Questo non è il solito articolo sulla pena di morte: la storia del Guatemala

Questo non è il solito articolo sulla pena di morte.

Non si parlerà di come ad oggi 54 paesi su 196 prevedano ancora l’esecuzione capitale, né di come in diversi paesi questa sia applicabile a minori e a persone con disabilità mentale e fisica. Non si parlerà di come sia una misura irreversibile, in un mondo in cui gli errori giudiziari esistono (pront* a sconvolgervi con questo studio pubblicato su Panorama?), né di quanto sia discriminatoria verso le minoranze e i meno abbienti e nemmeno di come in svariati Paesi sia uno strumento di controllo e repressione dell’opposizione politica. Di tutto questo parla con grande dovizia di particolari Amnesty International in questo report.

Questo vuole essere un articolo che racconta una storia di vittoria, quella di un Paese che contro tutte le previsioni nel 2017 ha abolito la pena di morte: il Guatemala.

Come si legge nel report di cui sopra, nel 2017 sono stati tre i Paesi ad abolire la pena capitale: Guinea e Mongolia – che l’hanno abolita in ogni ordinamento giuridico – e il Guatemala, in cui è ancora prevista nel codice militare.

La morte tra filosofia…

Ma se – come la storia antica e i testi sacri ci tramandano – l’idea di base sembra essere quella che in certi casi uccidere sia giusto e legale, per qualche ragione l’idea opposta ha una sua storia ben più travagliata. In ogni caso, l’essere umano comincia ad interrogarsi sulla pena di morte già in età antica. Nelle Leggi Platone afferma che “la pena ha lo scopo di rendere migliore e se si dimostra che il delinquente è incurabile, la morte sarà per lui il male minore”, ma anche Tommaso D’Aquino non si fa troppi problemi nella Summa Theologica (II-II, 64.2) nel sostenere che così come asportare un membro malato in molti casi permette al corpo di sopravvivere, così se un uomo (o una donna, Tommà!) costituisce un pericolo per la comunità è “lodevole e salutare metterlo a morte per salvare il bene comune”.

Perché il dibattito vada a toccare la possibilità dell’abolizione della pena di morte, tuttavia, bisognerà aspettare gli Illuministi, tra i quali spicca la figura di Cesare Beccaria. La partita si gioca tra abolizionisti – che sostengono una visione preventiva e utilitaristica della pena di morte, per cui in parole spicce “la pena di morte non è utile” – e i mantenitori o antiabolizionisti – i quali credono invece in una funzione etica e retributiva della pena, per cui insomma “la pena di morte è giusta”.

Qualche decennio più tardi l’utilitarista Bentham sosteneva che “la pena di morte è essenzialmente inutile e dannosa, soprattutto se si considera l’irrevocabilità della pena nel caso di soggetti scoperti solo successivamente innocenti”. Questa posizione, dopotutto, non si dissocia poi tanto da quella dell’attuale Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che ha affermato che “la pena di morte non serve alle vittime e non ha effetto deterrente nei confronti dei crimini”.

…e legge

Il diritto internazionale, di per sé, non vieta espressamente la pena di morte.

La Dichiarazione internazionale dei diritti umani sancisce sì il diritto alla vita (art. 3) e il diritto a non subire trattamenti inumani, crudeli e degradanti (art. 5) ma, a dispetto della logica, la pena di morte si è deciso di non citarla, al fine di assicurarsi la ratifica sia dei paesi abolizionisti che dei paesi sostenitori.

Per quanto riguarda il piano regionale, si parla specificatamente di abolizione della pena di morte nel Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici (1989) – che prevede l’abolizione della pena capitale per tutti i paesi firmatari, ad esclusione di coloro che hanno apposto riserva e permettendola quindi in tempi di guerra -, nel  Protocollo alla Convenzione americana sui diritti umani e nei Protocolli n. 6 e n. 13 alla Convenzione europea dei diritti umani.

Quindi essenzialmente – qui se ne parla in modo più approfondito e qui TBU fa una ricognizione dal punto di viste etico – il diritto internazionale prevede l’uso della pena capitale solo come fatto eccezionale e in relazione ai reati più gravi. Il trend giuridico internazionale contemporaneo è caratterizzato da una maggiore sensibilità rispetto al valore della vita ed è quindi orientato alla riduzione del numero di reati passibili della pena capitale, in un’ottica di completa abolizione, tanto che le norme internazionali ne vietano la reintroduzione o l’ampliamento dell’utilizzo.

