Salvini indagato poi archiviato. Magistratura all’attacco della politica?

177 uomini, donne e bambini stipati in un barcone in avaria vengono soccorsi la notte del 15 luglio dalla nave della Guardia Costiera italiana, Ubaldo Diciotti, al largo di Lampedusa.

Il Governo italiano vieta le procedure di sbarco dei migranti e la nave resta ormeggiata al porto di Catania. Dopo otto giorni dal salvataggio in mare, viene autorizzato lo sbarco di 27 minori e 16 persone, per cui sono necessarie immediate cure mediche. Solo il 25 agosto, vengono approvate le procedure di sbarco per le 134 persone rimaste a bordo con l’equipaggio della nave italiana, in seguito alle proposte di accoglienza da parte della Chiesa italiana, dell’Albania e dell’Irlanda.

All’ispezione a bordo della nave, da parte del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, segue l’apertura di un’indagine a carico di ignoti. Proprio il 25 agosto, è lo stesso Ministro dell’Interno a leggere l’avviso di garanzia in diretta Facebook, che lo informa di essere indagato per sequestro di persona aggravato e arresto illegale.

“Qui c’è la certificazione che un organo dello Stato indaga un altro organo dello Stato, con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato, pieno di difetti e di limiti, per carità, è stato eletto, altri non sono eletti da nessuno”.

La dichiarazione del Ministro fa riemergere la questione dell’indipendenza e imparzialità dei giudici, estremamente delicata nel dibattito politico italiano e spesso associata, al contrario, a un “attacco della magistratura contro la politica”. Alla luce delle tante dichiarazioni e degli innumerevoli dibattiti, dalle pagine dei giornali alle poltrone degli studi televisivi, ci sembra doveroso fare alcuni chiarimenti.

Il 1 novembre, il Ministro riceve la notifica da parte del procuratore distrettuale della Repubblica, Carmelo Zucchero, che lo informa della “richiesta motivata di archiviazioneper il reato di sequestro di persona (articolo 605, commi 1, 2, 3, del codice penale). Gli atti sono stati, dunque, trasmessi dalla procura di Palermo per incompetenza territoriale alla Procura di Catania, che ha formulato la richiesta motivata di archiviazione.

Fonte: Reuters, Tony Gentile

Il Ministro commenta, in diretta su Facebook: “Mi pongo la domanda, ma chi ha indagato, cosa ha indagato? Lo dico con tutto rispetto per la separazione delle carriere, senza intromettermi. Il procuratore di Agrigento, Patronaggio, perché ha indagato? Quanto è costata l’inchiesta?” per poi aggiungere che “c’è da fare una riflessione su come funziona la giustizia in Italia”.

Ecco la nostra riflessione in merito.

Cosa prevede l’ordinamento italiano

Il primo punto di riferimento, per poterci orientare in un argomento tanto spinoso, è certamente la Costituzione. L’art. 101 sancisce che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge” per poi specificare all’art. 104 che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Per garantire tale piena indipendenza dei giudici e, di conseguenza, un’applicazione imparziale della giustizia, la Costituzione stabilisce che “i magistrati sono inamovibili” e non hanno un ordine gerarchico interno (art. 107).

La Costituzione prevede, inoltre, anche la creazione di un organo, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), regolato dalla legge del 24 marzo 1958 n. 195, composto da tre membri di diritto, il Presidente della Repubblica, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione e da ventiquattro membri elettivi, di cui un terzo professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con quindici anni di servizio, eletti direttamente dal Parlamento in seduta comune con maggioranza qualificata.

Un limite al potere della maggioranza

All’interno di uno Stato liberale, come quello italiano, il concetto di democrazia non può fondarsi unicamente sul principio di rappresentanza, ma è necessario includere una serie di contrappesi e, di conseguenza, di limiti al potere della maggioranza, imposti, in primo luogo, dalla Costituzione.

La presenza di un organo che non sia soggetto alle direttive della politica (qualsiasi partito sia al governo), che sia indipendente da essa e che sia, dunque, escluso dal meccanismo della rappresentanza, è essenziale per l’ordinamento giuridico di uno Stato liberale e democratico, così come ricorda il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in riferimento al contributo del Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro ai lavori dell’Assemblea Costituente: “si oppose, in quella sede – insieme, tra gli altri, a Calamandrei e Leone – alla tendenza, espressa da parte comunista, che proponeva giudici eletti dal popolo, e contrastò quella di chi avrebbe voluto sottoporli al diretto controllo del ministero della Giustizia.”

Il procuratore Luigi Patronaggio (fonte: Repubblica)

La magistratura: un organo non eletto…

Sorge spontaneo il quesito che riguarda la legittimazione di un organo che si colloca “al di fuori del circuito rappresentatività-responsabilità” e “come può fare diritto chi non rappresenta il popolo se soltanto a quest’ultimo spetta la sovranità?” (G. De Vergottini, Diritto costituzionale comparato, 9ᵃ edizione, 2013). Dunque, un organo che apparentemente si ritrova a non avere alcuna legittimazione ad operare, in particolar modo nella situazione in cui, citando le parole del Ministro dell’Interno, “un organo dello Stato indaga su un altro organo dello Stato”.

Ricordiamo ancora che la separazione dei poteri all’interno di uno Stato democratico sia uno dei suoi pilastri fondamentali e l’articolazione del potere giudiziario, come potere legato al principio della rappresentatività, eletto dal popolo e soggetto alle direttive della maggioranza vanificherebbe del tutto la natura garantista di questo potere. Un organo che ha al proprio vertice lo stesso Presidente della Repubblica ed è composto, in parte seppur minima, da membri scelti dallo stesso Parlamento e che ha tra le proprie competenze quello di verificare che la politica non superi i limiti imposti dalla Costituzione. Un organo garantista legato alla maggioranza, che ne segue le direttive e ne fa inevitabilmente gli interessi, come potrebbe tutelare le opposizioni, le minoranze o chiunque non rientri nei parametri maggioritari?

… legittimato dalla Costituzione

I principi di indipendenza e imparzialità del potere giudiziario non possono escludere indagini da parte dei giudici nei confronti di funzionari pubblici nell’esercizio delle proprie funzioni, così come avvenuto a carico del Ministro dell’Interno, al fine di verificare che le sue azioni, non abbiano violato le leggi dello Stato italiano.

Per questa ragione, il Presidente afferma che: “come hanno disposto i costituenti, nel nostro ordinamento non esistono giudici elettivi. I nostri magistrati traggono legittimazione e autorevolezza dal ruolo che loro affida la Costituzione”. La magistratura non può essere espressione della maggioranza politica, poiché essa è “chiamata ad assicurare la tutela nel tempo degli spazi politici, economici e sociali delle maggioranze così come delle minoranze”.

Allo stesso tempo, la magistratura non può essere di natura anti-maggioritaria e rappresentare un partito di opposizione o una minoranza, così come afferma ancora giustamente il Presidente Mattarella, citando le parole di Scalfaro: “La magistratura non può e non deve fermarsi mai nella sua opera di giustizia nei confronti di chicchessia; ma non si deve neppure dare l’impressione che in questa opera vi possa essere la contaminazione di una ragion politica”.

Aggiunge, infine, la considerazione che possiamo considerare il nucleo fondamentale di questa nostra analisi: “guai a porre a fianco del sostantivo giustizia un qualunque aggettivo. Alla base della democrazia due colonne stanno, entrambe salde: la libertà e la giustizia”.

Cristina Piga

 

Fonte foto in copertina: Consiglio Nazionale Forense

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