Le bufale nella campagna referendaria, da entrambe le parti

A fine anno, come al solito, si tirano le somme dei 12 mesi precedenti e questo 2016 è stato veramente provante sotto molti aspetti, non solo per Lapo Elkann.
Ma se la serie di morti che ha investito riferimenti culturali come Bowie e Cohen verrà ricordata come una sfortunata sequela di eventi non correlati tra loro, l’insieme delle consultazioni popolari di quest’anno infausto ha un denominatore comune: fare schifo. Quantomeno nei toni e nelle bugie raccontate agli elettori.

Ma se ripugnare in alcuni casi è una virtù, come per la tragedia Greca o per Bologna Violenta, questo è proprio Lo Schifo da evitare, la morte civile e, soprattutto, quella della razionalità.
In questi mesi si parla molto di Post-Truth, che è la parola ganza dell’anno secondo l’Oxford Dictionary, e applicarla in questo contesto sarebbe sicuramente più elegante, ma, allo stesso tempo, stempererebbe troppo gli animi e, soprattutto, noi di The Bottom Up siamo per non adottare termini di auto-proclamati extracomunitari: ma al di là del termine scelto, il fatto che durante quest’anno abbiamo allegramente e serenamente distrutto 2500 anni di Logica nel contesto del dibattito pubblico è ormai evidente, così come l’aver fieramente abbandonato 400 anni di metodo scientifico basato sull’evidenza empirica per la valutazione del mondo che ci circonda.

Se Trump si è potuto giocare un “Muro tra Messico e Stati Uniti pagato dal Messico” e Farage un “350 milioni di sterline in più alla settimana (!) per la sanità Britannica dopo la Brexit”, promesse puntualmente ritrattate dopo le vittorie elettorali, i nostri fronti referendari si sono dati da fare per non sfigurare in questa speciale competizione e anzi possiamo dire che hanno egregiamente retto il confronto.

Al di là di tutte le palesi bufale che non staremo qua a riportare per non dare a certi soggetti ulteriori e preziosi click,  i principali (affrontarli tutti sarebbe impossibile) temi che hanno infiammato nel merito questa campagna elettorale sono stati trattati con la profondità di Meme o, per i più nostalgici, di slogan da stadio.
Ma vediamo nel dettaglio questi grandi capolavori di democrazia 2.0:

  • Con la Riforma Costituzionale si risparmia/non si risparmia
    (Ovvero, riduzione dei Senatori e abolizione del CNEL)

Al netto della vicenda CNEL, che è talmente di poco conto che non credo sia neanche da discutere, il risparmio è oggettivo; chi dice il contrario afferma, necessariamente, il falso.
Elimini 215 stipendi, come puoi non risparmiare in senso assoluto?

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Il dibattito nel merito del fronte del Sì… Fonte: http://www.bastaunsì.it

Detto questo, un risparmio stimato di 80 milioni su una spesa pubblica di circa 840 miliardi (ovvero lo 0,01% del totale), tra l’altro ottenuto andando a modificare la struttura portante delle istituzioni italiane, non dovrebbe neanche essere un argomento di dibattito.
Non dovrebbe, appunto.
Ovviamente Renzi ha spinto molto su questo tema, risultando quantomeno ridicolo. Tengo tuttavia a sottolineare come gli Splendidi Ragazzi si vantino di averne restituiti altrettanti, ma nel giro di sei anni, come principale loro opera politica dalla fondazione del Movimento. Chi va con lo zoppo

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Il Comitato per il No omaggia Aristotele, la sua Logica e la grammatica italiana. Fonte: Pagina FB del comitato per il No
  • Non cambia nulla sul governo/il governo riceve più poteri
    (Ovvero, come la riforma impatta il potere esecutivo)

Quattro degli articoli modificati vanno ad impattare il governo, quindi dire che non cambia nulla è palesemente errato.
In prima istanza, l’esecutivo non dovrà più ricevere la fiducia di due camere ma da una sola, ottenendo verosimilmente una maggiore stabilità.

