Il triste declino di François Hollande

Dalle stelle alle stalle, forse non esiste frase migliore per descrivere il percorso politico del Presidente della Repubblica francese. Con un largo successo alle elezioni presidenziali, François Hollande viene eletto nel 2012 con il 51,6% delle preferenze, più di 18 milioni di voti, 2 milioni di voti in più rispetto a Sarkozy (48,4%), suo avversario diretto nel secondo turno delle elezioni. Ma Hollande la sua vittoria personale la ottiene già al primo turno quando prende il 28,6%, il miglior risultato di sempre per i socialisti francesi alle elezioni presidenziali e primo caso nella storia francese in cui uno sfidante ottiene al primo turno più voti rispetto al candidato uscente. Un bello schiaffo a chi prima delle elezioni lo considerava un candidato debole e privo di esperienza.

Con queste incoraggianti premesse François Hollande si presenta ai francesi come colui che avrebbe portato il paese fuori dal “oscurantismo” di Sarko, introducendo nuove riforme per migliorare il paese, specialmente dal punto di vista sociale ed economico. Il giorno stesso dell’insediamento all’Eliseo, Hollande nomina come Primo Ministro Jean-Marc Ayrault, suo principale sostenitore durante la campagna elettorale per le presidenziali. Il nuovo Governo promette di assumere più insegnanti e investire maggiormente nell’istruzione e nella ricerca, tagliando i costi eccessivi nel settore pubblico. Ma la legge di cui presto avrebbero parlato tutti prevede l’aliquota fiscale del 75% per tutti coloro che dichiaravano più di 1 milione di euro e il rialzo del 45% per chi fosse appena al di sotto di questa cifra. Questo porta alla fuga e a un improvviso cambio di cittadinanza da parte di molti benestanti francesi, tra questi, anche Gerard Depardieu, il quale si auto-esilia in Belgio portandosi con sé anche innumerevoli critiche.

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Hollande insieme al ministro Ayrault – Fonte: Closer magazine

Tuttavia, nonostante il consenso da parte delle classi medie per aver sommerso di tasse i ricchi, già nel 2013 François Hollande raggiunge picchi enormi di impopolarità. Il Presidente francese fa fatica a gestire le situazioni nelle bollenti Banlieues parigine, utilizzando metodi repressivi che vengono paragonati a quelli di Sarkozy, da sempre nemico delle Banlieues. Inoltre, il Capo dello Stato francese decide di schierarsi apertamente a favore dei matrimoni e delle adozioni gay, legge che passa in Francia nel 2013 e che di fatto ha l’effetto di spaccare in due il paese, suscitando non poche polemiche. Ma è sopratutto l’economia a preoccupare maggiormente. La Francia non riparte come auspicato da Hollande: il Presidente della Repubblica non riesce ad invertire la curva della disoccupazione e il debito pubblico rimane fermo al 4,1%. Nel 2014 il giornalista François Lenglet, durante un intervento a France 2, definisce senza mezzi termini le decisioni di Hollande in materia economica alquanto “nebulose”.

Nel 2014 arriva anche la prima batosta elettorale per Hollande e il PS (ne seguirà una seconda alle europee e una terza alle regionali); a parte la vittoria a Parigi con Anne Hidalgo, il Partito Socialista francese arriva terzo alle elezioni amministrative, dietro ai candidati del UMP (attuale LR) e al Front National e perde 155 città. Una vera e propria debacle per il partito di Hollande che ottiene una sconfitta storica. Il Primo Ministro francese Jean-Marc Ayrault parla di responsabilità collettiva e di un duro colpo al governo. Ed è proprio quest’ultimo a doversi sacrificare per il partito: il 31 marzo, Hollande nomina come nuovo Primo Ministro francese Manuel Valls. Un modo, anche, per cautelarsi in vista delle elezioni europee che si sarebbero svolte a distanza di poche settimane. Tuttavia, questo “rimpasto” non dà i risultati sperati, anche alle elezioni europee il PS arriva terzo (13,9%), lontano dal UMP (20,8%) e lontanissimo dal FN (24,86%). Quasi 2 milioni di voti separano il PS dal FN, a dimostrazione di come molti francesi non vedano di buon occhio l’Europa e le sue politiche.

