Il giro del mondo in 4 notizie #24

Gentili lettori,

Bentornati alla nostra rassegna settimanale della stampa estera! 

Oggi ci concentriamo in gran parte sul recente attacco USA in Siria e le sue potenziali implicazioni per il futuro del conflitto e gli equilibri internazionali; con Al Jazeera ci chiediamo cosa sperino di ottenere esattamente le potenze occidentali dal loro coinvolgimento in Siria. Raccontiamo poi, ora che si affaccia timidamente la bella stagione, cinque posti in giro per il mondo che sono stati messi a dura prova dal turismo di massa, e ci congratuliamo con Elon Musk e la Silicon Valley in generale per la scoperta rivoluzionaria che gli esseri umani sono importanti. Chiudiamo con due omaggi: uno a un personaggio cinematografico diventato un’icona, e uno a una giornalista che ha pagato a caro prezzo il suo impegno investigativo.

Buona lettura!

Quick et nunc

Dopo l’attacco USA in Siria, molte sono state le supposizioni e le domande, tra cui una in particolare: come reagirà Putin? Sebbene per molti versi sia stata una mossa concertata in modo da non urtare o coinvolgere la Russia, la risposta oggi è: non bene. Che sia tutto un semplice gioco fra le due superpotenze, rimane che il leader russo ha paventato “caos globale” e l’allontanamento di una soluzione politica alla crisi della Siria.

Putin warns of global ‘crisis’ after U.S.-led strike on Syria

La Russia ha addirittura proposto una risoluzione ONU per condannare l’azione delle forze di coalizione, risoluzione che è stata bocciata, avendo ricevuto solo tre voti da Cina, Bolivia (chissà perché) e dalla stessa Russia. Di converso, l’ambasciatrice USA alle Nazioni Unite Nikki Haley ha rappresentato l’American Way alla perfezione con risposte degne di Independence Day “Quando il nostro presidente traccia una linea rossa, il nostro presidente difende la linea rossa. Siamo pronti a reggere la pressione se il regime siriano è abbastanza stupido da testare la nostra forza di volontà”. Insomma, altro che Nazioni Unite, siamo in pieno Dottor Stranamore. E non è l’unica citazione di Kubrick della rassegna.

Dopo sette anni di guerra e mezzo milione di vittime, sorge spontanea la domanda: perché gli USA e i loro alleati colpiscono solo nel caso di attacchi chimici, mentre i bombardamenti a tappeto e l’artiglieria non hanno scatenato nessuna reazione? Dopotutto le vittime delle armi chimiche sono una minoranza all’interno del sanguinoso conflitto in Siria. Dunque, cosa vogliono di preciso gli stati occidentali in Siria? E quali sono le reazioni dei siriani dopo l’attacco recente della coalizione Stati Uniti-Francia-Regno Unito? Negative.

Questi attacchi sono stati inefficaci e non hanno distrutto nessuna delle basi da cui i jet decollano per bombardare i civili nel Ghouta Orientale” dice Hazem al-Shamy, attivista locale. ” Ci sono stati diversi attacchi chimici su molte città tenute dai ribelli dall’inizio della guerra, ma non abbiamo visto una sola reazione dalla comunità internazionale che abbia davvero danneggiato il regime di Assad”.

What is the West’s end game in Syria?

Attivisti e giornalisti locali sono convinti che la tempistica dell’attacco sia stata calcolata per coincidere con la presa del Ghouta Orientale da parte delle forze governative siriane e della Russia. Secondo loro, gli Stati Uniti avrebbero fermato il regime anni fa, se fosse nel loro interesse. Lo scopo finale, dunque, è definire i confini della guerra, non supportare le forze ribelli e portare a un passaggio di potere in Siria. Le armi chimiche sono vietate a livello internazionale, e anni di sforzi diplomatici sarebbero buttati al vento se tornassero all’interno dei conflitti, soprattutto nel momento in cui gli USA si stanno impegnando a distruggere la loro riserva di tali armi. Dunque, Assad e Putin sono liberi di bombardare il popolo siriano, di affamarlo e decimarlo, ma i gas, quelli per carità no, né in Siria, né, men che meno, in Occidente, come si è visto con il caso Skripal. La politica, signori.

Fonte: Al Jazeera

Consigli per i click

Un articolo che riflette sulla pressione del turismo di massa, soprattutto quando privo di regolamentazione, come nel caso di questi cinque posti che si sono visti costretti ad adottare o sperimentare politiche di contenimento. Avete presente la spiaggia di quel film, mediocre nonostante Di Caprio, intitolato The Beach? Si tratta di Maya Bay in Thailandia, è stata chiusa ai visitatori dopo essere stata invasa negli ultimi diciotto anni. Cinema e serie tv hanno segnato il destino anche di altre città, come recentemente Dubrovnik in Croazia, resa famosa dalla serie HBO Game of Thrones.

