La Crisi dei Ministri – di soldi finiti, spread ed Europa

Hello Spread my old friend, verrebbe da cantare in questi giorni. Sì, perché da ormai una decina di giorni i mercati internazionali hanno deciso di prender parola sulla formazione del nuovo governo italiano. Da quando Lega e Movimento 5 Stelle hanno formato una coalizione di governo attorno al celeberrimo contratto di governo, indicando nella figura del Prof. Giuseppe Conte il candidato Presidente del Consiglio, in Europa e sui mercati finanziari sono cominciate le preoccupazioni.

Mentre scrivo queste righe, in sottofondo suona “I Soldi Sono Finiti” album di esordio de “I Ministri”. Vuoi per il nome della band, per il titolo dell’album o perché semplicemente mi va, ho deciso di sviluppare questo approfondimento sulle note delle canzoni contenute nel disco.

“I Soldi Sono Finiti”

Ma noi non siamo puliti, suoniamo per non lavorare mai

L’attacco esterno è stato politico e ha utilizzato i soliti strumenti politico-economici: espressione di preoccupazione, delegittimazione, pressione sui mercati.
Il contratto di governo firmato dalla neonata coalizione è un documento iper-politico che indica la direzione che  il governo Conte, supportato da Lega e Movimento 5 Stelle, prenderà. È iper-politico non solo perché contiene idee politiche contrastanti (redistribuzione finanziata con i contributi da lavoro dipendente, assistenzialismo e misure di repressione chiaramente indirizzate verso una maggiore esclusione sociale), ma anche perché l’assenza di un’indicazione di massima circa le coperture previste lascia supporre che i soldi sarebbero arrivati o tramite tagli, o tramite debito, e questa è, di fatto, una scelta politica.

A partire da questo punto è cominciata la fase di preoccupazione, con una serie ripetuta di commenti di commissari, ministri e politici europei che ammonivano l’Italia di “restare entro i confini della ragione” e sostanzialmente di non stravolgere le riforme ultra-europeiste del governi Monti, Renzi e Gentiloni (pensioni, mercato del lavoro e immigrazione). Fuori dai circoli “alti” della politica internazionale si è poi proceduto alla fase di delegittimazione politica dell’intero sistema Paese, il cui esempio più lampante è stato l’editoriale dello Spiegel in cui, senza mezzi termini, veniamo definiti come accattoni ingrati.

Dalle parole ai fatti, al momento decisivo, tra le consultazioni di Conte con le forze parlamentari e l’incontro per nominare i Ministri della Repubblica con il capo dello Stato, i mercati hanno riproposto un vecchio strumento di risoluzione del conflitto: i soldi. Preoccupati per la pressione che il nuovo esecutivo avrebbe posto sui conti pubblici, gli operatori finanziari in possesso di titoli di Stato (già emessi) hanno deciso di vendere a prezzo inferiore, per liberarsi dal rischio, alzando così il rendimento dei titoli. Il processo alla base di questo fenomeno è relativamente semplice. Chi possiede un investimento rischioso sarà disposto a venderlo ad un prezzo inferiore pur di non rischiare di trovarsi in mano carta straccia. Sul mercato ci sarà qualcuno disponibile ad acquistarlo, purché ne valga la pena economicamente. Dato l’importo prefissato delle cedole – il titolo è già emesso – chiunque si aggiudichi il titolo ad un prezzo inferiore avrà un rendimento netto maggiore.

Lo Spread, il differenziale tra rendimento dei titoli di Stato a 10 anni e l’equivalente tedesco, che misura questa variazione dei livelli di rendimento, nei giorni della crisi è tornato a salire costantemente, per poi ridursi con l’annuncio del nuovo governo. Non una novità, a ben vedere, dal momento che anche in pieno governo Gentiloni si era arrivati ad uno spread superiore ai 200 punti base. La differenza è che allora non venne usato come strumento di persuasione politica.

Abbiamo già visto nel 2011 quanto possa essere problematica per un paese democratico (il giudizio di valore sulla caduta di Berlusconi non è qui oggetto di indagine) l’ingerenza dei mercati e ora ne abbiamo avuto un’ulteriore prova.

