“Venom”: insieme per forza con il simbionte

La cattiveria dei buoni è potentissima.
La massima andreottiana ben si presta al commento del quarto film di Ruben Fleischer Venom, nelle sale da giovedì 4 ottobre. Dopo aver inanellato una discreta sequela di opere, a cominciare dall’interessante Benvenuti a Zombieland, per passare all’artigianale 30 Minutes or less, fino all’affresco malavitoso esteticamente gustoso ma monocorde Gangster Squad, senza tralasciare tanti videoclip musicali e spot pubblicitari in mezzo, il film-maker statunitense è stato chiamato a realizzare il film sulla nemesi di Spider Man. Si dice nemesi non a caso, dato che il personaggio di Venom non è un supercriminale come i tanti che popolano l’Universo Marvel, e non disdegna di intervenire a favore degli innocenti di tanto in tanto. E il personaggio cui presta volto e cuore (e perfino il portafogli, poiché compare fra i produttori) l’ottimo Tom Hardy, giunto sulla soglia dei -anta con il solito smalto invidiabile, di certo consegna molto dell’aura nobile e contrastata da cui è avvolto nelle trasposizioni animate e negli albi fumettistici.

venom locandina
da mymovies.it

Tom Hardy appare un uomo comune a tutti gli effetti, privo com’è del fisico dirompente sfoggiato ne Il cavaliere oscuro: il ritorno e ancor di più nell’eccentrico Bronson, e mostrato nel pieno dei suoi attacchi di panico alla vista del suo potere acquistato in seguito al contagio con il parassita alieno. Perfino il villain vero e proprio, il subdolo Carlton Drake, si può dire che sia mosso da buoni propositi, seppur li realizzi nel peggiore dei modi possibili. Tuttavia, il mefistofelico tycoon e ricercatore impersonato da Riz Ahmed non si allontana di molto dal cliché dello scienziato pazzo, e questo è una pecca non indifferente, dato che una caratterizzazione migliore dello stesso avrebbe potuto mettere più carne al fuoco e conferire maggior spessore psicologico allo scontro. E rema contro questa direzione perfino il minutaggio riservato al personaggio, un po’ troppo risicato, con il risultato di sacrificare molti belli spunti e sviluppi.

Il film ruota attorno alle frenetiche vicende di Eddie Brock, giornalista d’inchiesta dall’alto senso morale, così alto da fargli perdere lavoro e troncare la relazione con la bellissima Anne, interpretata da un’affascinante Michelle Williams, cui fa difetto una recitazione al minimo sindacale ma sempre dignitosa. Il cronista d’assalto entra in collisione con il potentissimo magnate Carlton Drake, smanioso di scoprire mondi nello spazio allo scopo di colonizzarli con l’ausilio di misteriose creature extraterrestri, in grado di conferire agli uomini la capacità di adattarsi ad altri pianeti, ad un caro prezzo. Per via di accadimenti che non sveleremo, Eddie entra in contatto con una di esse, con cui si troverà a giocare a tira e molla per tutta la durata della storia, alla fine della quale accetterà il suo nuovo ruolo e il suo fardello/dono.

Dal punto di vista tecnico, gli effetti speciali non risultano proprio di prima scelta, seppur ci fosse alle spalle una major altisonante come la Sony, con il pallino dell’high tech. In molti casi la resa grafica appare irreale e artificiale, sebbene il buon gioco di inquadrature sopperisca alla défaillance. Anche grazie ad un’ottima colonnare sonora che non fa rimpiangere l’apporto musicale di Danny Elfman della canonica trilogica di Sam Raimi.

La buona riuscita nel complesso è stata raggiunta anche grazie alla ripresa di temi ed escamotage provenienti da lontano, dal magico Paese del Sol Levante. Infatti non è difficile ravvisare alcune idee del mondo di Go Nagai, ed in particolare al suo opus magnum Devilman, e per molti elementi. Si parte dall’aspetto principale: la fusione tra l’eroe dall’animo gentile con il mostro venuto da un altro mondo e la continua tensione morale fra le pulsioni bestiali e la propria missione salvatrice. Infatti il Simbionte alieno inizialmente è privo di un codice morale, e il povero Eddie Brock fa molta fatica a tenerlo al guinzaglio, pur evolvendo alla fine verso una convivenza ragionevole fra i due poli. In secondo luogo, aspetto non irrilevante, la lotta fra l’entità diabolica ma disciplinata dal suo ospite e i suoi simili intenzionati a conquistare la Terra. Sebbene la mano statunitense attenui enormemente il messaggio radicale e a tinte fosche del mangaka giapponese, il modello è molto presente fra le pieghe del lungometraggio, proprio per venire incontro alle esigenze di un pubblico variegato.

Sebbene il rating PG 13 fosse ben chiaro, costando in post-produzione il taglio di oltre 40 minuti che si vedranno nel DVD, Fleischer e la sua squadra non rinunciano alle atmosfere cupe e notturne, al character design orrorifico dello stesso Venom e perfino alle uccisioni brutali di cui è infarcito per tutta la sua durata il film. Il tutto conferisce alla resa visiva un’allure degna da young adult senza esagerare, ragion per cui sono stati inseriti siparietti comici come i battibecchi fra il malcapitato Eddie Brock e il Simbionte.

Molto apprezzata dalla schiera dei fan la scelta di non introdurre Spider Man nel film, scelta di cui non si può fare a meno di ringraziare chi ha realizzato lo script. Senza dubbio, la presenza del solare Spidey avrebbe spezzato la caratterizzazione gotica, introducendo una struttura più formale e tradizionale all’economia dell’insieme narrativo. Pur considerando che il finale, in cui fa il proprio cameo efficace il sempre bravo Woody Harrelson, lascia aperto l’adito ad un potenziale sequel in cui lo Spara-Ragnatele faccia la sua comparsa.

Alle battute finali, ci pare giusto consigliare la visione di Venom, sia nel caso siate teneri fanciulli o adulti desiderosi di adrenalina e intrattenimento di un paio di ore.

Enrico Frasca

Copertina: Wikimedia

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