wallah je te jure documentario recensione

“Wallah, je te jure”, il racconto del viaggio migrante

È Dio che mi ha portato fin qui da Niamey. Se Dio vuole, mi porterà fino a Lampedusa. Io vado in Italia, te lo giuro.

Si apre con un giuramento e si chiude con un giuramento, il documentario prodotto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) che parla della rotta migratoria che dall’Africa Occidentale passa per il Niger e la Libia, fino a raggiungere l’Italia.  Attraverso 25 storie di migranti, il regista Marcello Merletto e la sua troupe hanno raccontato le storie degli uomini e delle donne che partono, che restano, che sono tornati indietro.

wallah-je-te-jure-583458

Dalle spiagge della costa senegalese alle case di fango del Niger, fino al chiostro di un’università a Pavia, questo documentario ci racconta della grande migrazione del nostro secolo. Si tratta di un sogno che muove una generazione intera, una generazione che traccia una trama che parte da casa e passa per il Niger e per il deserto libico. A ogni passaggio la trama si fa più fitta, l’economia dei passeurs più fiorente, i ghetti delle città di transito più affollati. La strada si fa sempre più battuta.

Sulla strada c’è il giovane sorridente, determinato a raggiungere il sogno dell’Europa, che aspetta in un polveroso slum, raccomandandosi al suo dio. Presto sarà lui una delle 2,500 persone che ogni giorno partono da Agadez verso il confine libico. Ci sono sua madre e sua moglie che sono rimaste in Senegal, in un villaggio dove non c’è alcuna speranza per i giovani, che pregano per lui. C’è il ragazzo che ce l’ha fatta ed ora in Italia studia, ma che si è reso conto che qui la vita è molto diversa dal sogno che aveva fatto. C’è l’uomo con il naso rotto e gli occhi pieni di urgenza, che ha visto il carcere in Libia ed è tornato indietro. E c’è chi sa che, tornando, dovrà sopportare l’onta della sconfitta e il peso di aver tradito la fiducia della sua famiglia.

Tra smugglers che si considerano commercianti e non banditi, e navi che si ribaltano nel Mediterraneo, questo documentario ci porta le voci di una migrazione che ha una componente sensata e materiale: da paesi poveri a paesi ricchi, dalla provincia al centro dell’impero. Ma ci mostra anche una migrazione che ha anche una componente fatale, visionaria: è il destino di questo secolo, il destino di un movimento inevitabile, di un’illusione che sembra impossibile da sconfiggere. E allora le voci che restano sono due, inconciliabili ma entrambe veritiere. L’uomo che implora chi è a casa di non mettersi in viaggio per nessun motivo. E la madre che ripete dolcemente “se vuole partire, lascialo partire. Lascia che abbia la sua occasione”.

Angela Tognolini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...