La UE boccia la manovra: cosa succede al mercato delle obbligazioni e al credito, con un semplice grafico

La Commissione Europea ha proposto una procedura di infrazione in violazione all’articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
Il dibattito giornalistico e politico è sbilanciato verso il famoso 3% di tetto del deficit, mentre la commissione, nel documento ufficiale, si concentra sul comma 3 dell’articolo, che recita:

Se uno Stato membro non rispetta i requisiti previsti da uno o entrambi i criteri menzionati, la Commissione prepara una relazione. La relazione della Commissione tiene conto anche dell’eventuale differenza tra il disavanzo pubblico e la spesa pubblica per gli investimenti e tiene conto di tutti gli altri fattori significativi, compresa la posizione economica e di bilancio a medio termine dello Stato membro.
Cosa succede ora?

1 – La commissione presenta la relazione al Economic and Financial Affairs Council (Ecofin), che è un consiglio comprendente i Ministri del Tesoro/Finanze dei diversi paesi membri.

2 – L’Ecofin, probabilmente il 22 Gennaio (secondo Il Sole 24 Ore) si pronuncia sulla relazione: probabilmente chiederà al governo di effetturare una manovra correttiva. In questa fase si concretizzeranno sia le tensioni tra governo e Europa, sia all’interno del governo stesso.

3 – In caso di mancato accordo verranno applicate sanzioni fino allo 0,2% del PIL

 

Nel frattempo, lo spread tra il rendimento dei buoni (bond/obbligazioni) del tesoro decennali e l’equivalente tedesco, aumenta.

Sole24ore

(fonte immagine: Il Sole 24 Ore)

 

L’Offerta

Immaginate di essere proprietari di un’azienda che produce biciclette da corsa. Pantani vince il Tour, il Giro d’Italia e la Coppa Cobram: secondo i sondaggi di mercato la domanda di bici è alle stelle. Contentissimi, cercate di espandere l’attività costruendo un nuovo impianto. Ma il costo è di 1 milione di euro, che non avete in tasca. Rimangono 3 opzioni:

  • Rinunciare ai profitti
  • Vendere quote di proprietà: nuovi soci con capitale da investire (quello che si fa in borsa, nel mercato dell’ equity)
  • Chiedere un prestito: a) in banca oppure b) emettendo mille titoli di carta da 1000 euro l’uno, da vendere nel mercato dei bond

Per lo Stato, la questione è leggermente differente: i soldi servono per finanziare scuola, sanità, opere pubbliche e non profitti, e l’opzione equity non esiste. Quindi lo stato emette bond/obbligazioni che vengono acquistate da investitori: gli investitori “firmano” un contratto in cui si impegnano a prestare soldi allo stato, che restituisce il prestito, con gli interessi. Questo contratto si chiama obbligazione (bond in inglese).

La Domanda

Cosa vuol dire comprare un’obbligazione?
Ogni bond è composto da 2 parti fisse, che non dipendono dal mercato: il valore nominale, e la cedola. Esempio: un BTP a 10 anni, del valore nominale di 1000€, con una cedola al 3%. Oggi, pagate allo stato 1000€, e lo stato vi darà ogni anno il 3% (30€). L’ultimo anno, vi restituisce i 1000€.

Chi domanda/compra bond? Privati, fondi d’investimento, assicurazioni, banche. Perché lo fanno? Chi investe non compra una singola azione, o un singolo bond, ma diversifica il proprio portafoglio per avere un rendimento finale che corrisponde al livello di rischio che l’investitore è disposto a sostenere.

Obbligazioni vs Titoli di Borsa

La differenza sostanziale da ricordare è la seguente: se comprate un’azione in borsa, lo fate per ottenere i dividendi (i profitti) di quell’azienda, visto che ora ne siete parzialmente proprietari. Tuttavia, mentre con i bond la cedola è fissata in un contratto, il contraente deve pagarla, i dividendi possono essere zero, se il management dell’azienda valuta sia la strategia migliore. Oppure se siete costretti, vedi il caso eclatante della General Electric.

