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Germania, piloti si rifiutano di rimpatriare gli afgani

Da gennaio a settembre di quest’anno, in Germania, alcuni piloti si sono rifiutati di far decollare i voli destinati al rimpatrio di diversi cittadini afghani espulsi. In quest’arco di tempo sono stati più di 220 i voli cancellati dai piloti stessi, i quali si sono rifiutati di partecipare all’invio dei rifugiati in Afghanistan, dove la violenza non è mai terminata e guerra e morte non sono mai scomparse.

Circa 85 dei rifiuti provengono dalla principale compagnia aerea tedesca, Lufthansa, e dalla sua controllata  Eurowings, e la maggior parte dei voli cancellati erano in partenza dall’aeroporto di Francoforte, il più importante del paese.

Il portavoce della compagnia, Michael Lamberty, interpellato dal quotidiano Westdeutsche Allgeimeine Zeitung, ha difeso la scelta del  personale, dichiarando che “la decisione di non trasportare un passeggero è presa dal pilota caso per caso: se ha l’impressione che la sicurezza del volo possa essere compromessa, deve rifiutarsi di decollare. Inoltre, se il personale di sicurezza degli aeroporti ha in anticipo qualche tipo di informazione che indica che una situazione potrebbe degenerare durante una deportazione, può decidere in anticipo di non permettere ai passeggeri di salire a bordo”.

La sicurezza è infatti la motivazione principale che sta alla base delle scelte dei piloti. Sebbene l’Afghanistan sia stato dichiarato più volte un “paese sicuro” dal governo tedesco, Amnesty International, in un rapporto del 5 ottobre , accusa i governi europei di aver messo a rischio la vita di migliaia di persone afghane attraverso la pratica del rimpatrio forzato, esponendole ad un alto rischio di rapimento, tortura, morte e altre violazioni dei diritti umani.

Incentivi per i rimpatri

Nell’ultimo anno le espulsioni in Germania sono aumentate, ma il paese continua ad essere una delle mete principali per  migranti e richiedenti asilo, tra tutti i paesi dell’Unione Europea. Se da un lato i dinieghi e i rimpatri crescono, dall’altro aumenta il numero di richiedenti asilo che presentano ricorso, timorosi di dover rientrare nel proprio paese d’origine dove non vige una situazione di tutela e sicurezza per i diritti fondamentali di ogni individuo.

Al fine di accelerare il rientro nel proprio paese il governo ha però predisposto un piano delineato dal ministro dell’Interno, Thomas de Maiziere, che, a partire da febbraio 2018, offrirà ai richiedenti asilo che devono essere rimpatriati 3.000 euro di incentivo per tornare nella propria terra di cittadinanza. L’idea è di poter, in questo modo, facilitare il reinserimento lavorativo e sociale una volta tornati a “casa loro”, senza occuparsi in alcuni modo delle condizioni di sicurezza e delle violazioni in atto.

Non solo Germania: il caso di Samim nel Regno Unito

Il caso di Lufthansa, però, non è isolato in Europa. Qualcosa di  simile ai rifiuti tedeschi si è verificato, infatti, nel Regno Unito, dove un pilota della British Airways, nel mese di agosto di quest’anno, si è rifiutato di far decollare un aereo che avrebbe dovuto deportare Samim Bigzad, un ragazzo afghano di 22 anni la cui richiesta di asilo era stata rifiutata. Samim aveva lasciato il paese dopo aver ricevuto alcune minacce di morte, e rischiava di doverci tornare per una decisione presa dall’alto di una burocrazia disattenta. Di fatto, la sua vita è stata salvata dal pilota che, mentre i passeggeri salivano a bordo, è uscito dalla cabina di pilotaggio affermando «Non volerò. La vita di qualcuno è a rischio».

Gesti di umanità estrema quelli avvenuti in Germania e nel Regno Unito, necessari a tamponare decisioni che rischiano di mettere a repentaglio la vita e il godimento dei diritti fondamentali a diverse migliaia di persone deportate a causa di un giudizio negativo.

Anna Toniolo

 

[L’immagine di copertina è tratta da DW.]

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