Salvatore Nocera. Un decennio di ritardo

“Salvatore Nocera. Un decennio in ritardo” è la nuova mostra promossa dall’associazione Bologna per le Arti, che torna ad animare la Sala Ercole di Palazzo d’Accursio a Bologna. La prima personale dell’artista costituisce quel tassello mancante che giunge ad arricchire il mosaico storico-artistico bolognese: Nocera fu pittore, scultore, fotografo e studioso diligente di storia dell’arte, tutto sotto il segno di una forte personalità.

Nacque infatti nel capoluogo felsineo il 4 luglio 1928, da madre bolognese e padre siciliano, per poi trasferirsi a Firenze poco prima del compimento dei vent’anni. Qui si iscrisse alla Facoltà di Architettura e poté appassionarsi all’arte rinascimentale, conoscendo, fra gli altri, Roberto Longhi. Fu proprio l’affermato storico dell’arte ad esortarlo a dedicarsi alla pittura, impressionato dal suo talento. Il giovane artista non esitò a seguire il suo consiglio e già nel 1949 iniziò a raccogliere i primi frutti della sua vocazione: grazie all’intercessione di Carlo Carrà, rimasto colpito dal suo lavoro, riuscì a partecipare con una grande Deposizione – molto apprezzata dalla critica – a un concorso nazionale quale il Premio Cremona.

Abbandonata la carriera universitaria, decise di rientrare a Bologna per iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Da qui ebbe inizio il suo cammino artistico, tra mostre regionali e proficui sodalizi, che finì per portarlo in terra francese, quando nel 1959 decise di affittare con la moglie uno studio a Parigi. Fu proprio l’esperienza parigina ad ampliare gli orizzonti di Nocera, aggiungendo al suo già ricco bagaglio artistico esperienze artistiche vicine, come l’arte informale dei francesi Jean Fautrier e Jean Dubuffet, ed altre lontane, come le neonate tendenze newyorkesi dell’Action Painting e della Pop Art. Fu proprio in questo periodo che la sua estetica prevalentemente figurativa iniziò a subire le prime contaminazioni astratte. Nonostante il decollo della sua carriera, costellato di esposizioni e continui riconoscimenti, una profonda inquietudine gli impediva di sentirsi pienamente appagato, sia in Italia che in terra straniera. Ben presto la frustrazione si fece strada, tra vizi, abuso di alcool, fumo e uno smodato interesse per le armi. A tal punto da portare la moglie Carolina a chiedere il divorzio.

NOCERA
Salvatore Nocera, Senza titolo (1975)

Siamo ormai negli anni Settanta e, perduta la moglie e la casa, crollano i capisaldi della vita di Nocera. La crisi personale lo riporta a Bologna, dove il fertile ambiente intellettuale cambia ancora una volta la rotta della sua produzione artistica. Abbandona in parte la pittura per dedicarsi a nuove tecniche come il collage e l’assemblage, ottenendo bizzarri fotomontaggi analogici. Lo stesso Nocera la definisce un’arte povera, fatta di interventi di rottura e riassemblamento di materiali trovati, ispirandosi in buona parte al New Dada e più precisamente al Nouveau Réalisme francese di César, Yves Klein, Christo e all’italiano Mimmo Rotella.

L’incontro inatteso con Felicia Muscianesi, sua nuova compagna di vita, dona nuova linfa vitale alla sua produzione e alla sua esistenza. Tuttavia, come fu per Van Gogh, Rimbaud o Caravaggio, Nocera fu uno di quegli uomini vissuti per l’arte e consumati dall’arte. Da questo momento, i recidivi problemi di salute causati dal fumo e dall’alcool uniti a traumi della vita privata – come la morte della madre nel 1985 – portano la sua produzione ad una progressiva sfioritura, che si trascina fino al 2008, anno della sua morte.

Una storia e un’arte travolgente, quelle di Salvatore Nocera, la cui produzione è stata esaltata al meglio dall’allestimento di questa mostra; nata da un’idea di Mario Giorgi, che conobbe l’artista quando era in vita, e realizzata grazie ad Eva Picardi e alla madre Felicia Muscianesi, entrambe eredi testamentarie. La curatela è stata invece affidata alla dottoressa Elisa Del Prete, che ci regala un ampio scorcio sulla vita dell’artista, facendoci passeggiare fra i suoi imponenti dipinti e lasciandoci curiosare tra lettere e pagine di diario. Mentre i colori, accesi e brillanti nel periodo figurativo, poi densi e terrosi nel periodo astratto, vengono valorizzati dalle campiture bianche dei pannelli espositivi, che si stagliano nella luce naturale delle finestre della Sala Ercole.

Finalmente Salvatore Nocera ha ricevuto anche nella patria natia la meritata visibilità. È proprio il caso di dirlo… meglio un decennio di ritardo che mai!

Vittoria Moccia

Fonte immagine in evidenza: Bolognaperlearti.altervista.org

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