In Limbo: la storia di Edward, vittima della tratta di esseri umani

Presentato al festival Terra di Tutti i Film Festival, il docu-film della regista Anja Dalhoff In Limbo narra i momenti più significativi della vita di un giovane uomo che finisce, come dice il titolo, in un limbo dove non vi sono diritti di alcun genere. Della durata di 55’, è stato girato in Danimarca nell’anno di produzione 2019.

Il drammatico documentario In Limbo segue la lotta e la resistenza di Edward, giovane di origine nigeriane, ma anche i momenti bui e l’angoscia di sapere che la propria famiglia è in grave pericolo. Rivela le dure e strazianti condizioni a cui chi emigra è sottoposto: parliamo della pericolosità del traffico di essere umani e di allucinanti viaggi, delle condizioni anguste per i profughi, dei debiti, delle storie di abuso, del preferire l’illegalità in Europa che la legalità nel proprio paese. Il film mette luce sul fatto che la tratta non è un fenomeno che tocca solo donne e bambini, ma riguarda in larga misura anche uomini, spesso sfruttati come spacciatori e trattenuti per decenni attraverso minacce alle famiglie. Il docu-film riprende abilmente le difficoltà delle esperienze vissute, mostrandole nella loro realtà e veridicità, in maniera totalmente limpida, ridando voce ai più deboli, riportando dignità e giustizia a persone e storie che hanno subito ingiustizie, vittime del disinteresse e del pregiudizio.

Il racconto di In Limbo

Le riprese raccontano la vita di Edward, giovane nigeriano vittima di tratta. Partito dal proprio paese d’origine con la promessa di un futuro migliore in Europa, è costretto sin da subito a spacciare per ripagare il debito per il viaggio. Di conseguenza, dopo aver compreso di essere stato ingannato, prende la dura decisione di scappare e nascondersi nel centro di asilo Sjælsmark, in Danimarca. Qui, il ragazzo deve fare i conti non solo con le autorità danesi poiché si trova nel paese illegalmente, ma anche con la possibilità di rimpatrio in Nigeria, che metterebbe chiaramente in pericolo la sua vita a causa del perseguimento dei suoi trafficanti. A cercare di dare supporto legale e sollievo alla profonda disperazione di Edward, ecco che subentra la figura di Anne Land, avvocata che si dedica ai casi di persone trafficate. Dopo aver ascoltato la storia di Edward, inizia a combattere insieme a lui per dimostrare che sia effettivamente vittima di tratta. In Danimarca, infatti, sebbene le autorità siano a conoscenza dei nomi dei promotori che assicurano il flusso del traffico di esseri umani, sembra che non si impegnino a proteggere i diritti dei rifugiati, come afferma la stessa avvocata, tanto che sono loro stessi ad avere l’onere della prova. Proprio per riuscire ad ottenere tutte le testimonianze necessarie, Anne Land conduce una serie di telefonate che in seguito si trasformano in drammatici dialoghi, con la famiglia di Edward. Si scopre così che, a causa della sua scomparsa e del mancato pagamento del debito, i trafficanti avevano iniziato a perseguitare e molestare la famiglia, sequestrando due volte la sorella, picchiando la madre e facendo pressione sul fratello maggiore per riscuotere il pagamento dell’intera somma. Nel ascoltare tutto ciò, nel corso del docu-film, lo stesso spettatore viene trasportato da una profonda sensazione di tristezza e sconforto.

In Limbo è il risultato di una profonda e stretta collaborazione tra Edward e Anja Dalhoff, in cui la stessa regista conduce le riprese con la propria telecamera, vivendo in simbiosi con il protagonista tutto ciò che gli accade. Dall’oscurità dietro il traffico di esseri umani, alla mancanza di comprensione ed efficienza da parte delle autorità danesi nei confronti delle vittime della tratta, dalla sperimentazione di com’è la vita per i richiedenti asilo respinti a Sjælsmark ai rituali voodoo nigeriani. La regista evidenzia come questi ultimi in particolare vengano usati come mezzo per controllare e influenzare la vita delle persone trafficate. Durante questi rituali, infatti, le persone che stanno per lasciare il proprio paese giurano di onorare il proprio debito accettando, in caso contrario, che una maledizione si scagli su di loro. Nel caso di Edward, questa consiste nel diventare cieco e, dal momento che il protagonista soffre proprio di una malattia agli occhi, teme che il voodoo abbia avuto davvero effetto su di lui. Le sfide però non finiscono qui: il protagonista si ritrova a dover fare i conti non solo con le difficoltà della vita nel campo profughi, ma anche con l’impossibilità di rimanere in Danimarca e con la difficoltà di essere nuovamente accettato in Nigeria, a causa della sua crescente cecità. 

In Limbo è dunque un cortometraggio di informazione e di denuncia. Toccando temi così attuali, questo docu-film parla di una storia di sofferenza, di minacce, di violenza, ma anche di emancipazione, di rivalsa e infine di uno spiraglio di speranza.

Alessia Bertola

Immagine di copertina: frame di In Limbo

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