Giornata internazionale della democrazia. Come sta l’Italia?

Oggi, 15 settembre, si celebra la giornata internazionale della democrazia, promossa dalle Nazioni Unite dal 2007 come momento di riflessione sul suo stato di salute nel mondo e su come se ne possa accrescere la qualità. Dobbiamo preoccuparci per la nostra?

Definire un indice di democrazia unico e imparziale è impresa ardua e soggetta a controversie sui parametri da tenere in considerazione per una sua efficace composizione. Nel caso del Democracy Index stilato da The Economist nel suo report “Indice di democrazia: anch’io? Partecipazione, protesta e democrazia” si è giunti a considerare 60 indicatori e questo vede l’Italia scendere in un solo anno, dalla posizione 21, del 2017, alla 33esima del 2018.

Conte-bis, un governo legittimo?

La crisi politica appena conclusasi in Italia, con la formazione di una nuova maggioranza al governo, ha sollevato pesanti polemiche sulla trattativa tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, rispettivamente, prima e seconda forza politica in Italia, secondo le ultime elezioni politiche di marzo 2018. Si è arrivati a parlare di una vera e propria “truffa” verso i cittadini italiani e la destra ed estrema destra chiedono ancora oggi di tornare al voto dai banchi di Camera, Senato e dirette Facebook.

 

È fondamentale in democrazia esprimere la propria opinione, e il proprio dissenso, verso proposte e idee di un’altra forza politica ed è diritto del cittadino così come del partito, stia alla maggioranza o all’opposizione. Durante questa crisi di governo, tuttavia, si è criticato l’accordo tra i due partiti M5S e PD polemizzando aspramente che si sia tolto agli italiani il diritto di andare a votare, aggiungendo che questi due partiti non rappresentino il volere del popolo.

Con questa affermazione si vuole sottolineare l’illegittimità del governo in carica, una “manovra di palazzo” lontana dal concetto di democrazia. Tuttavia, si tratta di una considerazione errata. In seguito all’apertura della crisi di governo da parte di una forza politica di maggioranza e in seguito alle dimissioni del Presidente del Consiglio, si devono infatti avviare le consultazioni col Presidente della Repubblica, il quale valuta se sia possibile formare una nuova maggioranza all’interno del Parlamento. Se lo scopo finale delle destre era quello di intaccare la credibilità delle forze politiche ora in maggioranza, si è finiti per attaccare anche la legittimità stessa della procedura democratica, che in precedenza ha portato al governo proprio una delle forze politiche che oggi la denigra, la Lega. 

 

Pluralismo o pieni poteri?

Chiedo agli italiani, se ne hanno la voglia, di darmi pieni poteri, per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle al piede […] poi siamo in democrazia, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie“.

Matteo Salvini

Fonte: https://it.reuters.com/article/idITKCN1VW22Y

Nelle sue continue dichiarazioni, Salvini dimostra quanto la sua volontà di andare al voto anticipato sia forte, portando come prova i recenti sondaggi che vedono la Lega al 37% prima della crisi di governo (aperta proprio dal leader leghista), scesa ora al 32%. Tuttavia questa forte volontà non può giustificare l’uso di un linguaggio che richiama una prospettiva di governo che nella Costituzione non è prevista, perchè il conferire pieni poteri ad un partito, se non ad un unico individuo è vietato dalla Costituzione.

È importante qui ricordare che durante le elezioni, i cittadini hanno diritto ad essere rappresentati da una pluralità di partiti legittimamente eletti in Parlamento, con la formazione di un Governo, il quale in una ideale piramide non si posiziona al vertice, ma al di sotto delle leggi della Costituzione, che non gli conferiscono pieni poteri. La pluralità di voci all’interno del Parlamento è quindi fondamentale per la piena espressione della molteplicità di visioni di una popolazione, le quali non possono essere rappresentate da un unico partito. Proprio per questo, è il linguaggio stesso usato dal leader leghista a non rispettare i principi democratici di base.

Come precisa il report de The Economist Intelligence Unit Limited del 2019L’Italia ha sofferto una sostanziale caduta nel suo ranking globale dell’Indice democratico nel 2018, a 33esima posizione, da 21esima nel 2017, con una profonda sfiducia verso le istituzioni politiche, incluso il parlamento e i partiti politici, alimentato dal crescente supporto per gli “strongmen” (uomini forti), che bypassano le istituzioni politiche, insieme a un indebolimento della cultura politica, che va a comporre l’indice (democratico). Questa disillusione è culminata con la formazione di un governo anti-establishment nel 2018, che include la Lega, partito di estrema destra e anti-immigrazione

Piattaforma Rousseau: l’alternativa è la democrazia diretta?

Il rispetto delle procedure democratiche è rispetto della forma data alla Repubblica italiana, non si tratta di un involucro neutro da scartare: il rispetto della forma, dunque, della procedura, è vera sostanza della democrazia. Proprio per evitare derive totalitarie, queste regole sono vitali per il funzionamento “democratico” della democrazia.

Per questa ragione, evidenziamo la criticità della votazione sulla piattaforma Rousseau (M5S), stabilita dai vertici di partito, in seguito alla consultazione col Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Fonte: https://rousseau.movimento5stelle.it/main.php

Il consultare i propri iscritti attraverso una votazione online può essere un metodo alternativo per rendere partecipi gli elettori alle decisioni dei vertici di partito. Se questa votazione fosse stata fatta prima delle consultazioni avrebbe semplicemente dettato l’indirizzo politico del partito. Tuttavia, avviare la votazione online dopo la consultazione col Presidente della Repubblica, a trattative quasi concluse col PD e poco prima della formazione ufficiale del nuovo governo, non rispetta quanto la Costituzione sancisce, così come affermato dal giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese e da Cesare Mirabelli, che è stato Presidente della stessa nel 2000.

Mirabelli a La Stampa afferma infatti “che un partito senta il polso dei suoi militanti, va benissimo. Direi che è auspicabile. Che i sondaggi influiscano sull’elaborazione di una politica, accade ordinariamente. Che ci possa essere un collegamento continuo tra rappresentanti e rappresentati, va benissimo. Ma tutto questo – avverte – non può e non deve significare atti. Deve rimanere nella sfera dei processi interni a una forza politica”.

L’esito di una procedura democratica sancita dalla Costituzione, in uno Stato che conta circa 60 milioni di cittadini, non può dunque dipendere dalla consultazione online di 100 mila. Essa non può considerarsi e non deve sostituirsi alle leggi dello Stato.

Salvaguardia della democrazia. Siamo consapevoli

I due esempi sopracitati sollevano quesiti sull’attuale salute della democrazia in Italia. La Costituzione italiana sancisce come forma di governo la democrazia rappresentativa. È importante comprendere quanto i cittadini siano consapevoli della democrazia in cui vivono e in cui partecipano, ma allo stesso tempo bisogna fare attenzione alle dichiarazioni politiche che mirano a portare disinformazione in questo campo, fornendo una visione distorta dell’idea stessa di democrazia rappresentativa basata sul  pluralismo, anche inconsapevolmente e col solo fine di raccogliere più consensi.

Chi rappresenta le istituzioni democratiche non deve quindi salvaguardare unicamente la forma delle procedure previste dalla Costituzione, ma anche promuovere la cultura democratica e tutelare in questo modo la sostanza stessa della democrazia.

Cristina Piga

Fonte dell’immagine di copertina: https://www.tpi.it/politica/risultati-elezioni-2018-seggi-parlamento/

 

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