Considera il porno

Porno e critica femminista antiporno

Per alcuni, con pornografia si intende la produzione filmica incentrata sullo spettacolo del corpo. Se perché si dia porno è necessario l’atto, l’azione e il gesto, allora la pornografia stessa si sostanzia principalmente nell’immaginazione di un soggetto. Il porno non è altro che un prodotto della pornografia, con una determinata caratteristica: l’effettivo compimento di un’azione sessuale, che presuppone degli attori intesi come corpi performanti. Una definizione tutto sommato tecnica, neutra.

Per altri, come George P. Elliot, la pornografia ha, invece, una connotazione negativa ben precisa: la rappresentazione di atti direttamente o indirettamente erotici con un intrusivo elemento di chiarezza che offende la decenza senza giustificazione estetica. Si inserirebbe, insomma, in un contesto più ampio di disuguaglianza e di violenza strutturale. In particolare, se la violenza contro le donne è uno strumento del controllo patriarcale, lo sfruttamento commerciale del corpo delle donne e della violenza contro le donne, in particolari categorie di materiale pornografico, alimenta le basi ideologiche di tale sfruttamento.
Il movimento anti-porno femminista nasce protestando contro la raffigurazione della violenza verso le donne: un esempio eclatante è rappresentato dallo scalpore suscitato da una gigantografia dei Rolling Stones che ritrae una giovane donna dalle cosce spalancate, coperta di lividi e legata a una sedia con la seguente didascalia: “I’m Black and Blue from the Rolling Stones and I love it”, ho lividi blu e neri per colpa dei Rolling Stones e lo adoro.

Il manifesto incriminato. Da: 1001-songs.blogspot.com

L’immagine venne criticata e accusata di reificazione, sfruttamento, misoginia e umiliazione. Ma il movimento passerà dal boicottare le immagini violente al boicottare il porno tout court, colpevole di condizionare e istruire gli uomini a usare le donne e a fare loro del male. Non si parla solo di una violenza fisica ma anche di uno smaccato condizionamento del desiderio e della rappresentazione dell’atto sessuale, a senso unico: Linda Boreman (in arte Linda Lovelace), la protagonista di Gola Profonda con una clitoride in bocca è un esempio di fantasia sessuale egoistica dell’uomo. Sostenuta da femministe come Andrea Dworkin, Catherine McKinnon e la celebre Gloria Steinem (per intenderci, quella passata alla storia per “una donna ha bisogno di un uomo come un pesce ha bisogno di una bicicletta”), Linda Lovelace trova il coraggio di dichiarare di aver preso parte a Gola Profonda per evitare abusi da parte del marito Chuck Traynor. “Ogni volta che qualcuno guarda quel film sta assistendo a uno stupro” testimonia davanti alla Commissione Meese. A Minneapolis alcune attiviste femministe contrarie al porno, anche in segno di solidarietà a Lovelace, iniziarono a occupare i sexy shop e a tendere agguati agli uomini appostati in osservazione degli scaffali delle videocassette a luci rosse.
L’oppressione femminile da parte dell’uomo trova espressione vincente nella dinamica duale della madonna/puttana, a cui femministe come la Dworkin rispondono chiedendo “una sensualità più diffusa e morbida, che coinvolga tutto il corpo e una tenerezza profonda”, anzi, addirittura “una corrente che incontra un’altra corrente” e “un modo più equo di giacere insieme”.

La risposta delle sex-positive

Una risposta alle femministe anti-porno venne dalla rivista On Our Backs (1984) partita dalla carta stampata come “intrattenimento per lesbiche avventurose” e sfociata nelle videocassette “Fatale”, mirate al mercato lesbico. Inoltre, star della Golden Age, da anni nel settore, iniziano a dirigere i propri film, a rispondere alle critiche sullo sfruttamento e a rendere chiaro che non tutte hanno alle spalle storie tragiche come la Lovelace. Ellen Willis, attivista femminista e giornalista, scrive nel 1979: “quasi tutto il porno è sessista, nel senso che è orientato al mercato dei maschi. […] Ma chiunque crede che le donne siano indifferenti alla pornografia non ha mai visto un gruppo di adolescenti passarsi di mano un romanzo spinto. Nel corso degli anni ho apprezzato vari materiali pornografici – alcuni dei quali rientravano nel genere di squallore dei tascabili che si vendono sulla Quarantaduesima strada- e questo vale per la maggior parte delle donne che conosco. […] L’ultima cosa di cui una donna ha bisogno è ulteriore vergogna, soprattutto se instillata dal femminismo ”.

