Il giro del mondo in 4 notizie #31

Gentili lettori,

Bentornati alla nostra rassegna settimanale della stampa estera! 

Vi portiamo in Guatemala, dove una terribile eruzione vulcanica ha sommerso interi centri abitati e ucciso centinaia di persone. Andiamo poi in Spagna, dove i recenti tumulti politici hanno portato alle dimissioni di Mariano Rajoy, sostituito dall’interessante e improbabile figura del socialista Pedro Sánchez come capo del governo. Scopriamo poi la nuova, quasi disumana politica di gestione dei flussi di immigrazione negli Stati Uniti che comporta il separare i genitori dai figli. Concludiamo con un’appassionata difesa del potere politico della scienza, e con un regalo da Motherboard che vi farà scoprire la connessione tra internet e gli oceani.

Buona lettura!

Quick et nunc

Ieri in Guatemala è avvenuta l’eruzione vulcanica più violenta in più di un secolo. Il vulcano Fuego è uno dei più attivi nell’America Latina, e aveva già manifestato attività in febbraio, eruttando cenere fino all’altezza di quasi due chilometri nel cielo. L’eruzione di ieri però è stata molto più intensa, con cenere che è arrivata fino a sei chilometri nel cielo. L’evento catastrofico ha ucciso almeno 25 persone nei villaggi vicini, con flussi di gas e detriti rapidi che hanno sepolto le vittime nelle loro case. Centinaia i feriti e i dispersi. Alcuni dei centri vicini sono stati letteralmente sommersi da materiale vulcanico, e i soccorritori stanno ancora cercando di raggiungere i villaggi più vicini.

Guatemala volcano: Dozens die as Fuego volcano erupts

Fonte: BBC News

Scavando a fondo

Tanto per contribuire al clima saldo e rilassato che si respira quest’anno in Europa, la Spagna ha cambiato leader. Mariano Rajoy, l’uomo forte del Partito Popolare, viene accusato (e non è la prima volta) di corruzione e appropriazione di fondi, e il parlamento approva un voto di sfiducia che lo costringe a dimettersi e porta a capo della Spagna un improbabile avversario: Pedro Sánchez. Ma chi è Pedro Sánchez? Un economista, esponente del Partito Socialista, e politico dal curriculum travagliato. Entrato nelle fila del suo partito nel 2014 per sostituire un esponente che dava le dimissioni, e nel 2015 va alle elezioni dove il suo partito ottiene il peggior risultato di sempre. Si scontra successivamente con Rajoy, che accusa di corruzione, e il risultato è un blocco politico che costringe a nuove elezioni sei mesi dopo. Il suo partito lo scredita e lui si dimette, sia dal partito che dal parlamento, per non dover appoggiare Rajoy nel compromesso di formare un nuovo governo. A quel punto, Sánchez inizia a girare la Spagna per ricostruire la sua base di consenso, e mesi dopo torna a cas, ehm, torna a vincere la rielezione per la guida del Partito Socialista. Crea alleanze in parlamento e ci piace immaginarlo mentre aspetta l’occasione giusta. Che arriva con le nuove accuse di corruzione a Mariano Rajoy. A quel punto, Sánchez mobilita il parlamento e chiede un voto di sfiducia contro Rajoy. E prende il suo posto. Una vittoria, non del Partito Socialista, che lo appoggia solo in parte, ma strettamente di Pedro Sánchez. E adesso? Adesso prepariamo i popcorn.

Pedro Sánchez, Spain’s New Leader, Returns From the Political Wilderness

Fonte: The New York Times

Consigli per i click

Le politiche di gestione dell’immigrazione negli Stati Uniti si spostano sempre di più verso un principio che, per citare l’articolo del New Yorker che condividiamo con voi oggi, si può riassumere in “rendere la vita difficile alle persone”. All’inizio della presidenza, il dipartimento di sicurezza nazionale ha cercato nuove misure per limitare i flussi in ingresso dal Messico, e fra le varie proposte, ne è apparsa una: separare i bambini dai genitori. Un’idea giudicata immorale, che però in discussioni successive continuava a ricomparire. L’estate scorsa, i giudici dell’immigrazione e i difensori d’ufficio lungo il confine hanno iniziato a notare una tendenza preoccupante: genitori che attraversavano il confine con i figli e arrivavano ai centri di detenzione da soli. Ci sono voluti mesi per ottenere un’ammissione aperta da parte dell’amministrazione: prima c’è stata negazione, poi scuse sempre più palesi, tentativi di sminuire, e infine, lo scorso aprile, un’aperta ammissione. “Questi genitori contrabbandano i loro figli, noi li perseguiamo come facciamo con qualunque criminale negli Stati Uniti”. Intanto le famiglie vengono separate, i bambini, anche neonati, vengono affidati al dipartimento di salute e cure umane che già lavora al 90% della sua capienza, e spesso i genitori rimangono senza loro notizie per mesi. L’amministrazione Trump nel primo periodo si vantava di aver ridotto l’immigrazione, ma ora che i livelli sono tornati pari a prima della sua elezione, quale sarà la soluzione? Rendere la vita difficile alle persone, anche ai bambini,

How the Trump Administration Got Comfortable Separating Immigrant Kids from Their Parents

Schermi diversi

Un’appassionata difesa della scienza come entità politica, capace di contribuire all’evoluzione della società, di contrastare la “narrativa dei potenti”: il concetto stesso di ‘scoperte rivoluzionarie’ rivela il potere sociale e politico della scienza. Certo non bisogna farsi illusioni, il meccanismo può funzionare anche in senso opposto: la scienza spesso ha supportato regimi autoritari, o è stata pilotata da interessi economici e finanziamenti. In questo pezzo di opinione su Al Jazeera lo schieramento (o assenza di esso) avviene in merito al conflitto tra Israele e Palestina e al boicottaggio di Israele. Le visioni in merito sono divergenti: alcuni scienziati, secondo l’autore, “sono così comodi nel loro elitarismo che preferiscono ignorare le uccisioni di civili da parte di un occupante militare”. L’autore va avanti a citare che molti scienziati in Israele supportano attivamente il suo apparato di repressione e lavorano al perfezionare la tecnologia del suo esercito, mentre i ricercatori nelle scienze sociali costruiscono un mito di Israele che cancelli i palestinesi dai libri di storia e dalla coscienza collettiva. L’autore rifiuta le accuse di antisemitismo frequenti nei confronti di chi sia favorevole al boicottaggio di Israele: dal suo punto di vista, boicottare un’accademia attivamente schierata significa semplicemente boicottarne la politica. Una scelta politica della scienza a fronte di altre scelte politiche.

Let’s stop pretending that science is apolitical

Fonte: Al Jazeera

Altro giro, altro regalo

Il video di oggi ci porta in una casa che da fuori non sembra granché, ma nasconde qualcosa di cui noi tutti sentiremmo la mancanza se smettesse di funzionare: cavi. I cavi che creano la rete internet che noi conosciamo e che scorrono sul fondo dell’oceano, per arrivare poi a connettersi proprio in questa casa. Si trova in Danimarca e collega i cavi sottomarini di tutto l’Atlantico. Il cavo che connette gli Stati Uniti è lungo 7500 chilometri, per fare un esempio. Una vera autostrada sottomarina.

 

Parole, parole, parole

“Abbiamo visto che la lava stava scorrendo sui campi di granturco, e siamo corsi verso una collina. Credo che [la mia famiglia] sia rimasta sepolta.”

Consuelo Hernandez, sopravvissuta all’eruzione del vulcano Fuego in Guatemala

Fonte: Cambio16

Francesca Maria Solinas

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