Tourism pressures: Five places tackling too many visitors

Ma quali sono gli effetti? Nel caso di Maya Bay, si stima che il flusso di 4000 visitatori giornalieri abbia portato alla rovina del 77% del corallo presente. La Thailandia ha ottenuto buoni risultati chiudendo altri siti e isole agli appassionati di immersioni. Con Maya Bay per il momento si limita a quattro mesi. Le difficoltà riguardano la messa in pratica del bando e come conciliare la salvaguardia dell’ambiente in un paese che guadagna il 22% della sua ricchezza dal turismo.

L’unico sito italiano della lista, le Cinque Terre, registra circa 5000 abitanti e due milioni di turisti all’anno. I sentieri di camminate sono stati erosi dall’uso, tanto che uno dei percorsi più popolari è stato chiuso dopo un incidente in cui turisti australiani sono rimasti feriti. Per ora la zona non sembra aver adottato misure di limitazione precise, ma è in via di sperimentazione un’app che mostri ai visitatori il numero di persone presente in un sentiero. Lo scopo è di invogliare le persone a scegliere strade meno battute. Forse potremmo cominciare con lo spostarci verso destinazioni meno inflazionate?

Fonte: BBC News

Schermi diversi

I fallimenti dell’automazione stanno spingendo le compagnie nell’ambito tech a cercare in modo sempre più frenetico impiegati umani che possano supportare l’intelligenza artificiale. Quello che ha reso le compagnie tanto apprezzate dagli investitori è diventato una sempre più evidente debolezza. Tesla non è stata all’altezza delle sue promesse di produttività e altri sistemi come YouTube hanno mancato di riconoscere ed eliminare contenuti estremisti e violenti, mentre Facebook ha rivelato la sua vulnerabilità agli attacchi dei troll russi, nonché tante altre falle.

Silicon Valley is belatedly acknowledging the value of human beings

Le compagnie stanno riconoscendo che per fare selezione e aumentare il ritmo di produzione, almeno nel breve periodo, hanno bisogno di persone. Un nuovo report di ricerca della Barclays ha determinato che gli umani sono meno impacciati dei robot e più bravi a prendere decisioni quando le informazioni sono incomplete o è necessario prendere in considerazione il contesto. Insomma, forse il nostro lavoro verrà sostituito dalle macchine, ma sembra che i grandi leader dell’hi-tech siano stati un po’ troppo ottimisti sulle tempistiche in cui questo potrà succedere. Per adesso possiamo dormire più tranquilli. Forse.

Fonte: Quartz

Altro giro, altro regalo

Il sergente Hartman ci ha lasciato. L’uomo celebre per essere arrivato sul set di Full Metal Jacket come consulente e aver messo sull’attenti il terribile Stanley Kubrick in persona. In questi tempi travagliati e sempre più guerrafondai, ci sembra un piccolo omaggio piuttosto appropriato a una persona che è rimasta nella storia popolare come una figura decisamente terrificante, ed era invece, a suo dire, “essenzialmente una brava persona”. Noi nel dubbio, condividiamo con voi l’iconica scena iniziale del film. Arrivederci sergente, signore.

Piccolo trivia per voi: le battute di Hartman sono opera di R. Lee Ermey in persona. Kubrick in origine voleva scrivere la sua parte nel copione, ma dopo averlo visto improvvisare, rimase così impressionato che decise che non era necessario. Inoltre quasi tutte le sue scene sono state ripetute solo due o tre volte, un fatto decisamente insolito per un film di Kubrick. D’altra parte quando qualcuno riesce a farti saltare in piedi urlando un ordine, meglio non metterlo troppo sotto pressione!

Parole, parole, parole

Citazione della settimana: When a reporter is murdered, we must take over their investigation. Avete ucciso il messaggero, ma non ucciderete il messaggio.

Fonte: Wired

 

Laurent Richard, giornalista e fondatore della piattaforma Forbidden Stories, a proposito dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia avvenuto a Malta il 16 ottobre 2017. 45 giornalisti hanno collaborato alla creazione del Daphne Project, con lo scopo di portare avanti le investigazioni della giornalista all’interno della rete Forbidden Stories, che protegge il lavoro dei giornalisti in situazioni di pericolo e prosegue le investigazioni di chi, come Daphne Caruana Galizia, viene messo a tacere.

 

Francesca Maria Solinas

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