Copertina di On Our Backs, inverno 1987. Da Pinterest

Nella pornografia apparentemente qualsiasi donna è utile allo scopo: è semplicemente un buco da penetrare. Le femministe anti-porno hanno discusso del lavoro della donna nel film porno in modo tendenzioso, vedendola sempre come una vittima, spesso obbligata a farsi riprendere sotto l’effetto di droghe e sempre oggetto di transizione economica e di ogni sorta di abusi. Il corpo della donna, in questo caso quello della pornostar, è spesso pensato come carne da penetrare, categorizzare, mostrare, distribuire e al limite, ogni tanto, “salvaguardare”.

Il femminismo anti-porno non ha fatto molto per mitigare l’esplosione della pornografia nell’epoca video, ma ha certamente condizionato, nel bene o nel male, il modo in cui le donne vedono il porno e (non) ne fruiscono (o si sentono in colpa mentre lo fanno). Catharine MacKinnon e Andrea Dowrkin sostengono inoltre che le donne nel sesso vengano inevitabilmente ridotte a oggetti del piacere maschile, una reificazione che le priverebbe di umanità e da lì finirebbe per definire tutta la condizione femminile: “il porno è la teoria, lo stupro è la pratica”. Inoltre, il messaggio passato è che il porno è orientato per definizione al desiderio sessuale maschile, e come tale riconduce a ben poche esperienze positive, per le donne.

Ma quindi, che tipo di sesso fa una femminista? Esiste qualcosa che non è lecito trovare eccitante? Sentirsi sessualmente eccitati da falli o tette enormi, da Gola Profonda o dalla rappresentazione della sessualità come violenza, coercizione e sopruso, ha veramente delle ripercussioni su un più ampio pensiero di eguaglianza? Definire la pornografia come un nemico in quanto tale significa far vergognare molte, moltissime donne dei loro desideri sessuali. Significa, inoltre, stabilire un paradigma del non lecito, mentre scardinare le dinamiche di genere dovrebbe innanzitutto aprire la porta alle narrazioni erotiche di tutte e tutti.

Liberato dal fardello del linguaggio pornografico maschile e rinunciando a un certo immaginario, l’unico concetto inoffensivo rimasto sembra essere quello di una stanza bianca illuminata dal sole e con le tendine inamidate, dove parlare ed esplorare le reciproche intimità parlando piano. Tuttavia, non è detto che si tratti necessariamente di qualcosa che tutti/e trovano eccitante e non limitante, in un mondo dove qualsiasi perversione, desiderio o voglia può essere soddisfatta, o almeno accarezzata, semplicemente digitando qualche parola chiave nella casella di ricerca.

Sotto moltissimi aspetti il porno sfida gli standard, e sfida ad accettare il fatto che una persona possa essere eccitata a guardare del sesso che non necessariamente vuole mettere in pratica. Gli stessi corpi, le categorie del porno, sfidano lo standard mainstream del corpo giovane, perfetto, sodo e androgino: “clitoride gigante” “chubby” “donna incinta” “hot granny” e, addirittura, un’eccezionale categoria “donne brutte”. Nel porno esistono i peli superflui, i fluidi corporei, i lividi, le occhiaie, le lacrime. Nel porno esiste la rassicurazione che ogni corpo, ogni difetto fisico può diventare irresistibile. Guadare un video porno può essere un viaggio nella diversità sessuale umana, prima ancora che una esperienza degli standard di sensualità e bellezza del gruppo dominante, maschile eterosessuale. Nel corso della storia, i tentativi di decidere quali tipi di sesso fossero sbagliati e quali giusti hanno comportato la proibizione del sesso omosessuale, interrazziale e transgender, della bisessualità (di cui spesso viene addirittura negata l’esistenza), oltre che della contraccezione e dello stigma verso chi, semplicemente, la vede in un altro modo. Conosco moltissime donne che non guardano (o dicono di non guardare) porno per eccitarsi, e spesso quando chiedi loro perché rispondono che le immagini proposte sono di tipo sbagliato e che non c’è bisogno di “usare qualcosa” per cercare di provare piacere. Tuttavia, le immagini proposte sono molteplici, quasi infinite, considerando la massima di internet chiamata regola 34 per cui se qualcosa esiste, c’è anche in versione porno. A margine, si può pensare che a volte evitiamo delle esperienze non perché sappiamo già che non ci piacciono, ma perché non vogliamo che ci piacciano.

Il caso della Kink e di Public Disgrace attraverso Foucault

We demistify and celebrate alternative sexuality by providing the most authentic kinky experiences.
Spot della Kink
Il sesso non si giudica solo, si amministra. Esso riguarda il potere politico. Richiede procedure di gestione
Michel Foucalt, Storia della sessualità.