Sia obbligazioni che azioni hanno una cosa in comune: possono essere acquistate e vendute. Tanto quanto se comprate un’azione non siete obbligati a tenerla per sempre, allo stesso modo potete vendere un’obbligazione prima della scadenza. Perché dovreste farlo? Per vari motivi: avete bisogno di liquidità, avete trovato una fonte di investimento migliore, etc.
Quindi, esiste un prezzo e un tasso di interesse per i bond.

Qui arriva il passaggio fondamentale, da prendere come atto di fede (oppure bisogna aprire un testo di economia):

Prezzo e tasso di interesse sono inversamente proporzionali

Il prezzo di un bond sale = il tasso di interesse del bond scende, e viceversa.

 

Graficamente

All’inizio ci troviamo nel pallino rosso: il mercato dei titoli di stato (in modo semplificato) ha 3000 obbligazioni ad un prezzo di 30€.
Il governo vuole attuare una politica espansiva, cioè stimolare la crescita. Per farlo ha due possibilità: aumentare le tasse, chiedere soldi in prestito ai mercati emettendo obbligazioni. La curva di offerta quindi si “sposta a destra”. La quantità di equilibrio aumenta e il prezzo scende (frecce verdi).

SupplyDemand

Il declassamento di Moody’s o la bocciatura della manovra fanno aumentare il rischio delle obbligazioni dello stato italiano relativamente ad obbligazioni simili (per esempio, i buoni del tesoro tedeschi). Quindi al seguito della notizia ci sono meno persone disposte, ad ogni livello di prezzo, ad acquistare buoni del tesoro. La curva di domanda si “sposta a sinistra” e il nuovo equilibrio è rappresentato dal punto giallo. Come è evidente, il prezzo è calato ulteriormente (frecce blu). Quindi, visto che prezzo e interesse sono inversamente proporzionati, il tasso di interesse sale. Se quello tedesco rimane fermo, lo spread aumenta.

 

Semplificando estremamente, se lo stato vuole emettere nuove obbligazioni, deve offrire un prezzo tale che il rendimento sia uguale o maggiore di quello esistente sul mercato. [Comprereste un bond che vi dà il 6% se ne esiste uno con lo stesso rischio e maturità al 7%?]

Conseguenze

Perché tutto questo è così importante? Per due motivi: credito e interessi.

 

Credito
Il sistema bancario italiano ha circa 300 miliardi di euro in titoli di stato: se il prezzo cala, ci sono delle perdite, le risorse a disposizione delle banche sono minori. Quindi risulta più probabile che le banche, come è avvenuto in modo drammatico durante la crisi del debito pubblico nel 2012, abbiano problemi di bilancio tali da diminuire il livello dei prestiti. Quindi aziende e individui considerati non completamente sicuri non ottengono più come prima l’accesso al credito.

E sono soprattutto quelle persone che più ne hanno bisogno che vedono rifiutata la domanda di credito: famiglie monoreddito che chiedono un mutuo, aziende di piccole dimensioni.

Interessi
Se aumenta il tasso di interesse, aumenta – tautologicamente –  l’ammontare che lo stato deve ripagare. È un fardello che l’Italia porta sulla schiena da anni e uno dei fattori chiave della differenza con altri paesi che hanno lo stesso deficit. Il debito è al 131% del PIL, ossia non basta un intero anno di produzione per ripagare quanto dobbiamo agli investitori. Con un debito così alto, aumenti anche piccoli del tasso di interesse sono rilevanti. Il debito italiano è di 3000€ a persona, e i soli interessi sono di 1000€ (aggiuntivi): il totale degli interessi è pari a quanto lo Stato investe in educazione. In altre parole, senza interessi potremmo raddoppiare quanto investiamo nella scuola.

In conclusione, forse l’accordo verrà trovato a Gennaio. Ma, questo non vuol dire che – almeno nel breve periodo – non ci siano conseguenze:  il governo e i suoi elettori devono assumersi le responsabilità di una strategia politica conflittuale che danneggia il livello di rischiosità dei titoli di stato italiani. La conseguenze le abbiamo viste e rischiano di annullare i tentativi di aumento della crescita: un possibile irrigidimento del credito, soprattutto verso quella parte della popolazione che più ne ha bisogno, ed un aumento degli interessi sul debito, che significa meno risorse per il futuro.

Giacomo Romanini

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