Trump ha vinto per colpa dello studente informato (di giurisprudenza)

Per chi non lo avesse ancora capito: ha vinto Trump

La domanda che si stanno facendo un po’ tutti è: com’è successo? Come ha fatto un personaggio influente ma pur sempre politicamente inesperto a ribaltare tutti i pronostici?

  • Diverso dai soliti politici = non corrotto. Come raccontano Giovanni Nardone e Stefano Grassi in un bellissimo articolo illustrato, la candidatura di Trump sembra partire quasi come uno scherzo. Uno slogan efficace – “Make America Great Again” – e uno stile comunicativo completamente diverso da quello tradizionale repubblicano. Trump si presenta come l’outsider, il non-politico-di-professione, e quindi in teoria non corruttibile. Somiglianze con il Movimento 5 Stelle? Sì, nel senso che ci mette davanti ad una questione che non abbiamo ancora risolto (sempre che sia possibile). Meglio un politico esperto, ma con le mani inevitabilmente sporche, o uno inesperto ma vergine? Chi mastica di politica di solito preferisce una figura con esperienza, che sappia muoversi in un ambiente di squali, anche a costo di mettere le branchie. Peccato però che in questo momento storico sembra prevalere l’opposto.
  • Il nemico dei media, il beniamino dei media. Trump si è posto in completa opposizione rispetto a tutti i media. Tutti non è un eufemismo, come dimostra l’elenco dei giornali a sostegno dei candidati. 500 e più a favore di Hillary, una trentina pro-Donald. Invece di subirne la pressione, Trump ha interpretato perfettamente il bisogno dei media di click e visualizzazioni, a fronte di una costante diminuzione delle vendite cartacee come fenomeno globale. Quindi, invece di ottenerne l’appoggio, Trump ha sfruttato i giornalisti a suo favore, attirando costantemente l’attenzione su di sé -“basta che se ne parli” come regola assoluta-, e quindi conducendo una campagna con un budget nettamente inferiore a quello degli avversari. Nonostante anche in questo senso il precedente del Movimento 5 Stelle sia significativo, la vittoria di “The Donald” sconvolge definitivamente tutto quello che pensavamo di sapere in termini di strategia comunicativa.
  • Donald, ovvero uno di noi. Non solo i media tradizionali si sono schierati contro Trump. Tutto l’establishment politico, imprenditoriale e finanziario a stelle e strisce ha fatto lo stesso. Persino la maggior parte dello star system lo ha preso di mira. Erano tutti contro di lui. Una sorta di accerchiamento. E accerchiato da forze maggiori si sente anche l’operaio bianco del midwest, impoverito dalla crisi economica del 2008 e dagli effetti collaterali della globalizzazione e minacciato nella propria posizione sociale dal fenomeno dell’immigrazione. Grazie agli attacchi degli avversari e ad una retorica semplice e politicamente scorretta, Trump è così riuscito ad instaurare un “rapporto cognitivo” con l’elettorato. In particolare esso si è sorprendentemente immedesimato in lui, nonostante una spropositata differenza di status e reddito. La creazione di tale rapporto sembra ormai decisivo per vincere le tornate elettorali in occidente e non solo.
  • Hillary, ovvero una di loro, persino la peggiore. Dall’altra parte, Hillary Clinton vantava un ampio sostegno da parte delle classi benpensanti e dell’establishment politico democratico e, in parte, anche repubblicano. Un sostegno che di questi tempi sembra esser diventato una spada di Damocle. E l’ex moglie di Bill non è riuscita mai a sfilarsela di dosso. Ma, nella narrativa di Trump, che è diventata quella dominante, Hillary non era semplicemente una politician come gli altri. Per via di tutti gli scandali in cui stata coinvolta, compreso quello delle email nascoste da Segretario di Stato, e della sua lunghissima esperienza nelle stanze del potere, era la più bugiarda e corrotta di tutti. Era “Crooked Hillary”, donna cinica e calcolatrice, assetata di potere e, sopratutto, lontana dagli interessi dell’americano mediano. Forse un candidato con un’immagine più trasparente, un background meno istituzionale e degli atteggiamenti più empatici sarebbe potuto sfuggire a questa gigantesca operazione di marketing elettorale. Un candidato tipo Bernie Sanders? Vabbè questa è fantapolitica.
  • Hillary non è nera, Hillary non è latina, Hillary non è Obama. La Clinton, e i democratici in generale, hanno mancato la middle class bianca, la vecchia WASP. Ma anche Barack Obama quattro anni fa aveva perso nettamente in questo segmento contro Mitt Romney eppure era riuscito a vincere grazie al supporto in massa delle minoranze etniche, come i neri e i latinos. Hillary, nonostante tutti gli sforzi suoi e dello stesso Obama, non è riuscita a mantenere il sostegno di queste comunità. Perché non appartiene a nessuna minoranza etnica. Ma forse anche perché è Hillary Clinton. In ogni caso, aspettando dati certi, le alternative sono due: questi elettori o si sono astenuti, come cercava di evitare Alessandro Maffei in quella Florida così determinante, o hanno votato Trump più di quanto si pensi. Oppure entrambe le cose.
  • Gli Stati Uniti sono un paese fondamentalmente conservatore. La qualità della vita, consumisticamente parlando, è piuttosto elevata. Qualsiasi rinnovamento troppo lontano dallo status quo viene percepito come un attacco alla vita americana. In pratica, ognuno vuole la sua bella macchina e parcheggi a non finire. Un Bernie Sanders è visto come un estremista, in nome di un candidato più rispettabile, preparato e maggiormente vicino a quello che è effettivamente il sentimento collettivo della nazione. Per dirla alla Fantozzi, serve un medioprogressista. Una dimostrazione di ciò sta che in fondo dal dopoguerra ad oggi in America ci sono state più amministrazioni repubblicane che democratiche. Un’altra sta nel fatto che nelle roccaforti repubblicane come il Texas, nonostante lo scarso appoggio da parte del partito centrale, Trump ha vinto comunque. Un’ultima si può vedere nello Utah dove i pudici mormoni hanno perdonato le sue battutine spinte sulle donne. Perché in fondo “The Donald” è sempre e comunque più americano della sinistra.

