Neve sporca – Multirecensione intorno a un gorilla albino

Cos’aveva di tanto speciale Fiocco di neve, gorilla dello zoo di Barcellona? Perché qualcosa doveva averlo per forza, se tutti gli autori di cui stiamo per parlare gli hanno dedicato le loro strofe, pagine e vignette (e tralasceremo di parlare del film a lui dedicato perché siamo degli spocchiosi e per noi il cinema è finito con Fantozzi).

In primo luogo, Fiocco di neve era albino, come la canzone dei Nirvana sui deodoranti. Se questo tratto è rarissimo negli umani trai gorilla lo è ancora di più. Fiocco di neve è stato infatti l’unico gorilla albino mai osservato dall’uomo. Nato da madre di colorazione grigio-scura e padre di ignota pigmentazione, fu catturato da un contadino guineano del 1966.

In secondo luogo, era una superstar. Dal 1966 al 2003, il periodo della sua residenza al Parc Zoologic di Barcellona, ha attirato migliaia di turisti e in generale fatto parlare enormemente di sé. Basti dire che Salvador Dalì, in occasione della sua acquisizione, gli fece in dono un vestito da sposa[1]. Billy Collins gli dedica una poesia inserita nella sua raccolta Balistica, dal nome In cerca.

Ricordo un tale una volta ammettere
che tutto quel che ricordava di Anna Karenina
era che aveva a che fare con un cestino da picnic,

 

ed ora, dopo aver consumato un libro
dedicato a Barcellona,
la sua gente, la sua storia, la sua complessa architettura,

 

tutto quel che ricordo è l’accenno
a un gorilla albino, l’abitante di un parco
dove una volta stava la Cittadella dei Borboni.

L’autore prosegue parlando di come quella stessa poesia diventi una nuova gabbia per l’animale e di come egli abbia passato nottate intere continuando a leggere quel maledetto libro su Barcellona in attesa di un’altra apparizione di Fiocco di neve, scomparso quattro anni prima della scrittura di questo breve testo per una rara forma di cancro alla pelle. In cattività anche dopo la morte.

re bianco gorilla toffolo
Grab dall’introduzione della riedizione del graphic novel da parte di BAO

Davide Toffolo gli ha dedicato – per suo stesso giudizio – uno dei suoi libri più belli, ll Re Bianco, ripubblicato da quest’anno da Bao Publishing in una nuova edizione. Anche se l’introduzione disegnata per l’occasione da Toffolo sembra il minimo che un autore deve fare per far tornare sugli scaffali un suo lavoro, il libro in sé ha un grande valore. Fiocco di neve era per Toffolo una specie di divinità, e mentre l’osserva rinchiuso in gabbia dà al lettore una vera possibilità di riflettere su cosa sia un idolo.

Giovanni Ortoleva

[1] Per celebrare “il matrimonio con la città”, dicono alcuni. Chi scrive pensa invece che nel gesto ci fosse la volontà di accostare la cattività al matrimonio. Visto al contrario, il simbolo che rende il gorilla albino una moglie trofeo trasforma anche una sposa in una preda di guerra. Ma questa è l’umile opinione del vostro redattore e infatti se ne va affanculo in una nota a piè di pagina.

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