Dopo i primi indizi di malcontento, l’unico momento di popolarità e successo, Hollande lo ottiene a gennaio del 2015 a causa del terribile attentato a Charlie Hebdo che provoca 12 vittime dopo l’assalto alla sede del settimanale satirico da parte di tre terroristi armati di kalashnikov. I francesi apprezzano la reattività con cui il governo risponde alla minaccia terrorista, ma è solo una tremenda illusione; perché il 13 novembre dello stesso anno, la Francia viene colpita ancora e questa volta più duramente: le vittime sono 130, Parigi è messa sotto assedio, colpita in vari punti della città e Hollande finisce di nuovo al centro delle critiche per aver sottovalutato il pericolo del terrorismo. Tantoché, poche settimane dopo, i cittadini sono chiamati a votare per le elezioni regionali e il Front National raggiunge un risultato storico ottenendo quasi il 28% delle preferenze al primo turno. Solo il ritiro dei candidati del PS nelle regioni Picardia-Nord-Pas-de-Calais e in Provenza- Alpi-Costa Azzurra e la richiesta ai propri elettori di votare per i candidati dei Les Républicains (LR) riescono a fermare il FN al secondo turno, lasciando in mano a Marine Le Pen un grande consenso su cui lavorare ma nessuna regione da governare. Les Républicains conquistano sette regioni su tredici: Île-de-France, Nord-Pas-de-Calais- Picardia, Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, Alvernia- Rodano-Alpi, Normandia e Paesi della Loira. Mentre i socialisti, nonostante tutto, si aggiudicano cinque regioni: Bretagna, Aquitania-Limosino-Poitou-Charentes, Linguadoca- Rossiglione-Midi-Pirenei, Centro e Borgogna-Franca-Contea. Un successo quasi insperato per il PS e l’ennesimo campanello d’allarme su cui riflettere da parte di Hollande e da parte del governo guidato da Manuel Valls.

A complicare ulteriormente la fragile situazione del Presidente della Repubblica e del governo francese, è la contestatissima loi du travail. Definita come il “job act francese”, molto simile, infatti, alla stessa legge italiana sostenuta dal governo Renzi. Ma aldilà dei contenuti, che hanno creato infinite polemiche e proteste in tutto il Paese, ciò che ai francesi proprio non è andato giù, è stato il modo con il quale il governo ha fatto passare questa legge. Non essendo sicuri della maggioranza parlamentare per poter approvare la legge, il Governo guidato da Manuel Valls ha deciso di utilizzare il decreto di emergenza 49.3 previsto dalla Costituzione, il quale permette di bypassare l’approvazione parlamentare. Una scelta dovuta alla mancanza di una maggioranza parlamentare sufficiente e al fallimento della trattativa con i sindacati. Ovviamente, questa mossa inaspettata da parte del Governo, non ha fatto altro che aumentare il clima di tensione nelle città francesi e anche all’interno dello stesso PS. Hollande in questa situazione dimostra un’evidente debolezza politica, incapace di reagire e di tenere unito il suo partito.Attualmente la situazione di François Hollande è rimasta invariata, se non peggiorata: da parte dei francesi viene criticata la mancanza di carisma ed autorevolezza, oltre che una scarsa empatia con la gente. Da sempre i francesi chiedono un leader forte che si occupi seriamente dei problemi del paese, senza troppi indugi e tentennamenti. Invece Hollande ha cambiato molte volte il suo stile di far politica, passando spesso da un estremo all’altro e senza ottenere nulla di concreto. Ha militarizzato Parigi ma non è riuscito a scacciare via la paura del terrorismo, anzi, ha irritato ancora di più il popolo francese prolungando lo stato d’emergenza, il quale, non ha comunque impedito la strage di Nizza a luglio di quest’anno e tantomeno l’attacco alla chiesa di Rouen avvenuto pochi giorni dopo; tutti erano concentrati sulla sicurezza nella capitale e hanno trascurato il resto del paese. A ciò va aggiunto anche la recente crisi diplomatica con Putin, un esempio di mala gestione di certi delicati rapporti internazionali. Hollande ha voluto fare la voce grossa sulla Siria, denunciando pubblicamente i costanti bombardamenti russi, tutto questo a pochi giorni dalla visita ufficiale programmata da Putin per l’inaugurazione della nuova cattedrale ortodossa nel cuore di Parigi. Così, il Presidente russo, irritato e offeso, ha deciso di declinare l’invito, rendendo ancora più freddi e distaccati i rapporti tra i due paesi. Non proprio uno stratega in fatto di diplomazia il Presidente francese e nemmeno in fatto di tempistica si potrebbe dire.