Bene finora siamo stati quasi seri nella nostra analisi. Ma la realtà è che Trump ha vinto per colpa nostra. Quel tizio con quei buffi capelli biondi che sembrano uno scoiattolo, la pelle arancione e la bocca sempre mezza aperta ha trionfato grazie ai commentatori politici, agli studenti universitari informati ed impegnati, alle spiegazioni approfondite dei nostri media preferiti.

Ha vinto perché mentre noi cercavamo di fare bella figura leggendo le meglio analisi giornalistiche (abbondanti e di qualità, come racconta Andrea Zoboli), l’elettore mediano non organizza la sua giornata con discussioni elaborate sulla situazione geopolitica in Abkhazia, ma applica un filtro a maglie larghe alla quantità enorme di informazione, che probabilmente si riduce in un paio di pagine likate su Facebook.

Ha vinto perché non sono bastati Barack, Michelle e Bernie a colmare il vuoto di rappresentanza delle classi più incazzate, che cercano negli USA come in Europa un modo per esprimere un disagio rimasto inascoltato o spesso condannato proprio da chi di quella classe si fa teoricamente il baluardo.

Ha vinto perché è facile etichettare qualcuno come “razzista”, molto più difficile provare a mettere in piedi dei progetti concreti che dimostrano che l’integrazione sia realmente possibile e desiderabile. Succede in Francia, dove la pianificazione urbanistica de facto ghettizzante ha confinato immigrati di terza o quarta generazione in un mondo di serie C. E succede anche da noi, dove politici di “sinistra” hanno zero progettualità a proposito, e poi lamentarsi di Salvini è una comoda ma ipocrita autoassoluzione.

Ha vinto perché lo studente di giurisprudenza che argomenta in modo coerente le sue idee, quello che legge tutti i giornali, anche quelli esteri (in lingua originale, s’intende), non conosce una sola persona che fatica ad arrivare alla fine del mese. Manco una.
E questo è un po’ quello che è successo alla Clinton: espressione di una classe dirigente preparata, equilibrata, competente. Intellettualmente di sinistra, ma socialmente di destra.

Giacomo Romanini e Valerio Vignoli

Annunci

4 pensieri su “Trump ha vinto per colpa dello studente informato (di giurisprudenza)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...