Free Lunch Society – Come Come Basic Income

There is no such a thing as a free lunch” dicevano in coro Milton Friedman e Ronald Regan. Il documentario Free Lunch Society. Come Come Basic Income” (2017) di Christian Tod vuole affermare il contrario e affida il suo pensiero a diversi imprenditori, sostenitori del reddito di base incondizionato.

Il mondo sta assistendo ad un aumento senza precedenti di supporto dell’opinione pubblica attorno al tema del reddito di base, strumento tutto sommato vecchio da un punto di vista puramente teorico, ma recentemente tornato alla ribalta grazie agli sforzi congiunti dei sostenitori raccolti nel Basic Income Network. Il referendum svizzero dello scorso anno, poi fallito, è stato importantissimo da un punto di vista mediatico ed ha allargato di molto il bacino di sostenitori in tutto il mondo.

In questo contesto il documentario di Tod completa l’offerta informativa multimediale costruita per promuovere lo Universal Basic Income (UBI) nell’opinione pubblica. Mentre in “In the same boat” di Rudy Gnucchi il punto di vista era più accademico, con il coinvolgimento di economisti in grado di dare giustificazioni storiche e teoriche per la proposta di reddito, nel film di Christian Tod la parola passa soprattutto all’impresa e agli imprenditori. È il loro punto di vista ad essere richiesto ed è principalmente ad essi che si rivolge, come a voler tranquillizzare una categoria che dovrà rendersi necessariamente protagonista di questo cambiamento epocale.

Sullo sfondo la grande sfida del futuro prossimo: il progresso tecnologico, l’automazione, i mutamenti sociali e con essi la necessità di garantire un sostentamento supplementare ad una classe media ormai in declino.

Gli intervistati si alternano in ordine, ognuno rispondendo ad una critica potenziale avanzata dalla voce narrante. Il disincentivo al lavoro, in particolare, occupa un posto di rilievo nella trattazione, probabilmente proprio per la spinta imprenditoriale del messaggio. La retorica del surfista di Malibu è affrontata statistiche alla mano e con un aneddoto di un proprietario di un ristorante che ha vinto alla lotteria un reddito “a vita”. Vincere non modifica la prestazione di lavoro, ma cambia sostanzialmente l’attitudine verso il lavoro e la qualità di una vita priva delle precedenti preoccupazioni.

Una parte importante è dedicata agli esperimenti di reddito di base in giro per il mondo. Dall’Alaska alla Namibia, passando per gli Usa di Nixon e il Canada, Christian Tod prova a sgombrare il campo da dubbi e di convincere lo spettatore. Le preoccupazioni sono sempre le stesse: rimanere o diventare classe media.

La mancanza di una prospettiva critica e il poco spazio dedicato ai lavoratori – anche se sono presenti le dichiarazioni di alcuni dipendenti di Walmart a sostegno del reddito – riducono un po’ la portata del film. Il reddito di base è tutto fuorché una soluzione semplice, da pensare e da attuare. Non si possono nascondere i problemi di finanziamento in una società industriale avanzata di un reddito che garantisca a tutti una condizione di vita non di povertà.

Un messaggio forte però emerge: “il reddito di base cambia i rapporti di forza, porta la democrazia al livello successivo”. In un modo o nell’altro dona a tutti un pasto gratis. E non esiste nulla meglio di un pasto gratis.

Luca Sandrini

Fonte Immagine: Freelunchsociety.net

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