Cosmo: da Ivrea a Detroit passando per Lugano

Visto il susseguirsi di sold out nei club italiani, siamo corsi fino allo Studio Foce di Lugano per l’ultimo concerto di Cosmo prima dell’inizio del tour COSMOTRONIC e per raccontarvi in anticipo cosa c’è da aspettarsi: non siamo fantastici?

L’ultimo disco, appunto Cosmotronic, uscito a gennaio per 42 Records/Believe, sarà presentato infatti con un tour omonimo di otto date speciali che porteranno Cosmo a esibirsi nei più importanti live club e discoteche italiane. Questo tour “non sarà solo un normale concerto – si legge nel lancio dell’evento – ma un party itinerante che conterrà sì il nuovo live di Cosmo ma anche dj special guest che si esibiranno nelle varie date dando vita a una vera e propria festa”.

L’artista di Ivrea, professore di storia e compagno di classe di Diego Fusaro, è arrivato così alla sua terza opera solista, “disco pop dall’aria un po’ underground”, lo ha definito Rockit. Si badi, è quel tocco di elettronica underground a spiegare l’ingombrante presenza di Detroit nel titolo. Ma soffermiamoci un secondo sulla location. Ai nostri lettori Lugano sembrerà un posto esotico, tutto cioccolato, formaggio, finanza e frontalieri, ma le locandine appese alle pareti del locale tradiscono ospiti che nulla hanno da invidiare ai live club nostrani.

Entro nel locale, il lago è lì a due passi e la fila all’entrata racconta che la sala sarà tutta piena. Cosmo fa il botto anche di giovedì sera. In Svizzera. Ancora in sbornia post-accessoallafinaledicoppitaliatim, scambio il tipo alla mia destra per Fabio Borini, mentre quello alla mia sinistra spiega, con un tonante accento milanese, alla ragazza con cui tenterà il tutto per tutto dall’inizio alla fine del concerto che “Zia, questo fa i concerti che picchiano”. Non fosse per il discutibile slang giovine, non potrei dargli torto. Alle 21.45 – ve li sognate questi orari in Italia eh? – Cosmo sale sul palco accompagnato dai suoi due percussionisti emaciati e vestiti completamente di nero. Amo pensare che questa fosse una scelta stilistica ben ponderata fatta apposta per lasciare spazio alla camicia di Marco Jacopo Bianchi che ostenta una fantasia da far impallidire Varoufakis. Anche la camicia spacca. Il palco è completamente spoglio, ci penseranno i ritmi e il pubblico che, come al solito, viene fatto salire sul palco durante il bis.

È Bentornato, prima track del nuovo Cosmotronic, a fare da apripista e manifesto di una poetica in fondo romantica, ma che finge di non esserlo, accompagnata da ritmi da disco club. “Non sono romantico, non sono delicato, non sono sdolcinato” ci dice Marco, per poi aggiungere che “c’è l’amore dietro a tutto questo”. Che il ragazzo sia a suo agio lo si nota subito, quando sulle note di Le voci, pezzone tratto da L’ultima festa,  scende dal palco e si fa un giro tra la folla, abbracciando praticamente tutti. A metà della canzone però, prende e parte per la tangente e si estranea da tutto. Il pezzo di sola elettronica diventa molto più lungo di quello registrato nell’album. Ci sono solo lui e la sua consolle. E si muove, si muove e fa muovere il pubblico (e le mie già scarse doti di fotografo ne risentono e producono solo cose mosse. Scusate). “Un dottore, chiamate un dottore!”

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Nel finale, eravamo tutti vicini vicini a Cosmo!

Sarà questo il leitmotiv della serata. La parte centrale del concerto è praticamente un dj set e, finalmente, possiamo ballare musica un po’ zarra continuando a fare gli alternativi e, però, “quanto è borghese tutto questo, mi vergogno un po’”. O forse no, perché Cosmo sul palco balla, il bimbo al mio fianco, sulle spalle di quello credo fosse suo papà (anche se ad un certo punto ho avuto il dubbio che fosse proprio il figlio di Cosmo), balla facendo linguacce e noi balliamo, balliamo, balliamo. Perché “ballare è un gesto quasi politico”, come ha raccontato l’artista stesso in un’intervista a Rolling Stone. E io mi sento catapultato indietro di una decina d’anni, quando all’alba dei miei 20 anni, nel mio paesino era arrivata una ventata di clubbing e non si faceva che andare a serate di musica elettronica.

Ecco, se vi aspettate il compitino con l’esecuzione di tutti i pezzi del nuovo album da cantare come al concerto di un cantautore barbuto qualsiasi, forse non è la vostra serata. Ma se l’elettronica degli album vi ha fatto muovere il culo, preparatevi a muoverlo ancora di più facendovi coinvolgere dai ritmi di Marco da Ivrea. Ora, va detto che questo rischia di essere anche il principale difetto del concerto. Se davvero ti aspetti un concerto e non un dj-set, potresti rimanere offeso (se non capite questa citazione fatevi un giro qui e poi continuate a leggere). Ma in realtà, il Cosmo di Cosmotronic è diverso da quello de L’ultima festa. Oggi, c’è la volontà dichiarata di fare più attenzione al clubbing che alle hit pop dell’album precedente, quelle che avevano segnato il suo successo. E tutto ciò viene rigurgitato sul palco, dove le manopole della consolle diventano le vere protagoniste. E lo saranno ancora di più nel tour italiano, quando le serate saranno lunghissime e ad accompagnare Cosmo ci saranno anche altri dj.

È solo verso la fine che Cosmo torna al cantato e ci porta direttamente negli anni 80, Negroni in mano, De Michelis in pista e socialismo in tasca con i ritmi di Dicembre (che poi a ben vedere, il testo non è così scanzonato come l’accostamento tra anni 80 e Negroni farebbe pensare). “Arriva l’amore e non capisco più niente”, canta ancora Cosmo (visto che sei sdolcinato?) in L’amore. La chiusura è ovviamente con Tristan Zarra, nome omen, durante la quale Cosmo continua a coinvolgere il pubblico, carico come dal primo minuto. E infine, tutti sul palco per il bis a saltare con Turbo, Sei la mia città L’ultima festa.

Va bene Cosmo, “avanti così, fino all’ultimo mostro”.

Roberto Tubaldi

Le foto di questo articolo sono state scattate dall’autore durante il concerto.

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