Andamento Spread serie storica
Fonte: Borse.it

“I Nostri Uomini Ti Vedono”

La tua testa, ce l’abbiamo noi, ce l’hai data un giorno che ti pesava troppo e poi
non l’hai più chiesta perché ora sai, che lì dentro non sei stato solo mai

Altro elemento critico, complementare al giudizio negativo sul contratto di governo, è stata la candidatura del Prof. Paolo Savona al Ministero di Economia e Finanza. Ex-tutto ciò che riguarda l’establishment accademico e finanziario, Paolo Savona ha rivisto le proprie opinioni sull’Euro virando verso un più critico approccio. La sua presenza nel ministero di via XX settembre sarebbe sicuramente stata una garanzia per i vari Salvini, Borghi e Siri, perché avrebbe garantito un approccio tale da favorire le maggiori iniziative economiche (Flat Tax, taglio accise su benzina e della tassa su e-cigarette). Inoltre, secondo le dichiarazioni del leader del Carroccio, Savona avrebbe avuto una forza maggiore di tutti i candidati politici delle due forze, soprattutto in chiave euroscettica. Nonostante la neonata coalizione gialloverde non avesse mai accennato pubblicamente a un’uscita dall’Euro, quanto piuttosto a una ridiscussione dei trattati per favorire gli interessi nazionali, il Presidente della Repubblica e i suoi collaboratori hanno stretto la telecamera su questa figura ambigua, candidata al super-ministero dell’Economia e Finanza, rendendola simbolo di una crisi istituzionale che con Savona non aveva molto a che vedere.

Al termine di una settimana tragicomica, il Prof. Paolo Savona è stato spostato al Ministero per gli Affari Europei, con il dicastero di Economia e Finanza assegnato al più europeista Giovanni Tria. La pressione ha funzionato.

“Piano Per Una Fuga”

Non riesco nemmeno a stare nascosto, perché non ci credi neanche tu

A Savona e Salvini era stata attribuita dal Presidente della Repubblica l’intenzione di voler preparare un piano di uscita dall’Eurozona non validato dal mandato elettorale. Questa interpretazione è obiettivamente la più interessante anche per capire i motivi della crisi cui si è giunti, con un governo tecnico di minoranza destinato a morire prima ancora di essere nato e il ritorno ad un governo gialloverde – pur emendato della sua figura più controversa.

Non è un segreto che, soprattutto all’interno della Lega, alcuni parlamentari influenti sono apertamente schierati verso un “piano b” di uscita dall’Eurozona – mi riferisco a Claudio Borghi, ad Alberto Bagnai, ma anche lo stesso Salvini. Una prospettiva di governo di legislatura, il cui ultimo anno appoggiato da un Presidente della Repubblica a loro meno ostile (nel 2022, un anno prima della fine della legislatura si eleggerà il successore di Mattarella), avrebbe garantito alla Lega il tempo di elaborare e proporre agli elettori una proposta di superamento dell’inquadramento europeo, passando verosimilmente dall’abolizione dell’articolo 81 della Costituzione, il pareggio di bilancio il cui appoggio sarebbe stato probabilmente transparlamentare. In questo senso la presenza di un Ministro dell’Economia euroscettico avrebbe garantito quella atmosfera di scontro permanente sufficiente a favorire una discussione indirizzata ideologicamente verso sovranismo e autonomia.

“Meglio Se Non Lo Sai”

Quello che non si sa, si scioglie ai raggi del primo sole

Se questa interpretazione fosse corretta, la mossa del Quirinale e dei mercati potrebbe avere una differente chiave di lettura. L’incarico a un governo morituro e le nuove elezioni a fine estate avrebbe imposto tempistiche strettissime a una campagna elettorale guidata dallo scontro istituzionale ed europeo. In questo modo, i due movimenti avrebbero dovuto concentrare la narrativa antieuropea in pochi mesi, estivi (e non è banale), palesando anche le exit-option sul tavolo, accelerando una discussione che, dato il tema delicato e le conseguenze in ballo, necessiterebbe almeno di una legislatura per essere trattata in modo soddisfacente, o forse anche due.

