Da Oriente a Occidente: un’intervista da Hong Kong

Hong Kong è un piccolo territorio nel sudest della Cina: una parte sul continente, una parte su diverse isole più piccole. Sin da quando è diventata una colonia dell’Impero Britannico nel 1842, ha continuato a crescere fino a diventare uno dei più importanti centri finanziari del mondo, uno stato che in qualche modo è sopravvissuto alla sua inclusione nella Repubblica Popolare Cinese nel 1997; ovviamente le critiche al governo cinese non sono mai state assenti dalla scena politica di Hong Kong, dal momento che l’influenza di Pechino è sempre stata piuttosto limitata.
Negli ultimi anni, però, a cominciare dal 2014, due mesi di proteste pacifiche nel distretto finanziario centrale della città che hanno ispirato l’organizzazione Umbrella Revolution ha cominciato a chiedere più libertà e diritti civili.
In questo contesto, il Fugitive Offenders and Mutual Legal Assistance in Criminal Matters Legislation (Amendment) Bill 2019 presentato all’inizio dell’anno non è stato decisamente visto bene dalla popolazione, specialmente considerato che ci sono voluti mesi perchè fosse presentato apertamente. Non era segreto, ma non era stato discusso pubblicamente. Solo attorno a maggio, grazie a delle prime proteste, esperti legali e organizzazioni per i diritti civili, è stato esposto, dando inizio a una nuova fase di proteste.

Da bambino ho vissuto in Indonesia per un anno, e lì ho frequentato una scuola internazionale con altri bambini e ragazzi le cui famiglie si erano trasferite in Indonesia per lavoro. Quando me ne sono andato, nel 1997, ho perso i contatti con la maggior parte di loro (ricordo di aver tentato di telefonare a uno di loro a Londra l’estate seguente, e ancora oggi non so se ho avuto successo o meno anche se qualcuno aveva risposto, all’altro capo del telefono).
Grazie a Facebook, però, sono riuscito a ritrovare la maggior parte di loro. Compresa Florence Lee, editor che lavora per una rivista al femminile digitale di Hong Kong. Quando le ho chiesto se sarebbe stata interessata a un’intervista, ha accettato immediatamente, ed eccoci qua.

Florence, prima di tutto grazie davvero di aver accettato il nostro invito per un’intervista. Puoi presentarti – un po’ della tua storia, passata e presente?

Sono nata in una tipica famiglia di Hong Kong, anche se in realtà sono nata in Canada e successivamente la mia famiglia si è trasferita in Indonesia, dove ho passato i primi 8 anni della mia vita. Un anno dopo l’Handover [il termine con cui, storicamente, gli abitanti di Hong Kong e i britannici si riferiscono all’inclusione della città nella Cina, n.d.G.], nell’estate del 1998 [nel contesto dell’agitazione politica nel Paese, n.d.G.], con un crescente sentimento anti-Cinese in Indonesia, la mia famiglia ha deciso di ritornare a Hong Kong per sicurezza e nella speranza di un buon futuro. Ho frequentato la scuola pubblica, compresa l’università, a Hong Kong. Non è stato facile adattarsi a una cultura diversa, specialmente dopo aver passato anni in un ambiente multiculturale come la scuola internazionale di Bandung; ho parlato cantonese, la lingua principale di Hong Kong, per tutta la mia vita, ma ho dovuto anche adattarmi a scrivere e leggere il cinese. Ho una laurea magistrale in lingua e letteratura inglese.

Siamo in due.

Dopo essermi laureata, ho cominciato a lavorare a una rivista digitale start-up e ho continuato a lavorare nell’industria dei media per gli ultimi 6 anni circa.

Ovviamente eri una bambina quando è successo, e vivevi all’estero, ma com’è stato vissuto l’Handover dagli abitanti di Hong Kong quando è successo? Di certo c’era la felicità di non essere più una colonia, ma dev’essere stato strano essere una città di fatto occidentale che diventava parte della Cina.

Principalmente, prima del 1997 ovviamente la gente aveva paura di cosa sarebbe potuto succedere una volta che Hong Kong fosse stata restituita alla Cina, specialmente dopo aver visto come il governo comunista ha gestito le proteste di piazza Tienanmen appena 8 anni prima, nel 1989. Questa paura ha scatenato un’ondata migratoria. Moltissimi abitanti di Hong Kong sono emigrati negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Australia; a peggiorare le cose, Hong Kong ha sofferto la crisi finanziaria asiatica accaduta nel luglio 1997. Una volta calmatesi le acque, l’autonomia di Hong Kong era ancora molto forte e le persone hanno potuto continuare le loro vite in pace, non c’era una sensazione di paura, nessuno sentiva di doversi preoccupare, anche se ci sono state diverse occasioni nelle quali il governo di Hong Kong ha fatto delle mosse controverse. Due esempi sono la National Security Law del 2003 e l’introduzione di un nuovo curriculum scolastico chiamato Moral and National Education nel 2012, il primo visto come una potenziale minaccia al diritto di libertà di espressione e unione, il secondo visto come un programma di “lavaggio del cervello” per rendere più forte il nazionalismo cinese. Rispetto a molto pochi anni fa, gli abitanti di Hong Kong stanno cominciando a sentire il controllo crescente del governo cinese su Hong Kong.

