confine book como

“Confine”, un libro per cambiare prospettiva

Questo è un libro a metà tra un photobook e un documento giornalistico, che ripercorre l’esperienza di 500 migranti che nel 2016 hanno sostato per tre mesi nel parco della stazione di Como, fermati mentre cercavano di raggiungere il nord Europa attraverso la Svizzera.

 

“Confine” è un libro nato grazie al crowdfunding e scritto a più mani, che raccoglie alcune fotografie scattate durante l’emergenza nella città e una selezione di articoli pubblicati sulla stampa nazionale e internazionale nelle settimane della crisi. I fotografi, Mattia Vacca ed Emanuele Amighetti, hanno seguito per tutto il periodo i migranti accampati nella stazione San Giovanni; le foto selezionate raccontano la situazione disperata di quelle persone bloccate al confine di due stati, ma anche il grande sconvolgimento di una città di confine come Como, che per qualche tempo si è ritrovata ad essere accampamento e speranza per centinaia di persone, e costretta a fare i conti con quel limes così prossimo, ma da tempo ormai dimenticato.

L’art director è Giovanni Egeo Marchi, mentre l’editing è stato curato da Philip Di Salvo, ricercatore, collaboratore di Wired ed esperto di whistleblowing, che ha risposto ad alcune domande sul libro.

Gli autori del libro presenteranno il volume lunedì 26 marzo alle 19.00 presso il Loft Kinodromo a Bologna, intervistati da Angela Caporale di The Bottom Up, evento organizzato nell’ambito della rassegna Mondovisioni che porta i documentari selezionati da CineAgenzia ed Internazionale nelle principali città italiane.

foto libro confine

Com’è nata l’ispirazione che ha fatto nascere questo libro?

Noi quattro autori del libro siamo, prima di tutto, quattro amici, tutti nati e cresciuti a Como dove  viviamo da anni.Quando c’è stata l’emergenza in stazione siamo stati coinvolti da subito. Mattia ed Emanuele sono stati in stazione a scattare foto per i giornali e ne hanno pubblicate diverse sulla stampa. Io sono rientrato qualche giorno dopo e mi sono ritrovato l’emergenza sotto casa. A distanza di un anno da quelle settimane ci siamo chiesti come potevamo tenere vivi nella memoria quegli avvenimenti e l’idea è stata quella di creare un libro, raccogliendo tutti i materiali disponibili.

Cosa vuole raccontare Confine?

Il libro tratta sicuramente prima di tutto dei fatti accaduti in stazione, è la storia di quelle settimane, ma allo stesso tempo si concentra su un lavoro più simbolico, cioè sull’idea stessa di confine e su cosa questo abbia significato in quei giorni per la nostra città.

Como ha riscoperto il suo ruolo di città di frontiera e di cosa significa essere una vero e propria barriera nella crisi migratoria. Essere un luogo al limite significa essere uno snodo, un luogo di passaggio per chi scappa da zone meno fortunate del pianeta. La cosa di cui Como si è resa conto è che quei giorni hanno rappresentato uno dei momenti in cui è stato più visibile il suo ruolo di frontiera, ma ciò non significa che se i migranti non si trovano più nel parco della stazione allora ciò è cambiato. Como resta un luogo di confine per chi cerca di emigrare in Svizzera, per chi sta migrando.

Il libro riflette perciò questo concetto di confine e di ciò che ha significato sia per chi è rimasto per settimane accampato alla stazione, sia per chi vive quotidianamente la città.

manifestazione como
Fotografia di Emanuele Amighetti

Il libro raccoglie fotografie e articoli che sono stati pubblicati sulla stampa nazionale e internazionale, com’è avvenuta la scelta per la pubblicazione?

Per quanto riguarda le foto la scelta è stata fatta dai due fotografi, Emanuele e Mattia, con la supervisione del grafico, che hanno ripercorso il loro archivio e hanno scelto le immagini che sembravano più adatte a raccontare sia l’aspetto cronachistico della vicenda, sia l’aspetto umano e relazionale che tutto questo ha rappresentato.

