Una luce inutile: Lali Puna live a Bologna

I Lali Puna nascono in seguito a un’idea dopotutto semplice: un sussurro di una timidezza criminale, come direbbe Morrissey, pattern di batteria complessi e un’elettronica educata pur non negandosi l’uso di diversi glitch. Semplice ed efficace, come anche le luci che hanno arricchito il live al Locomotiv Club di Bologna che chiude così, insieme ai Liars il giorno dopo, la ricca e fortunata rassegna Express Festival, di cui abbiamo già narrato.

Valerie Trebeljahr sembra una bimba dello Zecchino d’Oro – lei che invece ha l’età per averne a sua volta due di figli, insieme all’ex chitarrista del gruppo Markus Acher, membro pure dei Notwist – con la sua coda di cavallo, le mani spesso dietro la schiena e una compostezza tradita soltanto da rari sorrisi (e candido stupore per aver assistito a scene di goliardia post lauream in centro a Bologna).

I tre ingredienti fondamentali dei Lali Puna, a dirla tutta, non è che nel corso dei cinque album e diciotto anni di carriera siano poi stati rimescolati più di tanto, e nel corso di un’ora e venti di live questo si sente. Una esibizione andata sold out il pomeriggio stesso, nonostante le 5 date di cui solo una a sud di Bologna (Roma, più Torino, Milano e Brescia). Posizionatici al limite della parte rettangolare della sala del Locomotiv dove date le dimensioni non enormi del club si sentiva e vedeva piuttosto bene, ci siamo ritrovati in mezzo a due o tre diverse ballotte di avventori più interessate a girare sporadici video, a intraprendere chiacchiere rumorosamente non necessarie (un ragazzo spiegava a qualcuna, evidentemente vissuta in una comunità Amish fino al giorno prima e che dunque non poteva aspettare un momento più consono per aggiornarsi alle meraviglie del Mondo Nuovo, le caratteristiche generali della birra Moretti) e un senso generalizzato di stupore rispetto al godersi un concerto dal quale diverse persone sono rimaste fuori. Questa, cari lettori, è l’età che avanza, se siamo a questo punto già prima dei trenta, tra un po’ cominceremo a lamentarci della calca, del sudore, del volume e ai concerti nei palasport compreremo i biglietti seduti. Uccideteci, prima che succeda.

Senilità a parte, la voce (non sempre intonatissima) di Trebeljahr emerge – programmaticamente – con grazia e difficoltà dal resto, vale a dire da un lato le batterie acustiche dal vivo che sono il vero valore aggiunto del live dei Lali Puna rispetto al disco e, dall’altro, i molti campionamenti in base. Ulteriore motivo per cui un’atmosfera più raccolta avrebbe avuto senso, ma pazienza.

Parte del concerto più riuscita è sicuramente quella centrale in cui vengono tirate fuori gli highlight della carriera, tra cui una commovente Move On , rappresentativa del perché i Lali Puna ci piacciono così tanto, dopotutto. Il filone consolatorio e mellifluo dei testi di Trebeljahr tocca corde profonde con la sua schiettezza del suo immaginario infantile a volte e le basi glitchate a ritmi sono capaci di creare, sin dalla fine del secolo scorso, una situazione in cui abbracciati al cuscino si scuote la testa a ritmo e i piedi non riescono a chetarsi.

A ben vedere, l’immaginario infantile di Valerie è una posa, forse un rifugio dell’età adulta, grazie a qualcosa che sia pubblicamente accettabile per l’età (l’elettronica) eppure sappia parlare di paure con immagini che vanno dritte al punto, unendo una sensibilità di chi ai bambini magari deve narrare una storia per loro potabile ma non alcuna intenzione di fare giri di parole su come stiano effettivamente le cose. In Scary World Theory (uscita nel 2001, tanto per rallegrarsi, e usata da Paolo Sorrentino per i titoli di testa de Le Conseguenze dell’Amore) Valerie sussurra come una madre a un bambino che si è svegliato di notte; con le stesse quantità di dolcezza e fermezza lo istruisce sul fatto che il babau no, non esiste; il vero mostro è invece quello che abita dentro di te e che ti può stroncare con precisione chirurgica. Rest Your Headsulla stessa scia, è la consolazione di una figura materna: un invito a rimettere le tossine dello stress perché va tutto bene, “loro” stanno cedendo da sé (see them falling) – una cosa inquietante un po’ alla Cersei Lannister, se vogliamo.

I’ll be true again
But until then I’ll fake the books
‘Cause everybody knows
This ain’t heaven

I Lali Puna rappresentano questa dissonanza che la vita dei giovani adulti comincia a dischiudere loro con grande chiarezza: sei solo una piccola luce / proprio inutile, sotto al sole / nessuno potrà vederti emettere luce. Ma, nondimeno, non c’è bisogno o utilità nel frignare. Quindi balla, che è meglio.

Filippo Batisti
@disorderlinesss

Foto di copertina: Bernd Bergmann

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