Deportivo Maldonado, ponte (illegale) per l’Europa

Per arrivare a questo gol, in Premier League, Johnatan Calleri ne ha passate tante, nonostante sia solo del 1993. Nato calcisticamente nell’All Boys ed anagraficamente a Buenos Aires, il suo arrivo al Boca coincide con una vera e propria esplosione. A vent’anni appena compiuti è il trascinatore degli Xeneizes, e tutti gli occhi delle Grandi del Mondo sono puntate su di lui. Una ruota dentata in movimento, una storia già scritta, un sentiero già calpestato da decine e decine di scarpini chiodati prima di lui. Eppure all’improvviso la ruota dentata si ferma.

Al Boca Juniors arriva un’offerta di 12 milioni dall’Uruguay. Dall’altra parte della cifra a sei zeri c’è il Deportivo Maldonado, squadra di Serie B, trecento spettatori a partita. Ed il Boca, senza battere ciglio accetta. Calleri fa le valigie, ma di fatto in Uruguay non ci arriverà mai. Nemmeno il tempo di spendere i 12 milioni che il giovane e talentuoso attaccante argentino viene girato in prestito al San Paolo per cinque mesi, per poi viaggiare, sempre a tempo determinato nel West Ham.

Ma come ha fatto una squadra come il Deportivo Maldonado ad acquisire i diritti sportivi di uno dei prospetti più interessanti dell’intero Sudamerica? Gli occhi delle Grandi del Mondo, colmi d’ira, non si limitano ad osservare, ma accendono i riflettori sull’operato della squadra uruguaja, e si scopre così un milionario giro di prestiti, attuato solamente grazie all’intervento delle illegali TPO, o Third Part Ownership, ovvero le terze parti che in Sudamerica spadroneggiano, possedendo di fatto i cartellini dei giocatori.

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Il Deportivo Maldonado non è nuovo, si “scoprirà” poi, a questo genere di trattative. I primi movimenti sospetti sono datati 2009, quando a transitare, solamente sulla carta, per il Depor sono Marcelo Estigarribia e Alex Sandro. Entrambi vengono “acquistati” dalla formazione uruguaja a pochi giorni da un loro nuovo trasferimento oltre oceano. Infatti Estigarribia parte presto per la Juventus, mentre il terzino brasiliano, attualmente proprio alla Juve, si accasa momentaneamente, in prestito ovviamente, al Santos, prima di partire per il Portogallo.

Per capire a cosa serva questo giro e questo giochino di biglietti aerei, vi basti pensare che solo recentemente l’Uruguay ha aumentato le imposte sulle compravendite dei giocatori dal 4% al 13%, mentre nella vicina Argentina si paga il 35%. Quindi, se ci fosse un modo di far risultare le trattative tra un club Sudamericano ed uno europeo come attuate da una squadra dell’Uruguay, il risparmio sarebbe notevole. Eh, ma purtroppo non c’è un modo. O forse si?

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Ed ecco che nella nostra storia entra il Deportivo Maldonado, che dalla sua ha un disperato bisogno di cash. Dal nulla è apparso Malcolm Caine, facoltoso imprenditore inglese con la passione dei cavalli e con valigette piene di denaro, pronto ad acquistare i diritti sportivi. Nel 2014, una indagine di Bloomberg ha chiaramente svelato come l’acquisto sia stato effettuato “as a way of easing the tax burden of investors who own player transfer rights”. Un modo per alleviare il carico fiscale degli investitori che abbiano in ballo trattative. Più chiaro di così.

Altri cinque club uruguaji sono stati accusati di aver ricoperto il ruolo di ponte per i trasferimenti tra squadre di altri stati, ma il Deportivo Maldonado si è sempre difeso, mostrando buste paga e carte in regola. In più, Caine ha sempre affermato di credere molto nel progetto Maldonado, tanto da aver investito cifre considerevoli nella ristrutturazione dello stadio.

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Questo è lo stadio dal satellite. E no, non ha neanche le tribune.

Un dato c’è. Il Deportivo Maldonado, con la gestione inglese, ha speso 28 milioni di euro per i trasferimenti. Cifre importanti, troppo importanti per una squadra che galleggia in B. Per la maggior parte, infatti, si tratta di giocatori che mai hanno giocato con la maglia del Depor.

Qualche nome? Oltre ai già citati Calleri, Estigarribia ed Alex Sandro, anche Willian Jose, attualmente alla Real Sociedad, Hernan Toledo, che approda alla Fiorentina, Allan, ex Udinese e ora al Napoli, (che peraltro dal Maldonado arriva al Granada dei Pozzo, dove comunque rimane il cartellino, pur giocando lui a Udine), Misal Bueno, che vaga per il Brasile ed Ivan Piris, che proprio mentre giocava alla Roma era di proprietà del club uruguajo.

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Tutti questi, e tanti altri, hanno in comune il fatto di essere stati comprati dal Deportivo Maldonado e di non aver mai giocato una partita ufficiale con la maglia rossoverde.

Anche Geronimo Rulli subisce un destino simile, ma ancor più contorto. Portiere dell’Estudiantes, viene comprato dal nostro Maldonado per tre milioni e mezzo e spedito in prestito alla Real Sociedad, rimanendo sempre di proprietà della squadra dell’Uruguay. Due anni dopo il Manchester City versa nelle casse del Deportivo 4.7 milioni. Ma una volta lì pure il City lo spedisce in prestito. Indovinate dove? Sì, alla Real Sociedad. Un giro che in ogni caso, stando solamente ai numeri resi noti, ha permesso al Maldonado di intascarsi una plusvalenza di 1.2 milioni di euro. Rulli secondo voi ha giocato almeno un minuto con il Depor? Esatto.

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Proprio in occasione del primo trasferimento di Geronimo Rulli, la FIFA ha drizzato le antenne. Scoprendo ben presto però che l’affare Maldonado è troppo grande per interromperlo. La Stellar, fondo di investimenti da cui Caine si rifornisce costantemente, è di proprietà di Jonathan Barnett, principale fautore del trasferimento da cento milioni di Gareth Bale al Real Madrid. Barnett è stato aiutato nel prendere contatti con l’entourage di Calleri e con il Boca Juniors da Gustavo Arribas, in passato mediatore di altre trattative importanti tra l’Argentina e l’Europa, oggi però è a capo dei Servizi Segreti argentini per volere del presidente Macrì.

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Un giro milionario attraverso i continenti, illegale e contemporaneamente talmente grosso che nessuno ci vuole rimanere invischiato. Se nemmeno la FIFA vuole intervenire per difendere le leggi che essa stessa ha redatto, chi può farlo?

Marco Pasquariello

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