La Kink, fondata da un dottorando in finanza, è una società di San Francisco che gestisce 37 siti pornografici, quasi tutti dedicati alla pornografia alternativa, fetish e BDSM (come si può facilmente intuire dal nome). I video della Kink sono spesso preceduti da quasi un quarto d’ora di demistificazione dietro le quinte. Prima e dopo ogni ripresa, potete trovare le interviste alle modelle, che spiegano come si sentono, confermano che ciò che si sta per vedere/si è visto è avvenuto in un contesto consensuale e che si sono “riprese”. La Kink enfatizza la consensualità, vuole degli orgasmi veri e compra interi barili di lubrificante. Per quanto è possibile in un settore in cui gli impiegati corrono rischi fisici e psicologici, la Kink fa di tutto per consentire ai suoi spettatori di sentirsi a posto con la coscienza. La missione dell’azienda è “demistificare la sessualità alternativa”, assegnando ad esempio un ruolo fondamentale alla donna: la serie Bound Gangbangs viene pubblicizzata come “donne che esplorano le loro più profonde fantasie”.

Uno dei prodotti di punta della Kink è la serie Public Disgrace: pornografia online ispirata a “donne legate, spogliate e punite in pubblico”. Il pubblico può partecipare, ed è invitato a farlo quanto più rumorosamente possibile, a vantaggio dell’audience pagante da casa. A Public Disgrace, come a tutte i prodotti della Kink, numerose associazioni cittadine di San Francisco, gruppi cristiani fondamentalisti e alcune femministe condannano lo spettacolo di potere, il sopruso esercitato (e ripreso) sul corpo femminile, spacciato come godimento. In Future Sex, la giornalista Emily Witt racconta di aver assistito alle riprese di un film della serie Public Disgrace: Penny Pax, la modella in questione viene descritta come “molto carina, con un seno naturale” ma senza essere priva di imperfezioni fisiche, e guarda caso sono proprio le smagliature che ha sul seno a eccitare il pubblico.

La San Francisco Armory, sede della Kink. Da sftravel.com

Le dinamiche di potere all’interno del porno BDSM spesso garantiscono il ruolo egemone alla donna. Come nel celebre romanzo Venere in pelliccia, divenuto poi un film erotico (e definito da alcuni al limite della pornografia, per quanto sottile e “vestito”), la mistress esce vittoriosa dalla lotta fra i sessi e calpesta le paure ancestrali dell’uomo (e poi calpesta pure l’uomo). Un esempio è quello di Princess Donna, regista e ideatrice di Bound Gangbangs, o quello di Annie Sprinkle, poi reinventatasi cross-dresser. Un quadro ben diverso da quello che vorrebbe la donna del porno unicamente nel ruolo di sottomessa.

Le dinamiche di potere restano un elemento centrale della sessualità, sia in quanto fantasia diffusa – basti pensare che la terza parola più cliccata su Pornhub, sia da parte di uomini che di donne è “humiliation” – sia come procedimento di castrazione e disciplinamento sociale delle narrazioni sessuali alternative. Per Foucault l’epoca moderna si caratterizza per eccesso di moralismo e sovrapproduzione di discorsi sulla sessualità. L’idea moderna di sessualità contenuta e normata nasce con la dottrina cristiana e si cementifica con la società borghese ottocentesca. La morale diffusa borghese ottocentesca produce una serrata inibizione della sessualità individuale, profilandosene, infine, come negazione e disconoscimento. I piaceri connessi alla sessualità vanno confessati ed espiati, entrando a far parte di un meccanismo di controllo disciplinare e istituzionale. È all’interno del binomio sapere-potere che si costruisce una meccanica della repressione sociale che inaugura la categoria della devianza, dell’anormalità. L’origine comportamentale e psicologica degli aspetti della sessualità considerati “nocivi” viene accuratamente esaminata, per cercare di tappare ogni possibile disordine sociale. In questo contesto, l’oggettivazione dell’altro come mera dinamica sessuale o spettacolo pornografico è una pratica ben poco condannabile, se non addirittura liberatoria.

Martha Nussbaum in Persona oggetto (1995) scriveva che in condizioni di parità e di rispetto reciproco uno degli aspetti «meravigliosi» del sesso è trattarsi a vicenda come oggetti di desiderio e piacere e perdere l’autosufficienza e il controllo che caratterizzano gli altri ambiti della nostra esistenza. Forse allora il punto è cosa avviene fuori dal porno: al lavoro, in famiglia, per strada; forse avrebbe senso lottare per scardinare e abbattere le diseguaglianze di genere della vita.

Sofia Torre

Fonti:
Storia della sessualità, Michel Foucault
Mapping Porn, Enrico Biasin, Giovanna Maina, Federico Zecca
Porn after porn, Enrico Biasin, Giovanna Maina, Federico Zecca
Recitare il porno, Clarissa Smith
Feminism, Moralism and Pornography, Ellen Willis
Future Sex, Emily Witt

Foto di copertina: gamepro.de

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...