Inoltre, se i poteri di questo rimangono sostanzialmente gli stessi, si conferisce un nuovo strumento sicuramente importante all’Esecutivo: qualora ritenga che una legge sia essenziale all’attuazione del suo programma, il Governo può richiedere che questa venga discussa entro 70 giorni dalla Camera. Non approvata, ma discussa.
Questo strumento effettivamente potrebbe permettere di influenzare l’agenda legislativa del Parlamento, creando, perlomeno, una possibilità d’ostruzionismo.
Tuttavia va sottolineato come il Governo continuerà comunque a necessitare della fiducia della Camera e un eventuale tentativo reiterato di bloccare il processo legislativo tradizionale sarebbe stroncato in breve tempo, qualora non si avesse la maggioranza.
Contestualmente, se si avesse la maggioranza, quest’attività non sarebbe a priori necessaria.

Ecco, la maggioranza, appunto.
La definizione di questa è sostanzialmente decisa dalla legge elettorale che non è (non dovrebbe essere) oggetto di referendum.
E qua si arriva ad uno dei punti più discussi…

  • La riforma potrebbe portare/non può portare ad una deriva autoritaria
    (Ovvero, il combinato disposto di Riforma Costituzionale e Italicum)

La Costituzione italiana scaturisce direttamente dall’esperienza fascista e della Resistenza e una delle principali ratio dell’Assemblea Costituente è stata quella di elaborare un articolato sistema di pesi e contrappesi per limitare, in sostanza, la governabilità del paese da parte del vincitore delle elezioni.
Una delle soluzioni utilizzate era quella richiedere per il governo la doppia fiducia da parte delle due camere e, contestualmente, esplicitare che una di queste (il Senato) dovesse essere eletta su base regionale.
Quest’ultima disposizione rende di fatto molto più difficile avere una maggioranza assoluta visto che, ad oggi, si deve vincere le elezioni sia su base nazionale che su base territoriale.
Questa riforma, innegabilmente, va ad eliminare questo vincolo e rende più agevole ottenere una maggioranza parlamentare, e, a dirla tutta, di superare i famosi inciuci.
Perché poi, ben scegliere serve a qualcosa.

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Inciucio? Giammai! Sistema maggioritario? Cascasse il mondo. Altro?

Però, è innegabile che, al di là delle modifiche alla costituzione, la vera chiave di volta è data dalla legge elettorale che rimane sempre un argomento a sè.
Infatti, nonostante tutto, una legge dichiarata poi incostituzionale come il Porcellum ha potuto essere applicata indisturbata per 9 anni e tre legislature andando necessariamente a impattare sulla storia del paese e garantendo, ad esempio, una maggioranza schiacciante al PdL nel 2008 grazie ad importanti premi di maggioranza.
E tutto questo con l’attuale costituzione…

E la stupenda legge Calderoli ci porta ad un tema caldo della campagna del No…

  • La riforma non è legittima perché il parlamento è incostituzionale.
    (Ovvero, come la sentenza della Cassazione sull’incostituzionalità del Porcellum impatta sulla maggioranza parlamentare)
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Stavolta c’eravamo quasi..

Anche in questo caso si è di fronte ad un’affermazione sostanzialmente falsa, in quanto la Corte Costituzionale ha affermato che questo Parlamento ha piena facoltà di legiferare sia su temi ordinari che straordinari.

Poi, l’opportunità politica di farlo o meno è tutt’altra storia e su questa si potrebbe aprire un dibattito infinito e, forse, interessante.

