Bologna, 2 agosto. Il giorno dopo la strage

Dopo, ogni sorriso stentato ha la forma di una crepa.
Ed è impossibile non urlare basta
a un mondo che non si ferma
dopo aver svanito una bambina.

Massimo Zamboni


Bologna capace di vita,
capace di morte.

Francesco Guccini, Bologna

Si osservi il minuto di silenzio.

Bologna. Ogni anno, da trentasette anni a questa parte, il minuto che intercorre tra le 10.24 e le 10.25 del 2 agosto non dura sessanta secondi. È un minuto lungo come un’attesa di 37 anni, traboccante di sospiri, di lacrime soffocate e mescolate alle gocce di sudore, di sguardi scienti e solidali.

Ogni anno, da trentasette anni a questa parte, in quei sessanta secondi, il cielo infuocato non fa sconti nemmeno a chi si reca fino in Piazza delle Medaglie d’Oro per commemorare le vittime del più grave atto terroristico italiano del secondo dopoguerra, quello alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Fabrizio De André, Se ti tagliassero a pezzetti

Dal 2005, dopo le proteste contro il discorso dell’allora vicepresidente del consiglio dei Ministri Giulio Tremonti, nessun rappresentante del Governo — o quasi — è più intervenuto sul palco insieme a Paolo Bolognesi, deputato del Pd e presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime. Alla politica nazionale è riservato un siparietto “privato” nella sala Consiglio di Palazzo d’Accursio ma non più la partecipazione ufficiale al corteo che porta alla stazione e nemmeno al comizio in Piazza delle Medaglie d’Oro, i momenti importanti della giornata. Per rappresentare il Governo quest’anno era stato scelto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, già bersaglio delle proteste cittadine in occasione del vertice G7 Ambiente, con il quale “c’è sempre stato un buon rapporto”, ha ammesso lo stesso Bolognesi ieri in Palazzo d’Accursio. Ma la contestazione era già stata annunciata; per la prima volta il presidente Bolognesi non aveva inviato il testo del suo discorso al sindaco Virginio Merola e al prefetto. Poi, nel corso dell’incontro in Comune con Associazione, il Sindaco e ministro Galletti, lo strappo: Bolognesi, terminato il suo discorso, appena prima di lasciare la parola a Galletti, annuncia che lascerà la sala insieme ai familiari. Sfilando uno ad uno al di fuori della porta laterale, di fronte ai volti attoniti, seppur non totalmente sorpresi, dei presenti.

Qualcuno era comunista perché piazza Fontana,
Brescia, la stazione di Bologna,
l’Italicus, Ustica,
eccetera, eccetera, eccetera.

Giorgio Gaber, Qualcuno era comunista

Il manifesto di quest’anno parlava chiaro: “La storia non si archivia. La forza della verità non si può fermare. La giustizia faccia la sua parte”. Paolo Bolognesi aveva nuovamente denunciato il comportamento “assurdo e truffaldino” dello Stato, confermando che la presenza dei rappresentanti del Governo era, e sarebbe rimasta, sgradita. Perché? I motivi sono molteplici.

Fonte: www.stragi.it/associazione/manifesto/2017

Prima di tutto, per la mancata attuazione della direttiva promulgata dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel 2014, quella sulla desecretazione dei documenti riguardanti le stragi degli anni della strategia della tensione. “Operazione trasparenza”, l’avevano chiamata. Tanto che, alla commemorazione dell’anno scorso, lo stesso vicesegretario Claudio De Vincenti, aveva assicurato che entro un anno la pratica sarebbe stata risolta. Ma così non è stato. Lo ha spiegato Bolognesi stesso, raccontando cosa è accaduto a maggio quando ha inoltrato alla Presidenza del Consiglio la richiesta di visionare la lista degli iscritti alla Gladio nera, i Nuclei Armati di Difesa dello Stato, la rete eversiva fascista interna a Gladio.  “Ci è stato detto che non si potevano fare nomi anche per problemi riguardanti la privacy”. Ed è chiaro, quindi, che di fatto queste carte si vogliano ancora tenere segrete e che lo Stato stia ponendo un sistematico blocco. Pleonastico ricordare quanto sarebbe fondamentale poterle invece ottenere. Rimanendo nello specifico su Gladio nera, ad esempio, per il fatto che molto probabilmente si tratta di un organo implicato nella strage del 2 agosto, ma non solo.
Per non parlare degli archivi del Ministero della Difesa e dei Trasporti: spariti. Dal 1980 al 1986 non c’è nessuna traccia di documentazione riguardante i voli e le navi che hanno attraversato l’Italia.

Il vecchio aveva finito la birra, si asciugò la fronte e uscì,
un po’ barcollante, sulla pensilina del primo binario.
Venendo dall’aria condizionata del bar, fu come tuffarsi nel brodo.
Vide il Silenzioso che si avviava verso l’uscita.
Gli sembrò che non avesse più la valigia, ma non ci fece troppo caso.
Era troppo incantato a guardare la gente.
Gli sembrava di aver scoperto qualcosa,
qualcosa di importante che gli sarebbe servito per quello che gli restava da vivere.
“Se avessi con me un quaderno ce lo scriverei sopra”, pensò.
“Oggi, stazione di Bologna, due agosto di un anno vicino al duemila,
ore dieci e venti del mattino, tutti sono allegri perché partono,
e faccio finta di partire anch’io”.