2019 July 1 March- Demonstrators holding placards saying _No one left behind_ to express solidity among the Hong Kong people, a red sign calling the withdrawal of the controversial extradition bill, and white b
July 1 March- Demonstrators holding placards saying ‘No one left behind’ to express solidarity among the Hong Kong people, a red sign calling the withdrawal of the controversial extradition bill

Quindi cosa sta succedendo ora, esattamente? Perché protestate?

Le ultime proteste sono state scatenate da questa proposta di legge per l’estradizione [Fugitive Offenders and Mutual Legal Assistance in Criminal Matters Legislation (Amendment) Bill 2019]: una parte della popolazione è preoccupata perché ha paura del sistema giudiziario in Cina. La vita a Hong Kong è molto diversa da quella in Cina. Recentemente, in Cina, un sistema di “Credito sociale” è stato messo in piedi dal governo per classificare la popolazione da un punto di vista morale. Ma anche prima di questo, i diritti civili erano molto limitati. Quando qualcuno di Hong Kong deve viaggiare in Cina per lavoro, anche per affari con compagnie cinesi, devono craccarsi la strada attraverso la barricata cinese per Facebook e Whatsapp – Whatsapp è l’app di messaggistica più comune a Hong Kong.
La proposta di legge sull’estradizione è solo il trigger point, però: ciò di cui le persone hanno più paura, e a ragione visti gli eventi degli ultimi anni, è la crescita del controllo del potere da parte di Pechino su Hong Kong mentre la governatrice [Chief Executive] di Hong Kong Carrie Lam dice che la proposta creerebbe dei loophole nella legislazione, e nessuno si fida. Il sospetto è che sarebbe semplicemente uno strumento molto utile per deportare oppositori politici da Hong Kong alla Cina. Ma anche se non lo fosse, gli abitanti di Hong Kong semplicemente non credono che una persona deportata riceverebbe un giusto processo nei tribunali cinesi.

2019 Aug 5 City wide strike@Central - two women and a little girl heading to the rally organised by the arts and cultural sector, the red sign is a propaganda celebrating China_s 40th anniversary reform
2019 Aug 5 City wide strike@Central – two women and a little girl heading to the rally organised by the arts and cultural sector, the red sign is propaganda celebrating China’s 40th anniversary reform

Che effetto ha la crisi sulla vita di tutti i giorni?

La vita di tutti i giorni… ecco. La crisi è cominciata nel febbraio di quest’anno, ma solo a maggio il pubblico ne è stato reso consapevole, solo perche avvocati, movimenti per i diritti civili ed esperti legali di varia provenienza l’hanno rivelata al pubblico, altrimenti sarebbe rimasta molto ben nascosta.
Tutta la protesta e molte delle attività di disobbedienza civile sono principalmente autoalimentate e discusse online, attraverso i social media, sul forum online LIHKG, e sui gruppi Telegram. In questo senso, è anche piuttosto democratica.

Trovo interessante che, da quello che ho letto su internet, non c’è un vero leader di queste proteste, come era, ad esempio, Joshua Wong cinque anni fa.

Sì, sono d’accordo, è affascinante che non ci siano leader, il movimento è senza volto, diciamo dal basso [from the bottom, n.d.G.]…

Dal basso verso l’alto [from the bottom up].

Sì, esatto! Queste persone vengono da tutti gli strati sociali: infermieri, lavoratori sociali, dipendenti pubblici, professionisti, lavoratori dei media come me, freelancers, colletti bianchi, colletti blu. Anche se questo decisamente non è un movimento studentesco come quello del 2014, ci sono moltissimi giovani. Ho visto ragazzi che sembravano avere, non so, 12, 13 anni. Ma c’erano anche anziani sulla settantina. Un sondaggio del Civil Human Rights Front ha mostrato che il 40% dei contestatori intervistati in realtà sono persone con salari alti, e più dell’80% hanno un’educazione di livello universitario.
Tornando alla tua domanda: da un lato, ci sono paura e frustrazione diffuse. Le tensioni tra la polizia e la gente sono alte come non lo sono mai state. Chi è stato aggredito dalla polizia è traumatizzato. Alcune persone devono pensarci due volte prima di indossare vestiti neri. Ci sono stati incidenti in scuole dove i vestiti neri sono stati proibiti. Le scelte di abbigliamento di una persona sono diventate improvvisamente di rilevanza politica perché indossare abiti neri è associato alle proteste e potrebbe metterti a rischio di attacchi. Inoltre, la posizione politica di una persona potrebbe portare alla perdita del posto di lavoro, come visto nel caso di Cathay Pacific.

2019 July 1 March @Wan Chai- Hong Kong Chief Executive Mrs Carrie Lam shown on the billboard outside Tai Kung Pao, a pro-China news publication
2019 July 1 March @Wan Chai- Hong Kong Chief Executive Mrs Carrie Lam shown on the billboard outside Tai Kung Pao, a pro-China news publication

Pensi che questa crisi continuerà? Quale sarebbe una soluzione accettabile per i contestatori per poter negoziare la fine delle proteste?