  • La democrazia diretta sarà meno/più tutelata
    (Ovvero, firme per i referendum e per leggi di iniziativa popolare)

Se i numeri paiono inequivocabili (cosa che il Fronte dei Sì tende ad omettere), con le firme necessarie per proporre una legge di iniziativa popolare che passeranno da 50.000 a 150.000, è anche vero che la nuova Costituzione si impegnerebbe a fornire nuove importanti tutele della democrazia diretta: ad esempio la nuova Costituzione andrebbe a indicare “tempi certi” per la discussione di queste leggi. Che poi il termine “tempi certi” sia vago è fuori discussione.
Inoltre, anche l’eliminazione del quorum per il referendum abrogativo a fronte di 800.000 mila firme o il referendum propositivi non sono cambiamenti da sottovalutare.

Detto questo, l’Italia è una Repubblica Parlamentare, non Presidenziale e men che meno una democrazia diretta, da Costituzione. E questo è sempre bene ricordarlo.

Quindi cosa cosa resta della Riforma?

Poco, l’abolizione monca del senato e la (questa sì) importante modifica del Titolo V che ha creato veramente grossi danni dopo la precedente modifica (si, si torna in sostanza alla Costituzione originaria dopo le splendide opere della deregulatio anni 2000).
In sostanza, qualsiasi cosa accadrà, i cambiamenti nell’assetto democratico saranno abbastanza limitati: da una parte non torneremmo indietro di 80 anni, dall’altra non diventeremmo un Paese con un apparato centrale efficiente e all’avanguardia.
Se vincerà il No non avrà vinto la Democrazia e se vincerà il Sì non avrà vinto il Nuovo, anche perché  credo che entrambe queste abbiano già perso: la vera Democrazia,il vero Nuovo, sarebbe evitare certe campagne, certo tifo da stadio, certe parole.
E se 20 anni di campagna bieca contro o pro Berlusconi avrebbero dovuto insegnare qualcosa è che certi strappi sono difficili da ricucire, così come è complicato ridiventare esseri umani logici dopo essere stati Troll e stemperarsi dopo la foga elettorale.
E dopo è un attimo trovarsi i vari Trump, Le Pen, Orban, Erdogan, May, Putin, Duda o Hofer (perché il 4 Dicembre non ci siamo solo noi) ad indicarci il nuovo nemico.
Io inizio a sentirmi abbastanza circondato, no?

La cosa migliore di questa campagna referendaria è che tra pochi giorni sarà finita.

Disclaimer: le bufale trattate, non sono assolutamente esaustive di tutta la disinformazione procurata sul referendum ma, per cercare di equilibrare le voci tra le due posizioni si è scelto di trattare solamente queste che sono in sostanza quelle su cui spinge maggiormente il Comitato del No che si è scelto di identificare come ‘portavoce ufficiale’: trattarne altre avrebbe inevitabilmente  arrecato uno squilibrio a favore del Sì poiché il No, soprattutto per la natura eterogenea e meno verticistica della sua campagna, è portato inevitabilmente a creare un numero maggiore di informazioni non verificate a seguito di iniziative non coordinate.

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7 pensieri su “Le bufale nella campagna referendaria, da entrambe le parti

  1. La decostruzione della bufala sull’illegittimità del Parlamento è essa stessa bufalina, un vero latticino gonfio di falsità.

    Anzitutto, a dichiarare l’incostituzionalità del porcellum, com’è facilmente intuibile, non è stata la Corte di Cassazione bensì quell’altra Corte che non a caso è definita “Costituzionale”.

    Inoltre la stessa non ha assolutamente e in nessun luogo della sentenza n. 1/2014 affermato quanto lei sostiene, cioè che “questo Parlamento ha piena facoltà di legiferare sia su temi ordinari che straordinari”.
    Piuttosto ha affermato che la propria decisione non può avere conseguenze sul Parlamento ormai eletto in base alla legge elettorale poi dichiarata incostituzionale, a causa del limiti all’effetto retroattivo delle sentenze che dichiarano l’incostituzionalità (i cd. rapporti esauriti) e del principio della continuità dello Stato. In particolare, il richiamo a quest’ultimo principio rende molto, molto delicata la questione di cui ha voluto trattare…

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  2. Prego.
    Quello che però per onor del vero volevo sottolineare, e che è poi il nocciolo della questione, è che la Consulta non ha assolutamente affermato che il Parlamento ha comunque facoltà di legiferare su “temi straordinari”, come lei invece sostiene.

