francesco motta live

Motta ha scoperto che a 30 anni si è felici

C’è amore. Tanto amore nel nuovo tour di Motta. Amore per la musica, per la sua band, per la sua famiglia, per Carolina Crescentini, attrice, ma soprattutto fidanzata del cantautore alla quale si rivolge più volte durante il live.

Di Motta ci è sempre piaciuta la capacità di raccontare una fase complessa che, bene o male, noi (in redazione) stiamo vivendo, quella fine dei vent’anni che è sì, un po’ come essere in ritardo, ma anche molto di più. Il primo disco da solista del livornese era letteralmente impregnato di questo senso di angoscia che trova nella condivisione quasi un modo per esorcizzarsi. Un disagio che ti prende al collo e un po’, per forza di cose, ti serra il respiro.

E poi, cosa è successo dopo? Un anno senza concerti, un disco nuovo, “Vivere o morire”, e il ritorno sul palco – lunedì 28 maggio su quello dell’Estragon Club di Bologna, qui le date del tour estivo – con un’energia straripante. Motta ha compiuto 30 anni e, come non manca di affermare a gran voce lui stesso, oggi sta molto meglio di prima. Riprende il discorso esattamente da dove si era interrotto: se, infatti, la scaletta del tour precedente si concludeva con l’invito, ripetuto, ostinato, di Prenditi quello che vuoi, quella del nuovo non può che partire con Ed è quasi come essere felice, ad evidenziare con la matita rossa quello che è cambiato.

Le canzoni si intrecciando dialogando tra loro, le parole si fondono nella musica. Percussioni e tastiere fanno la differenza, accompagnando e proteggendo i testi che continuano a parlare dritti alla pancia. Già ci eravamo soffermati su quattro canzoni che, secondo Sofia Torre, segnano in maniera marcata l’inizio dei trent’anni: dal vivo, la struttura narrativa dei brani acquista ancora più rilievo. La fine dei vent’anni evolve in Quello che siamo diventati che, dato che siamo umani, non è sempre perfetto, non è sempre idilliaco, per cui c’è bisogno di chiedere scusa, alle volte, e scegliere di Vivere (o morire). È la maturità di una storia d’amore a dipanarsi nella mente, una maturità fatta di normalità, errori ed emozioni. La stessa che a volte s’annebbia, volontariamente, perché “non c’era niente di male, potevamo fermarci, dovevamo sbagliare”. La prima volta, dunque, e poi Chissà dove sarai, Per amore e basta, Prima o poi ci passerà.

Il cambiamento di Motta è sottile, profondo, non immediatamente visibile. Apparentemente il modo di cantare, di stare sul palco, di presentarsi al pubblico è lo stesso del tour precedente, ma l’incedere è meno inquieto, c’è meno timidezza, meno distanza. Il livornese dialoga con il pubblico dell’Estragon che si lascia coinvolgere, canta, balla, si dimena come può e applaude con convinzione Federico Camici al basso, Simone Padovani alle percussioni, Cesare Petulicchio alla batteria, Leonardo Milani alle tastiere e ai cori, Giorgio Maria Condemi alle chitarre, presentati, coinvolti e chiamati a farsi sentire più e più volte durante il concerto.

motta concerto bologna

È un rock luminoso, quello di Motta, con la musica suonata per togliere la polvere dalle stanze buie e dalle preoccupazioni. Scorre veloce, un brano dietro l’altro: pochi fronzoli, tanti suoni. Si mescolano brani vecchi come Del tempo che passa la felicità, con quelli nuovi come E poi ci pensi un po’ – ed è bello andare ad un concerto dove tutte le persone attorno a te conoscono sia le une che le altre e le cantano con uguale trasporto.

La conclusione è perfetta sintesi dell’evoluzione e della cifra artistica del livornese: c’è l’intensità quasi cruda di Sei bella davvero, la leggerezza de La nostra ultima canzone, le radici di Fango dei Criminal Jokers (che chi è stato almeno una volta ad un concerto di Motta quasi si aspetta – sì, mi sarebbe dispiaciuto se fosse stata sacrificata), la dolce maturità di Mi parli di te, una lettera intima al babbo che fa stringere il cuore.

Il Motta trentenne è un uomo che vive i suoi amori con forza e visceralità, ma senza mai perdere la dolcezza, come diceva quello.
Angela Caporale
Le foto sono dell’autrice.
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