Si sarebbe potuto fermare già tutto il 9 giugno [il giorno in cui un milione di persone si sono radunate in strada per mostrare la loro contrarietà alla proposta di legge, n.d.F.], ciò che la gente chiedeva era semplicemente di ritirare la proposta di legge, ma il governo l’ha semplicemente ignorata. Tutti si sono infuriati e sono scoppiate delle proteste, il 12 giugno l’Ammiragliato è stato occupato pacificamente, e in quell’occasione la polizia ha usato il gas lacrimogeno. Quel giorno quattro – o cinque, come spiegherò tra un attimo – ulteriori richieste sono state presentate dai contestatori, dal momento che la polizia ha ufficialmente classificato ciò che era successo come una rivolta – ma non lo era. Era semplicemente una protesta pacifica. In primo luogo, le proteste non dovrebbero essere classificate come rivolte. In secondo luogo, poiché non erano rivolte, gli arrestati avrebbero dovuto essere rilasciati. Terzo, stabilire una commissione indipendente su ciò che era successo tra il 12 giugno e oggi, il comportamento della polizia, e quarto, alcuni dicono, non solo un comitato indipendente sugli eventi più recenti, ma un comitato indipendente sulla brutalità della polizia in generale. E infine (come quinto punto), chiediamo riforme democratiche, dal momento che il modo in cui vengono elette le cariche più alte non è democratico. Anche se una parte del governo, i district councilors, e parte dei membri del legislative council sono eletti democraticamente, il governo principale rimane nominato da un piccolo gruppo di qualche centinaio di persone, in gran parte fedeli a Pechino.
L’indipendenza sarebbe un risultato estremamente improbabile. Non avremmo necessariamente bisogno di indipendenza se la Cina mantenesse l’accordo di “Un paese, due sistemi” e Hong Kong potesse avere riforme democratiche. Ciò che gli abitanti di Hong kong stanno chiedendo è che i diritti umani vengano rispettati, libertà nella vita di tutti i giorni, libertà di espressione, questo genere di cose. Finchè il governo comunista non si immischia troppo, ci sta bene.
Non penso che Hong Kong possa ritornare a ciò che [usa il termine sheera tre mesi fa. Il governo crede che tutto tornerà “normale” una volta che le proteste saranno state represse ma non sarà questo il caso. Gli abitanti di Hong Kong hanno visto il vero volto del loro governo. Si sono svegliati.

Avete notato del supporto significativo da parte dei Paesi occidentali durante questi ultimi mesi? Hai un’idea della risposta internazionale alla situazione? Ciò che trovo interessante è che la Cina sembra essere esente da molte delle critiche a cui vengono sottoposti molti degli altri paesi con, diciamo, una visione peculiare della democrazia, come l’Iran. Tutti si offendono al pensiero di stringere accordi commerciali con l’Iran perché “non è una democrazia”, ma accordi con la Cina? Nessun problema! E non intendo dire che non dovremmo assolutamente fare accordi con la Cina, dico solo che usiamo due misure differenti.

Sono d’accordo, ma questo accade decisamente perché la pubblicità internazionale che si fa la Cina è fatta magistralmente.
Da quello che vedo, tutte le posizioni sulla situazione attuale sono state esposte in modo delicato, per poter evitare accuse di immischiarsi con gli affari interni della Cina. È chiaro che finora nessun governo ha supportato apertamente i manifestanti per questo motivo, ma l’Unione Europea e le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione sul rispetto o meno dei diritti umani a Hong Kong.
Va detto che ho visto molto supporto a livello popolare e online. È arrivato supporto da altri Paesi asiatici, c’è stato addirittura questo artista vietnamita che ha fatto una canzone sullo schierarsi con Hong Kong. E ovviamente Taiwan è la nostra tifosa più grande, per tutte le ragioni più ovvie – hanno persino usato la nostra situazione per la loro campagna elettorale. Quando l’attuale presidente di Taiwan [che si ricandida] ha usato i fatti di Hong Kong come esempio di come si può perdere la democrazia, è diventata molto più popolare!

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2019 July 1 March @Causeway Bay – a sign created by netizens with the words _Freedom Hi_, a phrase born out of the protests following vulgur language spoken by a police officer to protestors


Bene, è stato un piacere parlarci di nuovo dopo tutti questi anni…

Vent’anni, mi sembra.

Sì, ventidue anni da quando ci siamo visti l’ultima volta. Incredibile. Buona serata, Florence, grazie per il tuo tempo.

Grazie a voi!

 

Il giorno dopo la nostra intervista, Carrie Lam ha annunciato che avrebbe ritirato la proposta di legge, dopo aver insistito per mesi sul fatto che non sarebbe stata ritirata.
Potete leggere altri aggiornamenti in inglese qui.

Guglielmo De Monte
@BufoHypnoticus

[Thanks to Florence for her precious help by proofreading the draft: didn’t want to get anything wrong here!]

Tutte le foto usate in questo articolo sono di Florence Lee, used by permission.

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