Il giro del mondo in 8 notizie #5

In questo agosto bollente, noi non ci siamo fermati e siamo andati a cercare notizie fresche di stampa. Buona immersione.

Fonte: wikimedia commons

Quick et nunc

Continua il dramma dello Yemen, con più di 7000 nuovi casi colera ogni giorno, la peggiore epidemia su scala mondiale secondo l’ONU. Save the Children, Oxfam e l’ONU denunciano una situazione sempre più critica, con ragazzi sotto i quindici anni che costituiscono 44% dei nuovi casi di colera e 32% delle vittime. In questo articolo del Guardian, Jonathan Kennedy punta il dito contro la coalizione saudita intervenuta nella guerra civile dal 2015:

Blame the Saudis for Yemen’s cholera outbreak – they are targeting the people

L’epidemia è parte dell’emergenza umanitaria che devasta il paese da diversi anni; la guerra civile iniziata nel 2014, e dal 2015 i raid aerei e il blocco navale da parte della coalizione saudita, sostenuta da Stati Uniti e Gran Bretagna. Gli aiuti umanitari e l’arrivo di beni di prima necessità alle aree controllate dai ribelli sono bloccati, e in quelle zone il colera imperversa nel modo più virulento. Le proteste contro gli attacchi ai civili da parte di attivisti e associazioni sono state finora inefficaci. Quando finirà questa crisi terribile?

Fonte: The Guardian

Scavando a fondo

Il New Yorker ci avverte: al caos ci si abitua, e si rischia di perdere completamente l’orientamento. John Cassidy confida ai lettori la confusione di essere un giornalista nell’era Trump, non sapendo mai cosa succederà, non facendo mai in tempo a riportare una notizia, analizzare un comportamento, che subito viene fuori una notizia di segno opposto, un’affermazione in palese contraddizione. Un caos a cui giornalisti e cittadini si stanno abituando, come se vivessero in mezzo allo smog di Pechino. Cassidy ci offre alcune lanterne per far luce in questo smog.

Behind the crazy headlines: three truths about the Trump presidency

Le lanterne sono:

  • Il caos e il conflitto sono una costante di questa presidenza. Il comportamento di Trump è imprevedibile e resistente a qualunque sforzo di tenerlo sotto controllo. Insomma, si balla.
  • La ‘questione russa’ non svanirà nel nulla, nonostante i tentativi sempre più evidenti di Trump di occultarla sotto il tappeto, anche a costo di molteplici licenziamenti.
  • Trump rimane una seria minaccia per la democrazia americana. Il suo comportamento punta verso una deriva autoritaria. Quello che resta da capire è se il sistema americano sarà abbastanza forte da limitarlo. Finora, alcune forze hanno continuato a opporsi, ma chissà fino a che punto ci riusciranno.

In conclusione, il secondo atto della presidenza Trump è cominciato, e siamo ancora in punta di sedia. E ci resteremo ancora per un bel po’.

Che fai, guardi? Non si guarda! Fonte: the New Yorker

Consigli per i click

Il primo consiglio di oggi rimane sul tema della politica estera, aggiornandovi sulla questione Brexit. Tutte le prospettive per il futuro sono ancora piuttosto vaghe, ma l’ultimo aggiornamento lascia ipotizzare che ci saranno cambiamenti sostanziali sulle politiche di ingresso nel Regno Unito. Quartz ci aggiorna:

EU citizens will now lose free access to the UK in 2019

Insomma, se contate di espatriare nel Regno Unito, vi conviene farlo entro il prossimo paio d’anni, perché da Marzo 2019 non si sa come andranno le cose. I migranti costituiscono al momento il 20% della forza lavoro in almeno 18 fra le industrie britanniche principali, dunque questi annunci preoccupano non poco le aziende. Un portavoce del primo ministro sostiene che “è sbagliato speculare su come [il sistema di immigrazione britannico] sarà dopo il Marzo 2019”. Beh, scusate tanto, allora noi ci sediamo buoni buoni ad aspettare, non sia mai che ci rimaniate male se vi guastiamo la sorpresa.

“Ma poi che ne facciamo di queste bandiere blu con le stelle?” “Mah, ho sentito che in Italia c’è un gruppo politico esperto nel riciclaggio di bandiere e costituzioni, che dici, li chiamiamo?” Fonte: Quartz

*

Anche quest’anno è arrivato quel giorno: il giorno in cui siamo ufficialmente in debito di energie e risorse con il pianeta.

Earth Overshoot Day: From this day on we’re using an unsustainable amount of the Earth’s resources

Dal 2 agosto in poi, qualunque risorsa utilizziamo non potrà essere rigenerata; un trend negativo che è andato peggiorando nel corso degli anni, come mostra chiaramente questo grafico condiviso dal Telegraph:

Fonte: Telegraph

Secondo l’articolo, il 60% della nostra impronta ecologica, ovvero dei nostri consumi ed emissioni, deriva dalle emissioni di carbonio, che se dimezzate potrebbero darci altri 89 giorni di consumi sostenibili all’anno. Gli accordi di Parigi cercano di portarci proprio su quella strada, ma chissà come andranno, e chissà se siamo ancora in tempo.