Impostare una campagna elettorale anti-Euro su rabbia e frustrazione, senza dare elementi e input informativi adeguati avrebbe esposto le basi elettorali alla “repressione” del mercato, o meglio all’utilizzo politico di una fase di incertezza all’interno dei mercati finananziari. Il livello raggiunto dai rendimenti dei titoli di Stato, misurato dallo Spread, avrebbe ricordato a tutti il prezzo da pagare, mentre il fuoco di sbarramento mediatico avrebbe invitato alla responsabilità, soffocando in questo modo l’indignazione nel ricatto. In questo senso, non è nemmeno escluso che un partito europeista avrebbe potuto guadagnare qualche voto da chi vedeva messo in discussione il proprio status-quo – mi riferisco al Partito Democratico, segnando però la totale separazione tra Partito e basi sociali.

“La Piazza”

Dovessi avere dei problemi a convincermi di nuovo di aver bisogno di avervi intorno, Io volevo la guerra! E invece tutti che già pensano al ritorno

La reazione schizofrenica e aggressiva dei due movimenti alla caduta del primo tentativo Savona ha trascinato gli eventi verso un esito non previsto. Caduta o fatta cadere l’ipotesi Conte, Mattarella ha convocato e affidato l’incarico a Carlo Cottarelli, uomo del Fondo Monetario Internazionale, Mr. Spending Review. Il Partito Democratico, terrorizzato dal mostrarsi il solito partito in supporto a governi tecnici, ha deciso di astenersi al voto di fiducia al nuovo governo tecnico, prospettando in questo modo l’unicum storico di un governo senza alcun voto di fiducia.

Il Quirinale, che si è mosso da solo perché solo era stato lasciato da ogni forza di opposizione alla coalizione M5S-Lega, e da solo ha dovuto sbrigliare la situazione, ricominciando un dialogo con le forze politiche per ripristinare l’ipotesi Conte. Alla fine, il governo si è fatto, e sarà pure meno euroscettico.

“Abituarsi Alla Fine”

C’è solo un modo per vedere oltre, pianificare la propria morte ed è fare debiti

Quel che è certo è che la situazione sembra rientrata su binari istituzionali “tradizionali”. Il governo si farà e sarà politico (seppur con quattro docenti universitari, Presidente del Consiglio, Economia, Affari Europei ed Esteri). Il Quirinale ha ottenuto garanzie sul Ministero dell’Economia, il M5S ha il suo primo governo e la Lega, che per la prima volta dall’inizio della crisi si è forse trovata ingarbugliata nelle sue trame, ha comunque portato a casa i ministeri che chiedeva. Un governo stabile non euroscettico ha tranquillizzato i mercati e i rendimenti dei titoli sono tornati a calare, con la borsa di Milano che riacquista il terreno perduto. Mancherebbe solo un’opposizione in grado di criticare il programma di governo sulla base delle posizioni in termini di politiche sociali e diritti, con un po’ meno interesse per le dubbie coperture, giusto per non dare l’idea di avere un piano simile ma più realistico. Le differenze tra le forze parlamentari non deve essere il realismo economico.

 “Lo Sporco Della Grecia”

“Quando non ci sarà più posto, quando non ci sarà più tempo”

Ad ogni modo il momento storico è interessante. Infatti, nonostante l’apprezzamento europeo sia ai suoi massimi secondo le rilevazioni ufficiali, è difficile trovare nei Paesi del Sud posizioni acritiche nei confronti dell’Unione e delle sue regole. Questa frizione istituzionale sdogana a mezzo Quirinale (che primo ha posto il tema) il dibattito sull’opportunità di un piano b o meno, di una posizione dura, anche di ricatto, che porti ad un ribilanciamento dei rapporti di forza tra Stati membri e tra basi elettorali. Anche perché è informazione di dominio pubblico che una riflessione in seno ai Paesi del Nord in questo senso e in direzione di una esclusione è già stata intrapresa. Sarebbe meglio gestire una eventuale crisi in prima persona. I problemi vanno affrontati quando ce n’è la possibilità e per l’Italia è arrivato il momento di fare i conti con la sua collocazione europea, mai così messa in discussione come negli ultimi sette giorni.

Il rischio, d’altronde, è andare avanti a “Fari Spenti”.

Si ricomincia dal basso con le facce scure, si ricomincia dai muri e non dagli arcobaleni che nascono spesso sopra i soldi

Luca Sandrini

Immagine copertina: Opera murale di Blu a Tessalonica, Grecia (da: BLU, Minima Muralia, Zooo print&press)

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