera individuale per mancanza di servizi o semplicemente per mancanza di conoscenza della lingua e quindi della capacità di esprimere i propri disagi. Questo può causare forte spaesamento. Mettendo in contatto i singoli individui, si possono individuare più facilmente problematiche comuni e arrivare a soluzioni in maniera più tempestiva.

L’emergenza economica e le soluzioni

Il costo della vita qui in Australia e, in particolare in città come Sydney o Melbourne, è molto più alto che in Italia: pensare di sostenerlo senza un’entrata fissa è, nella maggior parte dei casi, semplicemente impensabile. Oltre a questa, si aggiunge la difficoltà dovuta dalla mancanza di una direttiva governativa precisa sulla politica degli affitti. Il governo si è tirato indietro dal decidere in maniera univoca sulla sospensione o meno degli affitti, lasciando quindi la scelta nelle mani dei singoli proprietari di casa. Si sono registrati casi di sospensione o di diminuzione della cifra richiesta, ma in altri casi gli affittuari sono stati meno fortunati. Vista la criticità dell’emergenza in cui ci siamo ritrovati negli ultimi mesi, oltre ad aiuti di tipo divulgativo, Nomit ha deciso di mettere in campo anche aiuti economici immediati.

Attraverso il Progetto d’aiuto-lampo Rce-Covid 19, si è voluto dare un primo aiuto immediato a chi lo ha chiesto. Registrandosi sul sito di Nomit, è possibile entrare a fare parte di una lista. Ogni richiedente aiuto viene contattato personalmente da un membro dell’associazione e, una volta che il caso è stato valutato e ritenuto idoneo, Nomit consegna una carta prepagata da $100 con cui sostenere le prime necessità.
Come spiegato da uno dei fondatori, Luca M. Esposito, l’erogazione di questi fondi da parte di Nomit è stata possibile grazie al contributo di Co.As.It. (Melbourne) e del sostegno della Camera di Commercio Italiana di Melbourne e di alcuni patronati, Inas-Cisl e Acli.

Ma il loro impegno non si è esaurito qui. Dal 1° maggio si è avviato anche il Progetto Mano (Mutuo Aiuto No Obbligazioni), un progetto di mutuo aiuto di microcredito circolare. Nomit eroga $500 a chi è considerato idoneo e, chiunque ne usufruisca, viene invitato a restituirli senza interessi, non appena sarà nuovamente nella posizione di farlo. Tutto questo viene specificato in un contratto che viene fatto firmare al richiedente in cui è specificato che il microcredito si considera estinto se viene restituito o è stato restituito solo in parte. Quindi si tratta essenzialmente di una formalità. Inoltre, non è incompatibile con l’aiuto ricevuto con le carte prepagate.

Per ora solo pochi sono in situazioni estreme, ossia non hanno di come sopravvivere, ma rimane il timore che la crisi continuerà ad incidere sulla situazione di queste persone e che possa peggiorarla. La maggior parte delle richieste registrate per entrambi i progetti sono state fatte da persone con visti temporanei (tutti quelli citati in precedenza escludendo i permanent resident), circa una ventina con visto skilled o sponsor e tutti gli altri ripartiti equamente tra working holiday visa e student.

Tipologia di aiuto
Persone Aiuti Ammontare ($)
Aiuto lampo (*) 81 84 8,400
Progetto Mano (**) 7 7 3,500
Totale 88 91 11,900
(*) La discrepanza tra numero di aiuti Lampo inviati e il numero di persone aiutate è dovuta al fatto che tre di queste persone hanno ricevuto due aiuti lampo.(**) 6 dei 7 beneficiari del Progetto Mano avevano precedentemente usufruito di un aiuto Lampo.
Fonte: Nomit (http://nomit.com.au)

 

Infine, in collaborazione con Radiothon, l’associazione di Padre Atanasio Gonelli, Nomit ha organizzato una raccolta fondi in diretta su Rete Italia (la principale radio in lingua italiana in Australia). Come spiega Luca, questo progetto si era prefissato un obiettivo di $100mila, che non solo è stato raggiunto, ma anche superato arrivando a quota di $105,200.


Tre lezioni: Comunità, Emozioni e Lavoro

Questo traguardo ci porta a riflettere sul ruolo e l’importanza della comunità. Luca definisce il successo di questa iniziativa come il successo dello “spirito dimostrato dagli italiani d’Australia. Mentre tutto il mondo è atterrito da una crisi senza precedenti, essi hanno saputo stringersi attorno alla parte più vulnerabile della comunità, quei giovani italiani con visti temporanei, lavoratori e studenti, ai quali la crisi sta portando via tutto”. Le sue parole fanno riflettere, su come pensiamo di vivere in una società altamente globalizzata. La globalizzazione non è contraria al concetto di comunità. Vivere in un mondo globalizzato non vuol dire dimenticarsi delle piccole realtà, e questa situazione lo ha altamente provato.

Parlando con Enrico Moscon, membro Nomit incaricato di chiamare e di parlare con i ragazzi registrati sul sito web, è emersa inoltre la tematica della componente emotiva, che molto spesso viene ignorata. Quando passi in Australia diversi anni della tua vita e hai un percorso scolastico/professionale già avviato, magari hai una famiglia in espansione, con quale coraggio puoi interrompere tutto e tornare da dove sei venuto? Con quali sicurezze? Qualcuno ci assicura che le esperienze che facciamo qui abbiano valore in Italia? Purtroppo no. Ecco quindi che viene da mettere tutto in discussione, e non è facile prendere decisioni così importanti quando nel frattempo il mondo sta sprofondando in un’emergenza sanitaria globale.

Un altro elemento da mettere in luce i questa situazione è sicuramente la precarietà del lavoro, soprattutto se sei un migrante e non hai un visto permanente. Questo forse richiamerà alla mente lunghi dibattiti sostenuti anche in Italia, ma che gli italiani emigrati all’estero hanno vissuto in prima persona in altri paesi e in altri contesti. Questa crisi non ha fatto altro che portare a galla criticità del sistema assistenziale verso determinate fasce di popolazione, i meno abbienti, o verso certe tipologie di residenti con visti temporanei. Bisogna interrogarsi sia come Stati e sia come cittadini se queste persone siano messe nelle condizioni di poter accedere a determinate coperture. E non dobbiamo chiedercelo solamente in situazioni di estrema emergenza come questa. Proprio per questo è prezioso il lavoro di associazioni e di professionisti che cercano di diffondere la cultura del diritto del lavoro.

Finché non ci sarà piena consapevolezza di certe problematiche da parte di tutti, i cambiamenti non saranno possibili.

 

Silvia Ferretti

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