Il giro del mondo in 4 notizie #34

Gentili lettori,

Bentornati alla nostra rassegna settimanale della stampa estera! 

Con oggi chiudiamo più di un anno di rassegne, un anno impegnativo e affascinante. Fino a settembre il nostro giro del mondo in notizie si ferma. E poi? Lo scopriremo solo vivendo.

Vi portiamo in Turchia, dove Erdogan ha vinto le elezioni con grande costernazione di giornalisti e amanti della democrazia in generale, andiamo poi negli Stati Uniti, con uno scomodo parallelo storico fra le azioni attuali del governo nei confronti dei bambini migranti e la Germania nazista, e ci spostiamo poi proprio a Berlino a seguire una curiosa corsa in tandem con rabbini e iman. Parliamo poi di crisi abitativa in California e di soluzioni semplici che però trovano opposizioni complesse, e ci separiamo infine con un video istruttivo e inquietante sulla crescita delle organizzazioni terroristiche in Africa.

Buona lettura e buona estate!

Quick et nunc

Bene, non è una grande sorpresa, anche se in fondo speravamo il contrario. Recep Tayyip Erdogan è stato eletto presidente di Turchia, con la nuova costituzione da lui stesso messa in vigore che dà ampi poteri alla figura presidenziale. A breve, il restyling del look: giacca e cravatta sono occidentaliste e laiche, mentre un bel paio di pantaloni larghi con fascia in vita, scarpe a punta e turbante ci fa tornare ai sani valori di una volta. Si stava meglio quando si stava ottomani e si conquistavano imperi. 

Scherzi a parte, ecco un’analisi dei risultati: l’annuncio della vittoria è arrivato prima che lo spoglio dei voti fosse finito, quando le percentuali di Erdogan erano oltre il 50%. La maggioranza non è comunque assoluta, e il partito del sult-, ops, presidente dovrà comunque contare su un’alleanza per governare. Il partito curdo HDP entra in parlamento con oltre l’11% dei voti, unica nota leggermente positiva. Interessante constatare (a margine, l’articolo non ne parla) come Erdogan abbia ricevuto una percentuale di voti più alta da parte dei turchi residenti all’estero che in casa.

A snap analysis of Turkey’s snap election

Fonte: NBC News

Scavando a fondo

Donald Trump ha ritrattato la politica di separazione delle famiglie. Bon. Non era così difficile. Certo, non fosse stata neanche iniziata, magari… A questo punto, però, cosa sarà delle centinaia di bambini già separati dalle loro famiglie? Saranno riuniti con i genitori? Mentre questi dubbi crescono, si svolge in contemporanea un processo in Germania che crea un parallelo interessante. L’accusa ha citato in giudizio il governo tedesco per una pratica poco conosciuta dei nazisti: il rapimento dei bambini. Uno degli scopi del governo di Hitler era creare una razza ariana uniforme, e a tal fine, i nazisti rapivano dai territori occupati bambini che rispecchiassero i canoni della razza. Li portavano poi in centri di rieducazione, dove venivano privati della loro cultura e lingua d’origine e indottrinati, e li davano infine in adozione a coppie fedeli all’ideale nazista.

Per quanto gli obiettivi siano diversi, il trauma della separazione alla base degli avvenimenti è lo stesso. Molti di questi bambini non hanno mai rivisto le loro famiglie. L’accusatore del processo attuale, a nome (adottivo) Lüdeking, ha scoperto di essere di origine polacca, ma il nome con cui è stato registrato all’orfanotrofio è probabilmente falso, ed è difficile che possa mai sapere chi fosse la sua vera famiglia. Lüdeking vuole essere riconosciuto come vittima dei crimini nazisti e ricevere risarcimenti per ciò che gli è successo. Il suo caso verrà probabilmente respinto, per evitare che la Germania si trovi a dover compensare tutte le vittime di questa pratica, molte delle quali non ne sono consapevoli, o non sono più vive. Ma l’avvenimento costituisce un monito: se il governo di Trump non si impegna a restituire alle famiglie tutti i 2,300 bambini vittime di separazione, la sofferenza e il trauma possono essere enormi. Ed essendo alla luce del sole, non nascosti come nel caso della Germania nazista, questi bambini avranno sicuramente qualcuno che combatterà per loro in futuro. In tribunale, se necessario.

