“Scappa” spiegato meglio di “Arrival”

Ciao, vuoi che ti venga spiegato veramente bene un film veramente poco complicato? Sei veramente euforico? Sei veramente un fonico? Molto bene, procediamo. (Premetto che il dichiarato obiettivo di questo articolo è battere le visualizzazioni di Arrival spiegato bene – impossibile.)

Chris è nero di pelle, non di rabbia. Rose sembra sempre nera, ma di rabbia, non di pelle. Un bel giorno Rose si avvicina sorniona a Chris con un bel sacchettino pieno di cornetti appetitosi e fumanti (almeno, per quanto possono essere appetitosi e fumanti i cornetti degli statunitensi) e gli dice: “Dai, vieni a conoscere babbo e mamma”. Chris, giustamente, tentenna: e se babbo e mamma fossero bianchi aristocratici schifosamente ricchi e molto intellettual-chic? Babbo e mamma sono bianchi aristocratici schifosamente ricchi e molto intellettual-chic. Bravo Chris, hai vinto facile.
Rose è lieta delle sue poltroncine di vimini d’antiquariato, delle cornici d’argento alle pareti e della sua famiglia invadente e fastidiosamente premurosa, che sembra fare di tutto per mettere Chris a disagio mettendolo fin troppo a suo agio. Come in tutte le brave famigliole alto-borghesi, babbo e mamma sono entrambi medici (lui neuro-chirurgo, lei psichiatra/psicoterapeuta/psicoipnotista/psicoeccheccazzo), indossano maglioncini carini di lana caprina e occhiali dalla montatura caprina costosa, hanno belle librerie di legno caprino pregiato. C’è anche un fratello, ma tanto sembra psicopatico, ha pochi capelli e non interessa a nessuno.

scappa the
Il tè delle cinque, la fontanella delle sei e la schiava di ogni giorno. Da: Il Sole 24 Ore

In Dogville di Lars Von Trier, un crescendo di angoscia, inquietudine e dolore si abbatte sulla protagonista e sugli spettatori, un carico di ansie reso micidiale dal suo incedere graduale. All’incirca, è quello che succede anche in Scappa, ultima opera di Jordan Peele: quella che inizialmente sembra promettere i toni di una commedia romantica alla Ti presento i miei si inarca delicata in un turbinio di inquietudine e paesaggi montanari, altalenando inquadrature panoramiche e carrellate violente, fino a sfociare nell’azione mozzafiato di quello che potrebbe essere definito come horror o thriller. Premesso che io non sono mai riuscita nemmeno a guardare The Ring fino alla fine e anche in quel caso a mezzogiorno, in agosto e con tutte le luci accese. Dai, dice il mio amico Beppe, gli horror non fanno così tanta paura. Basta che guardi maniaci, pazzi armati di ascia bipenne e morti vendicativi vari in chiave sociologica. Proviamo. Secondo questa logica, molto beppica e ugualmente spaventosa, gli zombie che vogliono mangiarti il cervello sono un’approssimativa rappresentazione della dialettica capitalistica di autodistruzione. C’è una contraddizione stridente tra le forze di produzione indefinitamente crescenti e i rapporti di produzione che stabilizzano i redditi distribuiti alle masse: l’insoddisfazione crescente degli zombie (che altro non sono che lavoratori proletarizzati) sfocia in una sanguinosa rivolta (ecco spiegate le asce bipenni). Il pallore delle facce degli zombie, la loro mascella contratta e spaccata, i bigattini che fanno su e giù, non sono altro che metafore del tasso inumano del loro sfruttamento.
Applichiamo ora questa logica macchinosa e intellettuale-da-bar a Scappa, senza la pretesa di fare un buon lavoro, ma solo di battere Arrival spiegato bene.

get out scappa
Da Il Post

USA, 19 dicembre 2016: dopo due mandati dell’amatissima presidenza Obama, viene eletto Presidente il noto multimiliardario e psicopatico statunitense Donald Trump, anche se, a posteriori, tutti giurano e spergiurano di aver votato per Hillary Clinton. Pascal Bruckner, noto studioso politico, parla di vendetta del reale contro la bolla degli esperti, persone preparate e giornalisti perbene come Enrico Mentana annunciano la vittoria del populismo e Michele Serra si dondola in solitaria sulla sua amaca, come al solito.

Cosa sta succedendo nella pacifica e sapientemente integrata società statunitense? Niente di più di quello che aveva previsto Woody Allen in Basta che funzioni (nemmeno uno dei suoi film migliori, se posso dire la mia): un nero può diventare presidente degli Stati Uniti, ma non per questo prendere in pace un autobus. Le cose non sono cambiate, o comunque il cambiamento che c’è stato finora non basta: conta poco chi viveva fino a poco tempo fa alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti sono il meraviglioso paese delle opportunità: ad esempio ora abbiamo l’opportunità, anche qui, oltreoceano, di fare una fine terribile. Tutti hanno il diritto di voto, che è una cosa molto diversa dal possedere effettivamente il senso di legittimità del proprio voto o del fare effettivamente parte di una qualche minoranza senza essere trattato come un panda o un fenomeno da baraccone, in ogni caso.

Scappa è un feroce critica della cultura liberal USA, di quel “ma io ho un sacco di amici gay/neri!”, è la storia di un ragazzo con i suoi traumi, grandi o piccoli che siano, con le sue passioni e la sua meravigliosa buona volontà, che rischia di perdere tutto per correre dietro a una fighetta bianca. Avete popcorn, birrette e caramelle disgustose? No? Procuratevele, perché sono necessari, come i ricchi premi e cotillon e i puntini sulle i. Poi mettetevi comodi e non staccate gli occhi dallo schermo. Soprattutto, per favore, smettetela di leggere l’articolo su Arrival.

Sofia Torre

Immagine di copertina: Wikipedia.it

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