L’editing è stato invece curato da me: nel libro c’è un pezzo in cui veicolo il concetto sia di confine sia della visibilità improvvisa che ha raggiunto Como in quei giorni. Poi Andrea Quadroni, giornalista di Como che dal 2016 segue la situazione dei migranti nella città, ha scelto due articoli pubblicati da Open Migration, che approcciano la situazione in modo più ampio della sola cronaca. Un pezzo più intimo è rappresentato dalle parole di Alessandro Ronchi, che racconta la sua esperienza personale nel campo come volontario. Questo rappresenta un’esperienza più interiore rispetto agli altri articoli, scelta perché racconta una storia delle tante, che può essere contrapposta ad un ragionamento più complesso e “scientifico” sulle migrazioni.

Quali sono i retroscena di questo libro? Le emozioni che nasconde dietro le pagine e le fotografie?

Sicuramente delle grandi emozioni che stanno dietro alle pagine del libro arrivano dalla risposta che abbiamo ricevuto dal crowdfunding, è stata travolgente. Abbiamo raccolto più di quello che chiedevamo e questo ci ha consentito di stampare 600 copie del libro. Ci ha fatto incredibile piacere il sostegno che abbiamo ricevuto da più parti. Abbiamo chiesto alle persone di fidarsi di qualcosa che stavamo per fare, ma che ancora non esisteva, è stato davvero significativo.

Fare un libro sui migranti, in questo contesto storico, era un’idea folle, e per questo il risultato che abbiamo ottenuto è doppiamente significativo per noi.

È emozionante che ci sia ancora spazio per qualcosa di questo tipo.

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Fotografia di Emanuele Amighetti

Chi dovrebbe leggere questo libro?

Beh, il maggior numero di persone! Scherzi a parte, non è facile definire Confine in un modo univoco, è un photobook e reportage giornalistico, per questo il pubblico che potrebbe essere interessato a quest’opera non è iscrivibile in un unico insieme. Le immagini nel libro hanno un peso specifico importante, raccontano una storia molto peculiare; siamo abituati a leggere i racconti delle vicende dei campi profughi come ad esempio quello di Ventimiglia, ma non ho memoria di altre città come Como che hanno vissuto storie come questa. Per la città è stato qualcosa di fuori dal comune e dal punto di vista simbolico è stata una situazione molto potente, poiché di solito si tratta di una cittadina molto tranquilla, borghese, e non succede mai nulla del genere.

Quale messaggio volete lasciare ai lettori e ai futuri lettori?

Nel libro ci sono due pagine molto significative: l’elenco dei 282 nomi dei finanziatori del libro, che ci hanno sostenuto, ai quali fa da sfondo una citazione: Non abbiate paura, siate pronti. È questo il messaggio che penso che il libro possa dare.

Questa esperienza ha fatto capire a noi quattro che esiste un’alternativa ai racconti d’odio e ai toni spesso volgari con cui si tratta del tema dell’immigrazione. Aver messo insieme così tante persone ci riempie di speranza.

I tempi che abbiamo di fronte sono cupi, ma si possono fare le cose in modo diverso, con una modalità differente dalla propaganda e dai media mainstream, andando controcorrente rispetto ai discorsi d’odio che stanno dilagando in questo periodo sull’intero territorio nazionale.

Confine non rappresenta, quindi, solo una cronaca dei fatti del 2016, ma si pone come un’opzione nel mare di documenti e informazioni che ogni giorno raccontano l’immigrazione. Confine è una storia, che attraverso immagini e parole ci fa rivivere da diversi punti di vista le storie di esseri umani, che facevano un gesto tanto naturale quanto ormai dimenticato: si stavano spostando.

 

Anna Toniolo

Tutte le immagini sono tratte dal volume “Confine”: quella di copertina è stata scattata da Mattia Vacca.

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