Consigli per i click

C’erano un rabbino, un iman e un tandem. No, non è una barzelletta, ma l’iniziativa congiunta di due comunità religiose a Berlino. Una corsa in tandem per mostrare come si possa costruire comunicazione e tolleranza. “Possiamo imparare gli uni dagli altri, possiamo scambiarci idee”afferma il rabbino Elias Drey. L’associazione Leadership Berlin ha fondato nel 2013 il progetto di educazione e incontro “meet2respect” che comprende tenere classi congiunte in sinagoghe o moschee o, come in questo caso, condividere il tempo libero.

“Noi rabbini e iman dovremmo dare l’esempio”, il teologo Ender Cetin, compagno di tandem di Drey, è convinto, “vogliamo mostrare che siamo contro ogni tipo di discriminazione, contro l’antisemitismo, contro la discriminazione dei musulmani”. I membri dell’associazione spesso ricevono critiche all’interno delle proprie comunità per il loro lavoro di promozione del contatto  fra i due gruppi. Ma continuano. Sono convinti che in un momento in cui i messaggi di odio sono così forti, ci sia sempre più bisogno di chi invece parla di tolleranza e di comunicazione. E probabilmente hanno ragione.

Schermi diversi

Condividiamo con voi un’analisi molto interessante di Wired sul problema dei senza tetto in California. La regione è un paradosso: la quinta economia mondiale, casa di giganti high-tech come Facebook e Google e 55.000 senzatetto nella sola regione di Los Angeles. Le città della Costa Occidentale tendono a non avere legislazioni sul diritto alla casa, perciò il risultato è la proliferazione di tendopoli e un continuo aggravarsi del problema tra gli strati più poveri della popolazione. Il nocciolo del problema? La carenza di case.

La California è in crisi abitativa, e per quanto gli esperti, dati alla mano, si diano da fare a dimostrare che il problema dilagante dei senzatetto verrebbe significativamente ridimensionato dalla costruzione e allocazione di alloggi a basso costo, e per quanto (ebbene sì!) anche alcuni giganti della tecnologia stiano investendo in associazioni benefiche e progetti di edilizia a questo scopo, il problema principale sono gli abitanti. Molti sono d’accordo che le case a basso costo sono necessarie, ma nessuno le vuole nel proprio vicinato. Così le associazioni benefiche si stanno dando al marketing. Operazioni come la costruzione di unità abitative dotate di servizi per il quartiere aiutano la causa. Qualcosa si sta muovendo, perché la città di Los Angeles nel 2017 ha registrato un calo dei senza casa per la prima volta in quattro anni. Speriamo sia l’inizio di un miglioramento.

Big Tech Isn’t the Problem With Homelessness. It’s All of Us

Altro giro, altro regalo

I primi cinque mesi del 2018 hanno visto un gran numero di attacchi terroristici in Africa da parte di gruppi fondamentalisti islamici. Alcuni sono affiliati all’Isis, altri ad Al-Qaeda. Questo video di Vox racconta come i gruppi hanno stabilito la loro influenza nel continente africano, a partire dalle operazioni di Boko Haram in Nigeria.

Parole, parole, parole

Il sostegno dei turchi tedeschi a Erdogan è stato fonte di gravi polemiche. La Germania ospita la più grande comunità turca fuori dalla Turchia, con stime che contano dai 4 ai 7 milioni di persone, inclusi discendenti. Il 65% dei turchi tedeschi ha votato per Erdogan nelle elezioni. Cem Özdemir, ex co-leader del partito dei Verdi di origine turca, commenta così:

“Diciamo la verità: i turchi tedeschi che festeggiano la vittoria di Erdogan non solo festeggiano il loro leader totalitario, ma esprimono anche il loro rigetto della nostra democrazia liberale. Come l’AfD (nda: il partito euroscettico di estrema destra Alternativa per la Germania). Dobbiamo preoccuparci.”

Francesca Maria Solinas

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