L’arte nel fumetto: Watchmen

L’interesse contemporaneo per i fumetti ha indubbiamente raggiunto livelli che mai neanche le menti più visionarie avrebbero saputo prevedere: la diffusione delle storie illustrate si è fusa nel corso degli anni con gli stili più disparati toccando argomenti sensibili tanto quanto frivoli permettendo di soddisfare ogni tipologia di palato.

La seconda rubrica dedicata alla Nona Arte, ricordando il bellissimo lavoro “Gli Dei del Manga” del collega Alessandro Bombini, nasce con l’intento in particolare di avvicinare nuovi lettori ad un mondo vasto e complesso come il fumetto moderno occidentale, di presentare al lettore quei capitoli della storia del fumetto che lo hanno rivoluzionato e che rappresentano tuttora pietre miliari del genere.

Curiosamente, la scelta del primo racconto risulterebbe per qualunque cultore dei comics di una facilità imbarazzante, Watchmen infatti rappresenta per il fumetto supereroistico e non solo ciò che per la letteratura italiana è stata la Commedia di Dante o per la letteratura inglese il Macbeth. Watchmen è l’opera omnia che conclude una fase iniziata da altri illustri pionieri del genere, elevando la categoria al punto da vincere per la prima volta come fumetto nel 1989 il prestigioso premio Hugo per il miglior romanzo e ad essere inserito nella lista di TIME Magazine dei “Cento migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi”.

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Alan Moore, da Wikipedia

Era il lontano 1986 e lo scrittore Alan Moore, già autore di numerosi lavori con la DC Comics, rimuginava su un concetto già espresso da Giovenale nelle sue satire: “Quis custodiet ipsos custodes?”, chi controllerà i controllori? E cosa succede quando i supereroi, votati alla giustizia, finiscono invischiati nella politica? Da questo incipit Watchmen divulga un universo alternativo basato essenzialmente sul nostro, un mondo devo tuttavia i supereroi americani hanno avuto un impatto quotidiano negli eventi storici stessi.

I vigilantes mascherati o più semplicemente “Le maschere” nascono nel più classico dei modi, vale a dire per combattere il crimine slegati dalla burocrazia e dalla legge. Il primo gruppo di giustizieri si forma nel 1940 e da quel momento entra nell’iconografia americana. Dopo la fine della seconda guerra mondiale invece il sogno americano e l’ideale di giustizia iniziano a distorcersi quando il neoeletto Presidente Nixon chiede ai supereroi di intervenire in Vietnam, aiutando gli U.S.A a chiudere la questione nel giro di sole tre settimane per poi dichiararli definitivamente fuorilegge.

La guerra fredda in cui Alan Moore cresce è il palcoscenico perfetto per sviluppare il suo nuovo modello di supereroe: un essere nevrotico, insicuro, a tratti disumano, le cui abilità eccezionali non fanno altro che accentuare i problemi che affliggono l’umana esistenza. Alan Moore riprende il concetto che Stan Lee negli anni ’60 aveva sviluppato del “supereroe con superproblemi”.Aldilà della maschera di invincibilità, i dubbi e la paura del futuro rendono i supereroi figure non più da ammirare bensì da temere: le responsabilità verso il mondo e verso se stessi sono qualcosa che nessuno sarebbe in grado di gestire senza perdere il lume della ragione. Il mondo cupo di Watchmen fatto di testate atomiche e inverni nucleari è perfetto per far scoccare la mezzanotte all’orologio dell’apocalisse.

L’incipit della storia è dato da un omicidio a New York, Edward Blake alias Il Comico viene scaraventato dal suo appartamento di un grattacielo e Rorschach, suo precedente compagno di lotta al crimine, indaga sulla sua morte. Con questi due ingressi repentini Alan Moore scarica una prima dose di simbolismo che permeerà l’opera in ogni pagina. Rorschach possiede una maschera a macchie simmetriche cangianti proprio come il celebre test psicanalitico, incarnando così un’immagine in cui i criminali sono costretti a rivedere le proprie malefatte prima di essere puniti. Il Comico invece è tutt’altro che divertente: si tratta di un energumeno sfregiato ed estremamente violento che vede la lotta al crimine più come un modo per sfogare la sua aggressività, la sua spilla smiley macchiata di sangue è rimasta per i cultori un richiamo immediato alla storia di Watchmen, pure potenza delle icone.

I supereroi di Watchmen rappresentano maschere dell’essere umano, archetipi ben definiti della psiche che caratterizza ognuno di noi: siamo tutti un po’ giudici spietati come Rorschach, brutali come il Comico, incompresi come Dottor Manhattan, arroganti come Ozymandias e semplicemente vulnerabili come il Gufo Notturno. Il simbolismo di Alan Moore trova spazio nelle tavole di Dave Gibson dove i personaggi privi di dinamismo e plasticità rendono la scena simile ad un quadro dove ci si può soffermare ad ammirare i dettagli. L’amore per la poesia di William Blake ad esempio è omaggiato durante un celebre scontro di Ozymandias che presenta una “fearful symmetry” degna del poema “The Tyger”.

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Tyger! Tyger! Burning bright In the forests of the night: What immortal hand or eye Dare frame thy fearful symmetry? Da Wikipedia

Ricordate qual era il cognome dell’alter ego del comico? Anche questo non è casuale.

Leggere Watchmen, non esito ad affermarlo, rappresenta un viaggio dentro se stessi, una esperienza mistica dove il lettore riesce a trovare qualcosa di nuovo ogni volta. Affrontando temi antichi come contemporanei la fearful symmetry diventa allora la consapevolezza di come il valore della vita sia un concetto assolutamente soggettivo legato agli stati d’animo e alle situazioni personali. Hitler salito al potere ha causato milioni di vittime in poco più di cinque anni, cosa vi aspettate possa realizzare un essere con superpoteri? “Moriranno tutti, e l’universo non se ne accorgerà neppure”.

O forse è proprio questo giudizio soggettivo la forza che dà moto al bello che esiste nel mondo? D’accordo, la vita ha un valore solo in quanto io decido che abbia valore, ma proprio questo è a sua volta l’immenso potere che ci permette di amare e di compiere miracoli. “Vieni… asciugati gli occhi, perché tu sei vita, più rara dei quark e più imprevedibile dei sogni di Heisenberg; la creta in cui le forze che forgiano ogni cosa lasciano le impronte più chiare, asciugati gli occhi, andiamo a casa”.

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Dr. Manhattan. Da comicbook.com

Sarebbe impensabile per una recensione, qualsiasi recensione, racchiudere tutti i significati ed i messaggi di Watchmen e di come abbia segnato la storia della letteratura dei fumetti e dei supereroi. L’unico invito che effettivamente bisogna rinnovare è quello di sperimentare manu propria i segreti e le rivelazioni i quali può scatenare questo meraviglioso catalizzatore di epifanie.

E non abbiate paura della verità, in fondo “è tutto uno scherzo”.

Tommaso Ceccarelli

 

Immagine in evidenza:  http://www.fumettologica.it/2016/06/alan-moore-watchmen-supereroi/

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