*

Tutte queste notizie vi fanno passare la voglia di continuare a vivere sul nostro pianeta? Potreste provare a inviare il vostro curriculum alla Nasa, che ha aperto le assunzioni per il ruolo di “ufficiale di protezione planetaria”. Non sto scherzando. Lo stipendio è piuttosto dignitoso e pare che la vita su Europa, luna di Giove, sia molto economica. Certo, la vita sociale è piuttosto ristretta, date le politiche rigorose di assenza di contatto con i pianeti, ma il paesaggio è spettacolare.

Nasa offering six-figure salary for new ‘planetary protection officer’ to defend Earth from aliens

Il vostro ruolo comprende la protezione della terra da contaminazioni provenienti da altri pianeti – il tenente Ellen Ripley sarà il vostro modello di riferimento – e assicurarvi che le esplorazioni nello spazio con sonde o robot non causino danni di alcun tipo e non rischino di contaminare altri pianeti con materiale terrestre. Ah, e dovrete viaggiare spesso. Buona fortuna.

Dove devo firmare? Fonte: CNN

Schermi diversi

Fonte: wikipedia

Il nostro primo schermo di oggi è una lettura per l’estate, un racconto preso dalla raccolta del New Yorker, dell’autrice Kirstin Valdez Quade. La pluripremiata scrittrice americana, già autrice della raccolta Night at the Fiestas e di altri brani di fiction per il New Yorker, narra qui la vicenda, basata su resoconti reali, di una santa estremamente insolita.

Christina the Astonishing  (1150-1224)

Christina è un personaggio problematico quanto impenetrabile: fin dall’infanzia si comporta in modo alienato e ostile, si isola dai propri familiari e non mangia. Manifesta molto presto una religiosità intransigente e mistica, accompagnata da un disgusto per le persone e i loro peccati. Si autoimpone atroci tormenti e maltratta gli altri, soprattutto le sorelle. Narratrice della vicenda, costruita secondo una struttura ispirata alle vite dei santi medioevali, è la sorella maggiore Mara, che funge da spettatore impotente; pur profondamente credente lei stessa, Mara non sa spiegarsi Christina, il suo mistero. Infatti, Christina non è solo – come verrebbe da pensare – una donna con gravi problemi fisici e psichici, ma è preveggente, intuisce segreti e peccati, e compie alcuni miracoli, sebbene strani e terribili. Una storia che tiene incollati allo schermo.

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Per il nostro secondo click a tema schermi, abbiamo trovato un gustoso articolo che racconta il rapporto fra due grandi, due personaggi senza i quali i suddetti schermi non sarebbero gli stessi: Bill Gates e Steve Jobs. Aljazeera descrive tre decenni di collaborazione burrascosa, poi di rivalità, uno sguardo su due personaggi che hanno dato forma (e una forma di schermo, appunto) al nostro presente.

Steve Jobs and Bill Gates: Inside the rivalry

Per dirla con le parole, citate nell’articolo, del giornalista Robert Cringely, che ha lavorato con entrambi negli anni 70:

Though they never worked in the same company, they created an industry together, and we have a hippie and a nerd … With Bill, it was always about the money. With Steve … money was nice, but it was never about the money. And so that made them black and white. Up and down. Hot and cold. They were very, very different people.

Sorridi, devono pensare che ce volemo bene! Fonte: Business Insider

Altro giro, altro regalo

Per divertirvi, condividiamo con voi un video sul tema della robotica, che ci spiega come vengono stabilite le interazioni fra gli umani e le nuove tipologie di robot. Per alcuni si preferisce mantenere una certa distanza, in modo da non caricare l’interazione di aspettative sbagliate, mentre per altri si cerca di creare una mimica e un’espressione verbale che ci permettano di sentirli meno estranei. In ogni caso, i creatori nel video sembrano convinti che nel giro di pochi anni i robot diventeranno la norma. Voi il nome lo avete già scelto per il vostro futuro amico di latta?

How to Live with Robots

Parole, parole, parole

Citazione della settimana:

Fonte: the Journal

I’m not Steve Bannon, I’m not trying to suck my own cock.

Anthony Scaramucci, il nuovo – e presto licenziato – direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, in un’intervista con il New Yorker.

Parola della settimana: 
Fonte: wikipedia

Shrimp on the barbie“: spesso usata come battuta ricorrente da parte degli americani nei confronti degli australiani. La battuta completa proviene da uno spot degli anni ottanta con Paul Hogan, che sarebbe poi diventato famoso negli USA per il film Crocodile Dundee, e l’epitome dell’australiano. Gli americani usano l’immagine del barbecue per evocare atmosfere di incontri conviviali sotto al sole: socievolezza, clima caldo e buon cibo sono alcuni elementi che caratterizzano l’Australia nell’immaginario collettivo.

La battuta non è solitamente ben accetta da parte dei cugini sotto l’Equatore, e presenta due errori importanti: gli australiani non usano il termine shrimp per i gamberetti, bensì quello di ascendenza britannica prawn, e inoltre non sono dei gran consumatori di crostacei. Di fatto, sono gli americani a essere i più grandi mangiatori di gamberi, gamberetti e affini, secondi solo ai giapponesi nella classifica mondiale.
Francesca Maria Solinas
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