In morte del Blackburn

Nella scorsa stagione, come sappiamo ormai fin troppo bene, la Premier League è stata vinta dal Leicester, che sicuramente vincerà il premio come migliore underdog da qui ai prossimi vent’anni. Ma ora non voglio soffermarmi su quanto sia stata bella quella cavalcata, o quanto sia stata brutta la fine che ha fatto, con i giocatori che palesemente remavano contro la gestione Ranieri, fino a farlo allontanare. No, mi voglio soffermare su una statistica. Da quando la Premier League è nata, ovvero nel 1992, è stata vinta solamente da sei squadre, Leicester compreso. Due volte da Manchester City, tre dall’Arsenal, cinque (da poche ore grazie a Conte) dal Chelsea e TREDICI dal Manchester United. Queste però sono cinque squadre. La sesta è un underdog, forse non all’altezza del Leicester, ma che comunque riesce ad interrompere un dominio Red Devil fatto di quattro scudetti in cinque anni. Ma la parabola, ora, è scesa fino alla terza divisione. Infatti il Blackburn Rovers è appena retrocesso nella serie C inglese, peraltro a favore di un’altra nobile decaduta, il Nottingham Forest, che in bacheca può contare giusto un paio di Coppe dei Campioni.

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Al fischio d’inizio della stagione di Premier League 1994/95, il Blackburn si presenta da contendente per un posto in Europa. Il secondo gradino del podio nella stagione precedente fa ben sperare, ma la vetta è preclusa dal Manchester United. Schmeichel, Cantona, Ince, Bruce, Kanchelskis, Hughes e l’infornata dei giovani prodigi Keane, Giggs, Neville, Scholes e Beckham. Tutti, ovviamente, allenati da Alex Ferguson. Una corazzata.

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Dall’altro lato, la squadra ha giocatori interessanti, il mix (che poi si rivelerà giusto) tra vecchi mestieranti della neomorta First Division e giovani interessanti. L’anno prima è esploso Alan Shearer, che in una sola stagione ha segnato trentuno reti, ma nessuno pensa possa ripetersi, figurarsi migliorarsi. (Spoiler: lo farà) Per cinque milioni di sterline arriva Chris Sutton, seconda punta di grande aiuto per gli altri attaccanti ma di poco fiuto per il gol. Capitan Sherwood a centrocampo guida dal terreno, mentre in panchina c’è Kenny Dalglish, bandiera scozzese del Liverpool.

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Diciamo che in quel momento la Scozia non stava male in quanto ad allenatori

Quando però il campionato comincia, tutti si trovano ad inseguire un sorprendente Newcastle, che non manca mai una vittoria fino ad ottobre, soprattutto grazie ai gol di Andy Cole. Poi, lo scontro diretto perso con lo United fa perdere terreno ai bianconeri, e già in quel momento i contendenti per la vittoria finale rimangono in tre: i Red Devils, il nostro Blackburn ed il Nottingham Forest (già, proprio loro). A fine ottobre, altro scontro diretto, che sembra già decisivo: Blackburn – ManUtd. Risultato finale, però, 4 a 2 per Ferguson, con la doppietta del sovietico Kanchelskis e le reti di Cantona e Hughes.

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Sembra finita, lo United ha la strada spianata. Se non fosse che da lì il Blackburn decide di non perdere più. Infila un impressionante filotto di dodici risultati utili (di cui uno solo è un pari) consecutivi, mentre i Red Devils perdono qualche punto qua e la. A gennaio, ecco che bisogna correre ai ripari. Ferguson punta il dito, e la proprietà esegue. Arriva sulla sponda rossa del Mersey Andy Cole, gioia del Newcastle, per aumentare il peso offensivo di una squadra dal valore impressionante. E la strategia paga, perchè a gennaio, in un altro scontro diretto tra gli scozzesi Ferguson e Dalglish, lo United vince, interrompendo la striscia positiva dei Rovers, con una rete di Cantona. Ma pochi giorni dopo, succede l’impensabile.

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Eric Cantona viene condannato a due settimane di carcere, poi commutate in 120 ore di lavori socialmente utili, si becca nove mesi di squalifica dalla Federcalcio inglese e la Nazionale lo ripudia. All’improvviso, lo United si trova senza il suo miglior giocatore. Ma che dico, all’improvviso, lo United si trova senza il miglior giocatore del Mondo. Non è una cosa facile, né da digerire, né da assimilare.

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Un fotogramma prima

Il Blackburn, guidato da uno Shearer strepitoso, aiutato da Sutton che si rivelerà essere la sua miglior spalla possibile, riesce a tornare in vetta, ma lo United non demorde e le due squadre danno vita ad un duello costante, con cambio al vertice praticamente ogni giornata. Fino ai primi di marzo.

Entrambe le squadre sono nel bel mezzo di serie positive, quando lo United pareggia prima contro il Tottenham e perde poi contro il Liverpool. Un punto in due gare, contro i sei che contemporaneamente inanella il Blackburn. E’ lo scatto decisivo. Da quel momento, i giocatori di Dalglish non lasceranno mai la testa della classifica. Sul finire della stagione però, la squadra è stanca, non abituata a gestire questo genere di competizioni e di pressione, e perde un po’ troppe partite. Lo United si fa di nuovo sotto, e all’ultima giornata ancora lo scudetto non è assegnato.

89 Blackburn, 87 Manchester, che però ha il vantaggio degli scontri diretti. 14 maggio 1995, ultima giornata. Il Blackburn ha tutto da perdere ad Anfield Road contro il Liverpool. E, clamorosamente, perde. Dall’altra parte, lo United affronta il non certo imbattibile West Ham di metà classifica.

Lo United era una corazzata, lo abbiamo detto spesso, e quando si sparge la voce che Michael Hughes ha segnato per gli Hammers, esplode l’incredulità. All’inizio del secondo tempo, lo United pareggia. Ed avrebbe decine di occasioni per segnare, se il portiere del West Ham non decidesse, apparentemente all’improvviso, di tirare fuori dal cilindro la sua miglior prestazione della carriera. Ludek Miklosko para ogni cosa. E l’arbitro fischia tre volte. La stagione è finita, per un punto il Blackburn ha vinto la Premier League.

Il Blackburn non riuscirà più a ripetersi. Galleggerà a metà classifica per le stagioni successive, mentre i suoi pezzi pregiati finiscono altrove, compreso Shearer, che diventerà leggenda del Newcastle. All’inizio del Millennio retrocede, salvo poi tornare in Premier, dove diventerà presenza fissa. Quando però la proprietà viene acquisita dal gruppo indiano VHGroup, le cose precipitano. Undici anni consecutivi in massima divisione vengono gettati via con una pianificazione dubbia e la retrocessione in Championship del 2012, ed ora la League One, a trentasette anni dall’ultima volta e a ventidue da quello storico ed incredibile scudetto.

Marco Pasquariello

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