Il giro del mondo in 4 notizie #33

Gentili lettori,

Bentornati alla nostra rassegna settimanale della stampa estera! 

Vi portiamo nei ‘centri di accoglienza’ dove vengono tenuti i minori separati dai genitori in Texas, poi in Afghanistan dove la popolazione tormentata dalla guerra contro i Talebani ha avuto una breve tregua durante Eid, in Russia con un’analisi sul rapporto tra mondiali e immagine internazionale e in Africa a scoprire come i data stanno aiutando i governi a fare scelte più informate. Scopriamo poi insieme nel regalo di oggi cos’è una guerra commerciale.

Buona lettura!

Quick et nunc

Una storia già segnalata da noi in una precedente rassegna, che adesso sta esplodendo a livello internazionale: i minori in arrivo dal Messico negli Stati Uniti che vengono separati dai genitori e mandati a stare in centri temporanei. Credo che il primo paragrafo dell’articolo riassuma la situazione meglio di come potrei fare io:

“In un vecchio magazzino nel sud del Texas, centinaia di bambini aspettano lontano dai loro genitori in una serie di gabbie fatte di recinzioni metalliche. Una gabbia ha dentro 20 bambini. In giro sono sparse bottiglie d’acqua, buste di patatine e grandi fogli di alluminio che fungono da coperte. Una ragazza ha detto a un portavoce che si stava prendendo cura di una bambina che non conosceva perché la zia della bambina era nella struttura da qualche parte. Ha detto che ha dovuto mostrare ad altri nella sua cella come cambiare i pannolini alla bambina.”

Dall’inizio di questa politica, più di duemila bambini sono stati separati dai genitori, tra le proteste di associazioni umanitarie e gruppi religiosi. La separazione crea già di per sé traumi gravi e difficili da recuperare nel corso della vita, anche senza le condizioni da zoo o prigione in cui questi minori vengono in seguito tenuti. Gli ufficiali delle pattuglie di confine giustificano la misura come un deterrente per chi vuole entrare negli USA illegalmente, e sostenendo che comunque permettono alla maggior parte delle famiglie con bambini sotto i cinque anni di restare unite. La situazione citata sopra, con la bambina – di quattro anni – affidata alle cure di una ragazza sconosciuta per tre giorni, contraddice quest’ultima, peraltro debole (chi pensa che un bambino di cinque anni sia in grado di essere separato dai genitori?) obiezione. Da qualsiasi parte la si guardi, una situazione aberrante. Che molti la difendano, è segno di un ben triste stato di cose.

Separation at the border: children wait in cages at south Texas warehouse

Fonte: The Guardian

Scavando a fondo

Durante Eid per la prima volta si è avuto in Afghanistan un cessate il fuoco di tre giorni da parte delle forze dei Talebani. Un avvenimento assolutamente nuovo, perché in due decenni di offerte di tregua temporanea da parte del governo, è la prima volta che i Talebani accettano, seppur per breve tempo. Lo scopo del governo afghano presieduto da Ashraf Ghani è di iniziare un dialogo che possa portare a una fine della guerra. I Talebani tuttavia ribadiscono che negozieranno solo direttamente con gli USA, poiché considerano il governo dell’Afghanistan un puro strumento, un burattino nelle mani del potente alleato. Che ciò accada è però improbabile, perché le forze talebane sono profondamente divise e alcuni comandanti stanno acquistando maggiore potere sul campo rispetto alla leadership basata in Pakistan. Inoltre, gli Stati Uniti sono in una fase di indecisione in cui non sanno se rimanere in Afghanistan fino alla completa sconfitta dei Talebani o ritirarsi in fretta. In questa situazione confusa e drammatica, in cui i Talebani portano avanti un’offensiva da mesi, e l’ISIS sta anch’essa stabilendo una presenza nel paese, questi pochi giorni sono stati una tregua breve. Breve e imperfetta, perché interrotta da due attacchi dell’ISIS. Ma meglio di niente.

Consigli per i click

Cercare di migliorare l’immagine internazionale tramite lo sport è in Russia un’attività di soft power con una lunga tradizione, che arriva fin dall’era sovietica. I mondiali di quest’anno sono un altro passo in questa direzione, ma è ancora sufficiente e soprattutto, è ancora necessario? Questo articolo dell’Atlantic confronta la situazione attuale con le olimpiadi invernali di Sochi nel 2007. Allora la Russia sembrava un appetibile partner commerciale, non conoscevamo ancora la crisi e di Brexit neanche a parlarne. Le olimpiadi avevano significativamente migliorato l’immagine internazionale del gigante russo, nonostante qualche piccolo trascurabile scandalo organizzativo e i soliti pettegolezzi sui diritti umani. In seguito vennero le azioni contro Crimea e Ucraina e, inspiegabilmente, l’attribuzione dei mondiali di quest’anno. Mentre Sochi era un tentativo di miglioramento, i mondiali sembrano più una conferma. La conferma che la Russia ora è forte e convinta della sua politica interna e internazionale, e può infischiarsene della sua immagine. Con i governi dei paesi dell’est Europa, Italia e USA che cercano sempre più vicinanza e collaborazione, con l’unità stessa dell’Unione Europea in dissoluzione, quanto tempo potranno ancora durare le sanzioni contro la Russia? Sembra proprio che stavolta sarà Putin a ridere per ultimo.

Schermi diversi

Mentre nel nostro angolo di globo si va sempre più su una politica basata su pregiudizi e sensazionalismi, in Africa molte associazioni si muovono nella direzione opposta. Organizzazioni come The Africa Evidence Network lavorano con l’obiettivo di mettere informazioni provate e sicure a disposizione di chi prende decisioni. Le azioni sono volte a rimuovere i muri di diffidenza e disinformazione che spesso separano i ricercatori dai cittadini e dai politici. A questo scopo è stato costituito l’Africa Evidence Leadership Award, un premio diretto a chi lavora proprio sull’informare le decisioni pubbliche e politiche, al fine di alzare gli standard e creare sempre più comunicazione di dati fra accademia e società. La vincitrice dell’edizione inaugurale, Velia Manyonga, è capo della divisione di ricerca nel Parlamento del Malawi e il suo lavoro consiste nel generare dati da fornire ai membri del parlamento per gli incontri e i dibattiti. Una boccata d’aria fresca per noi che siamo dispersi nel regno delle fake news.

Africa takes steps to earn its stripes in using evidence to inform policy

Fonte: Quartz

Altro giro, altro regalo

Ne abbiamo sentito parlare molto ultimamente, e oggi vi regaliamo una spiegazione dettagliata pubblicata da Vox: cos’è una guerra commerciale? Come si vince? Lo scopriamo in questo contenuto speciale, ma una cosa sembra sicura: una guerra commerciale danneggia tutte le parti in causa. L’aumento dei prezzi dei beni di consumo può far ristagnare l’economia. Inoltre, sistematicamente si tende a porre tasse più alte su prodotti che costituiscono gran parte della spesa di famiglie povere, come abbigliamento economico, scarpe e zucchero.

Insomma, una guerra commerciale, come quella in cui sempre più sembrano impegnati Cina e Stati Uniti, è come qualsiasi altra guerra: una brutta notizia.

Parole, parole, parole

Francesca Maria Solinas

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