    Legga la sentenza che ha linkato, legga il comunicato che ha linkato.
    E se è in buona fede, corregga l’articolo anche e soprattutto su questo punto, se è vero che non vuole contribuire al proliferare delle bufale.

    Saluti

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    1. Il parlamento è legittimato a legiferare su ogni tema, quindi anche quelli “straordinari”.
      Poi, che il termine possa non essere il più adatto o, al limite, che la mia esposizione possa non piacere è altro discorso, ma la sostanza non cambia.
      In ogni modo, non ho evidenze contrarie al fatto che il parlamento possa legiferare su qualsiasi tema.

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      1. Caro Giornalista, la sostanza cambia.

        Nel suo articolo lei afferma che un atto avente un determinato valore giuridico, contenga una precisa affermazione che invece assolutamente non contiene. Cioè, lei fa dire alla Corte qualcosa che non ha mai detto; e questa non è un’esposizione che può piacere o meno: è una falsità.

        Come capirà, una cosa è affermare che una Sentenza dica o non dica una certa cosa, ben altra è affermare che siccome la Sentenza dice x, io ne traggo y. Non stiamo parlando di una canzone, ma di un atto giuridico.
        Insomma, e queste sono le basi del diritto, una cosa è il testo di un atto, ben altra è l’interpretazione di quel testo.
        E per l’interpretazione dei testi giuridici esiste una determinata scienza, avente come tale precise regole da rispettare e una determinata metodologia da seguire – così come la professione del giornalista si basa su determinate regole e codici deontologici.
        Le assicuro dunque che c’è un abisso tra l’affermare che in una sentenza ci sia una determinata affermazione e l’affermare che quell’affermazione non c’è, ma che la traggo io.
        Non è insomma una questione di opinioni o di gusti.

        Vuol fare il lavoro dei costituzionalisti e interpretare le sentenze? Non sarò certo io ad impedirglielo!
        Ma sia onesto: non scriva che nella sentenza c’è qualcosa che invece manca, scriva piuttosto che quella è la sua personale interpretazione di quella sentenza.
        Soprattutto nel momento in cui ha la pretesa di smontare una bufala, ovvero ha la pretesa di essere obbiettivo.

        Saluti

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      2. La sentenza recita:
        “È evidente, infine, che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte qua la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale, consultazione che si dovrà effettuare o secondo le regole contenute nella normativa che resta in vigore a seguito della presente decisione, ovvero secondo la nuova normativa elettorale eventualmente adottata dalle Camere.
        Essa, pertanto, non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto. Vale appena ricordare che il principio secondo il quale gli effetti delle sentenze di accoglimento di questa Corte, alla stregua dell’art. 136 Cost. e dell’art. 30 della legge n. 87 del 1953, risalgono fino al momento di entrata in vigore della norma annullata, principio «che suole essere enunciato con il ricorso alla formula della c.d. “retroattività” di dette sentenze, vale però soltanto per i rapporti tuttora pendenti, con conseguente esclusione di quelli esauriti, i quali rimangono regolati dalla legge dichiarata invalida» (sentenza n. 139 del 1984).
        Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono, in definitiva, e con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti.”

        Mi pare che l’interpretazione non sia campata in aria.

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  3. Caro Giornalista,
    l’oggetto dei miei commenti è uno: il farle notare come non sia vero che la Consulta nella citata Sentenza abbia detto che il Parlamento abbia “piena facoltà di legiferare sia su temi ordinari che straordinari”.

    Lei ha in ultimo condiviso questo mio appunto, affermando che la frase è invece frutto della sua interpretazione.

    Ora i lettori hanno il giusto quadro davanti a sé.

    Per me, tanto basta.

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