Come tutte le norme di carattere pattizio, l’applicazione e la concretizzazione dei contenuti delle stesse dipende dall’adesione al trattato di un certo Paese. Cosa significa questo? Che fintanto un Paese non ratifica una convenzione non è giuridicamente vincolato a rispettare determinate regole e a intraprendere determinate azioni. Il comportamento degli Stati è quindi variegato rispetto alla tematica dell’abolizione della pena di morte: c’è chi la conserva, chi l’ha abolita per tutti i crimini, chi, pur non avendola eliminata dal proprio ordinamento giuridico, non la mette in pratica, abolendola quindi de facto e chi la mantiene solamente nel codice militare.

Il Guatemala rientra proprio in questa rosa di paesi.

guatemala flag
fonte: wsj.com

Perché quella del Guatemala è una storia di vittoria

In Guatemala l’ultima esecuzione è avvenuta il 30 giugno 2000, quando Tomás Cerrate e Amílcar Cetino, appartenenti alla banda di sequestratori Los Pasaco, sono stati giustiziati per il rapimento e l’omicidio di Isabel Bonifasi de Botrán.

Gli ultimi momenti della vita dei due uomini sono stati trasmessi in diretta televisiva, “proprio come uno show”.

All’epoca la pena capitale era prevista all’articolo 18 della Costituzione e dal 1996 – anno in cui il paese è uscito, attraverso gli accordi di pace promossi dall’ONU, dalla sanguinosa guerra civile iniziata negli anni ‘60 – le persone giustiziate sono state 5.

Forse mosso dalle immagini perturbanti di due persone cui viene iniettata una soluzione intravenosa mortale, il governo Portillo deroga il decreto 159 – o Ley de Indultos, che stabiliva la possibilità che il Presidente decidesse delle petizioni di indulto delle persone nel braccio della morte. Così facendo, nella sostanza crea un vuoto legislativo che impossibilitava i condannati a richiedere l’indulto, aspetto che rendeva illegale – in base a quanto sancito dal Patto di San Josè – ogni esecuzione.

Buone nuove, verrebbe da pensare.

Se non che a varie riprese il dibattito sulla pena di morte si riaccende, come nel 2008 in vista delle elezioni e nel 2016 quando nell’opinione pubblica riemerge l’idea di reintroduzione la pena di morte. “La società cerca di trovare dei meccanismi per controllare la violenza endemicamente diffusa nel paese.” afferma Luis Ricardo Rodriguez. E uccidere i criminali sembra una soluzione accettabile a parte dei guatemaltechi.

Ma gli attivisti per i diritti umani, palleggiati da Amnesty, non demordono e continuano a lottare. Due figure da ricordare sono José Alejandro Valveth Flores e Marlon Estuardo García Robles, che afferma “Non possiamo permetterci di essere uno degli ultimi Paesi che applicano questa pena. Consideriamo [l’abolizione] necessaria al rispetto dei i diritti umani in Guatemala.”

Fonte: http://www.es.amnesty.org

Il 24 ottobre 2017 arriva finalmente la sentenza definitiva e inappellabile della Corte costituzionale del Guatemala. “Considerare la pericolosità degli imputati nel momento di decidere se applicare o meno la pena di morte è un concetto che risulta assolutamente inaccettabile dalla prospettiva dei diritti umani, essendo incompatibile con il principio di legalità e contrario a quanto stabilito all’articolo 17 della Costituzione e al 9 della Convenzione americana sui diritti umani”, scrivono i giudici supremi.

Così gli articoli del codice penale e della legge contro il narcotraffico che prevedevano la pena di morte – in particolare per i crimini di parricidio, di plagio, di sequestro, per le esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate e la morte del presidente o del suo vice – vengono dichiarati incostituzionali.

“Praticamente non ci sono più delitti che contemplano la pena di morte o la mantengano in vigore”. La comunità internazionale gioisce. La premio Nobel Rigoberta Menchú si complimenta e afferma con vigore che pena capitale “non sarà mai la soluzione per mettere fine all’insicurezza” del paese e che il suo annullamento è “una grande notizia per la vita e per l’umanità”. E parte dell’opinione pubblica si accinge a celebrare questo traguardo.

Fonte: https://twitter.com/cejil/status/925486836029501440

Ad oggi le tensioni rimangono ancora molto diffuse e la percezione della popolazione è quella di grande insicurezza, come dimostra questo sondaggio su Twitter, ma un grande passo verso la diffusione e il rispetto dei diritti umani è stato fatto: il Guatemala si configura come il 142° paese che abolisce la pena di morte.

Ora, fatta l’abolizione della pena di morte, bisogna fare gli abolizionisti.

Marta Silvia Viganò

Immagina in copertina: https://www.articolo21.org/2017/10/pena-di-morte-a-quando-labolizione-oggi-la-giornata-mondiale/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...