shout out louds

Gridali forte – Shout Out Louds al Covo

Ci sono due miei amici toscani che sono saliti da Firenze per ascoltare gli Shout Out Louds al Covo, perché lì, in Toscana, certi concerti, è improbabile che arrivino. No, forse non dovevo iniziare così. Riproviamo: ci sono certi concerti che se non arrivano al Covo non arrivano da nessuna parte. No, neanche così.
Riproviamo di nuovo: c’è stato un periodo, diciamo nella seconda metà degli anni Zero, in cui tutti i concerti della scena indie mondiale sembravano passare per Bologna e per il Covo, e forse è stato davvero così. Un periodo in cui ogni fine settimana aveva un appuntamento imperdibile, e in cui lo scrivente, all’epoca giovane, ha probabilmente devoluto al Covo la metà dei suoi averi, senza mai esserne deluso. Poi, la scena indie si è un po’ frantumata, varie cose sono successe, a Bologna hanno aperto locali altrettanto benemeriti (penso ovviamente al Locomotiv e al Freakout, ma potrei citarne altri). Il Covo però è rimasto sempre lì, capace di offrire una programmazione incredibile anche appoggiandosi a locali più capienti (si veda il concerto dei GY!BE all’Estragon dello scorso giovedì).

Inevitabile, quindi, che il tour italiano degli Shout Out Louds, fenomeno indie-pop svedese capace di mettere insieme due album memorabili (e altri tre per niente disprezzabili), dovesse passare per Bologna oltre che per Milano e Roma.
A precederli ci sono i Kytes, un quartetto di Monaco (di Baviera) che l’internet descrive come tropical pop e che, per darne un’idea, sembrano un incrocio impossibile tra i Franz Ferdinand, i Vampire Weekend e gli Hot Hot Heat: basso funkeggiante, melodie catchy e tante citazioni anni Ottanta.

Dopo un’oretta e per un’altra ora e mezza gli Shout Out Louds salgono sul palco e iniziano ad alternare canzoni nuove (Paola, Jumbo Jet) a classici e classicissimi (Fall Hard, Very Loud), infiocchettano la coda di Sugar con una lunga citazione di Out on the Weekend del buon vecchio Neil Young, scuotono la folla con la doppietta Normandie/Impossible e riprendono la corsa attraverso tutti e cinque i loro dischi fino ad una indiavolata Tonight I Have to Leave It parzialmente cantata nel buio illuminato dalla sola torcia del cantante sceso fra il pubblico. Il bis è affidato a Walls e la chiusura alla trascinante Please Please Please, che chiude un’ora di catarsi saltata come non succedeva da un po’.

IMG_20180425_000620.jpg
Scatto dell’autore

C’è stato un momento in cui sembrava – ci sembrava? Mi sembrava? – che l’indie-pop potesse, se non salvare, se non redimere il mondo, almeno renderlo meno brutto. L’indie sembrava rappresentare un’alternativa al pop da classifica ma anche a generi maggiormente di rottura (neanche l’indie-rock avrà mai le asperità non solo del noise o del punk, ma anche dell’alt-rock anni Novanta) e in generale una specie di nicchia, o una via di scampo, a chi cercasse musica intelligente abbastanza da criticare lo status quo ma tranquilla a sufficienza da farlo senza urlare. Musica diversa per dolcioni cuoricioni, con tutto il rischio di escapismo che quest’idea porta con sé, dentro cui immergersi per trovare la propria dimensione ed essere (potenzialmente) felici.

Gruppi come gli Shout Out Louds erano gli alfieri e l’emblema di questa possibilità. Vederli qualche anno dopo fa la stessa impressione che fa ritrovare quegli amici che non si vedeva da un pezzo: un leggero smarrimento prima che tutte le sensazioni che si provavano all’epoca tornino su.
L’indiepop è un genere che ha ancora un futuro – che ha ancora un presente – o può ormai essere consegnato ai sigilli degli anni Zero, storicizzato e soppiantato dall’ITPOP, dalla trap – dalla vaporwave? (Scherzo. Oh, peraltro, nessuno parla più di vaporwave ultimamente: già finito tutto?)
Non credo di essere capace di dare una risposta; quello che so è che martedì 24 aprile ero al Covo a sentire gli Shout Out Louds, ed è stato bellissimo, come sempre.

Giorgio Busi-Rizzi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...