animali fantastici 2 recensione

“Animali Fantastici” 2: poca magia e un po’ di noia

Non era difficile predire l’enorme successo di pubblico che avrebbe ottenuto il sequel dello spin off tratto dalla saga di Harry Potter. Da anni la firma di J.K. Rowling è garanzia di ticket staccati ai botteghini e, come per il primo capitolo, anche I crimini di Grindelwald, in cui torna alla regia un habitué del mondo potteriano come David Yates, che ha diretto gli ultimi quattro episodi della saga principale, ha avuto un ottimo riscontro di pubblico nella prima settimana di programmazione. Ma si suol dire anche che non è tutto oro quel che luccica, Ma come cantava qualcuno, se la sala è piena, il film fa schifo e il duro lavoro del critico impone il dovere di snocciolare sia i pregi che difetti di qualsiasi opera. Sarà meglio iniziare dai primi.

Malgrado il target orientato verso una fascia d’età giovane e giovanissima, la cinepresa non si esime dal raffigurare scene dal forte impatto visivo, come l’uccisione di un neonato da parte del mago oscuro nella prima parte del film. Così come non gira attorno a certi temi adatti ad un pubblico maturo, solo accennati o apertamente bypassati nella saga potteriana, come l’omosessualità latente del professor Albus Silente, impersonato da Jude Law.

Il plot ha cercato di darsi un tono e un’originalità, almeno nelle intenzioni iniziali, pur largamente disattese una volta arrivati ai titoli di coda. Un potenziale ottimo espediente per dare una ventata di freschezza poteva essere proprio l’immissione nella trama di elementi più da spy story che da fantasy: tuttavia la mano del regista si mostra incerta nello svolgimento e non riesce a dare un piglio deciso al film, finendo per confezionare un lavoro che preferisce, dopo averci illuso, riassestarsi sui binari collaudati del repertorio canonico del genere di riferimento. Al netto di agenti segreti sotto copertura in giro per l’Europa e burocrati ministeriali dall’aria enigmatica e doppiogiochista, i buoni spunti vengono bruciati in favore dell’universo magico più classicamente inteso. E così la promessa di profondità va a farsi benedire.

grindelwald
Johnny Depp. Da Filmforlife.it

Le interpretazioni di gran parte del cast si dimostrano all’altezza della reputazioni dei volti noti prestati ai personaggi, primi fra tutti Johnny Depp ed Eddie Redmayne, rispettivamente nei panni del diabolico Gellert Grindelwald e in quelli dell’impavido e innamorato magizoologo alle prese con l’intrigo internazionale. Il contrasto fra le sembianze delicate e dolcemente preraffaelite del premio Oscar grazie alla Teoria del Tutto e il volto corrucciato e arcigno del fu bad boy musa di Tim Burton danno adito ad un contrasto sorretto dalla bravura di entrambi. Eppure, due fattori intervengono ad ostacolare il pieno successo delle performance: il minutaggio inspiegabilmente risicato in confronto alla rilevanza dei ruoli, tale da sacrificare le potenzialità dello scontro, e la bizzarra inconsistenza delle loro azioni nel complesso dell’opera. Si ha l’impressione che la caccia all’uomo di Grindelwald e gli eventi legati a Newt Scamander siano sconnessi, su due piani diversi e mal sovrapposti. A conti fatti, il vero motore della storia appare il giovane Credence Barebone/Aurelius Silente, la cui importanza lascia presagire una futura maggiore preponderanza dell’inevitabile terza parte, che già aleggia nell’epilogo di questo episodio.

Ma torniamo nuovamente sul cast, croce e delizia del film. Dopo essere usciti dalla sala, si avverte la sensazione della superfluità di alcuni personaggi di cui si fa fatica a capire a qual fine siano stati calati nella storia. Tra essi spicca l’amico simpatico e fedele di Newt Scamander, il babbano Jacob, di cui non si comprende l’apporto nello svolgimento del plot, seppur godibilissimo nella sua ricerca dell’amata Queeny. Così come si nota la pochezza della scrittura dei personaggi femminili, relegate ad un ruolo di comprimarie appena abbozzate e funzionali al racconto, peraltro pieno di buchi e passaggi bruschi, penalizzati da alcuni salti di coerenza.

Lascia l’amaro in bocca la visione di uno spettacolo pirotecnico ben confezionato, ricco di immagini efficaci e ad alto contenuto adrenalinico, ma che risulta pieno di pecche che in fin dei conti non sono perdonabili ad un film di tale risonanza.

Enrico Frasca

Copertina: EveryEyeCinema

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