Stefano Benni, Bar sport duemila

Il secondo motivo è da far risalire alla richiesta della Procura di Bologna dello scorso marzo di archiviare l’inchiesta sui mandanti, tra i quali spuntava il nome di Licio Gelli come mandante e finanziatore della strage. Nel testo della domanda di archiviazione, i pm avrebbero scritto che Mambro e Fioravanti sono stati degli “spontaneisti”. “Questo vuol dire non tenere nemmeno conto della sentenza del 1995 con cui i due membri dei Nar sono stati condannati”, ha denunciato Bolognesi. Oltre a questo, la Procura di Bologna ha anche inviato a Roma il filone di inchiesta su Gilberto Cavallini, ex Nar. A tutto questo l’Associazione si è opposta. Non rimane che attendere ottobre per scoprire cosa deciderà il Gip.

Ho pensato a una soluzione.
Lei deve andare a Bologna.
Io l’attendo domani al treno, dieci minuti prima della partenza,
le consegno una piccola valigetta,
lei la pone sulla reticella e la lascia dove sta a Bologna,
caso mai scende per ultimo,
in modo da essere certo che nessuno la sottragga.

Umberto Eco, Il pendolo di Foucault

Terzo motivo. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il ministro della Cultura Dario Franceschini avevano stipulato nel 2015 un patto per la digitalizzazione dei documenti giudiziari dei processi per terrorismo, stragi, violenza politica, criminalità organizzata. Ma, a tre anni di distanza, non è stato digitalizzato nemmeno un foglio, perché non è utilizzabile a scopo investigativo.

Ultima, ma non per importanza, la legge 206 del 3 agosto 2004 e la promessa disattesa di risarcimento ai familiari delle vittime, saltati nella manovra correttiva del Governo. “Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice”, di nome ma non di fatto. Ma nel disegno di legge sulle “Disposizioni in materia finanziaria”, la commissione Bilancio della Camera non ha infatti risolto i problemi che avrebbero consentito di applicare i benefici previdenziali e quelli riguardanti le indennità.

La bomba è fatta scoppiare:
un centinaio di persone muoiono,
i loro cadaveri restano sparsi e ammucchiati in un mare di sangue,
che inonda, tra brandelli di carne,
banchine e binari.

Pier Paolo Pasolini, Petrolio

Ma da quanto tempo si aspetta? Il primo processo era iniziato il 19 gennaio del 1987. Passando per i tre gradi di giudizio, condanne e assoluzioni, si dovrà attendere fino al 23 novembre del 1995 per avere la sentenza definitiva della Corte Suprema di Cassazione: gli esecutori materiali Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono condannati all’ergastolo per delitto di strage e banda armata; condannati per depistaggio anche Giuseppe Belmonte, l’ex capo della loggia massonica P2 Licio Gelli, Pietro Musumeci e Francesco Pazienza.

Nel 2007 viene condannato a 30 anni come esecutore materiale anche Luigi Ciavardini, anch’egli esponente del gruppo neofascista Nar. E nel 2017 viene rinviato a giudizio l’ex NAR, Gilberto Cavallini, con l’accusa di concorso in strage. Sono già un’ottantina i familiari di vittime della strage che chiederanno di costituirsi parte civile contro Cavallini, oltre alla Regione Emilia-Romagna e la presidenza del Consiglio dei ministri. Le date dell’udienza preliminare sono fissate per il 6, il 18 e il 25 di ottobre di quest’anno.

La signora Mambro e il camerata Fioravanti sono fuori di galera.
Fa male ammettere che al momento vincono due a zero.

Offlaga Disco Pax, Sensibile

Fioravanti e Mambro si sono sempre dichiarati innocenti, negando la loro partecipazione alla strage di Bologna. Si sono sposati in carcere nel 1985. Fioravanti e Mambro sono attualmente liberi: il primo ha ottenuto la libertà condizionata per buona condotta e poi nel 2009 la libertà completa, mentre la pena di Mambro è effettivamente estinta dal 2013.

Tuttavia, trentasette anni dopo, risultano ancora oscure le identità dei mandanti e quale sia stato il movente dell’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Ma ancora riecheggia il grido: strage di Stato, mano fascista.

Difficile non morire tutti quando muore qualcuno, unanimità storica, strana puntualità, salto temporale, violenza scordata, scoppio stonato, piano fallibile, incredula strategia crudele, politica inabile (o diversamente labile), cecità mentale, lacrime a rendere, anima che staziona, persone scritte, incisioni calendarie, anno per anno uguale quell’anno. Tutto sommato cosa cambia? Allora cambiamo noi, prima che ci cambino, non chiudiamoci dentro ai soliti cancelli, non lasciamoci cancellare…
2 agosto: morte mia adesso ti conosco!

Alessandro Bergonzoni


E il nome di Maria Fresu
continua a scoppiare
all’ora dei pranzi
in ogni casseruola
in ogni pentola
in ogni boccone
in ogni
rutto – scoppiato e disseminato –
in milioni di
dimenticanze, di comi, bburp.

Andrea Zanzotto, Il nome di Maria Fresu

Roberta Cristofori
@billybobatorton

Fonte immagine di copertina: wunderbarsi.wordpress.com/category/storia/

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