Infine, la perla finale della gestione Hollande la ritroviamo con il libroUn président ne devrait pas dire ça…”, ovvero: “Un presidente non dovrebbe dire questo…”. Il libro è stato realizzato da due giornalisti di Le Monde e mette insieme 60 interviste fatte al Capo di Stato francese in cui egli si dimentica per un attimo della carica istituzionale che riveste e si lascia andare a dichiarazioni di ogni genere su: giudici, avvocati, migranti, sportivi, avversari politici ed ex fidanzate. Un vero fiume di accuse e rivelazioni che non ha fatto altro che rendere ancora più delicata la posizione del Presidente della Repubblica. Non si sa bene cosa sia passato per la testa di François Hollande, difficile capire se si sia trattato di uno sfogo programmato, giusto per togliersi qualche sassolino dalla scarpa o semplicemente di un atto incosciente, senza tener conto delle possibili conseguenze. Tuttavia, rimane il fatto che questo libro rappresenta un vero e proprio harakiri politico. Che sia forse un messaggio per dire che non vorrà presentarsi alle prossime elezioni? Il dubbio rimane, ma nel frattempo i suoi avversari festeggiano.

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Vignetta tratta dall’International Herald Tribune

Altro dato inquietante e che merita una riflessione, è l’alto consenso ottenuto, durante l’amministrazione Hollande, da un partito euroscettico come quello di Marine Le Pen. Le motivazioni vanno ricercato nel fatto che molti francesi non si sentono più sicuri, non credono più nel progetto di Europa unita e vedono nell’ UE il portatore di tutti i mali: dalla depressione economica, alla minaccia di terrorista. E su questo frangente, Hollande ha le sue responsabilità, poiché non è riuscito a mostrare al suo paese il lato positivo dell’UE, ma sopratutto, non è mai riuscito ad imporsi come leader europeo. Non ha aiutato la Francia ad essere quel punto di riferimento che dovrebbe essere per l’Europa, ha scelto di chinare la testa di fronte alle decisioni tedesche, seguendo la Merkel e scegliendo di temporeggiare, quello che viene meglio al Presidente francese, invece di provare a rilanciare UE, profondamente scossa dalla Brexit e dal malcontento nei paesi membri dell’est Europa. Hollande, dunque, ha sempre tentato di mantenere la Francia allo stesso passo delle altre grandi potenze, ma in realtà si è sempre trovato indietro.

Ora vediamo cosa deciderà il Partito Socialista francese, se fare pressioni per un nuovo candidato alle presidenziali (si parla di Valls) o lasciare che Hollande si schianti da solo, per poi addossargli tutte le responsabilità e pensare già alle prossime elezioni. Intanto, molti francesi che lo votarono nel 2012 lo hanno già scaricato: alcuni minacciano di non presentarsi alle urne, altri dichiarano che voteranno per il candidato di centro-destra Alain Juppé, ex primo ministro e attuale sindaco di Bordeaux che dovrà vedersela con Sarkozy alle primarie del partito dei Les Républicains. Nei giorni scorsi Le Figaro ha fatto un sondaggio in cui analizzava tre possibili scenari delle elezioni francesi e Hollande, in tutti e tre i casi, veniva dato appena sopra il 10%. Tuttavia, si sa che in politica può succedere di tutto, ogni situazione rimane possibile e i risultati dei sondaggi spesso non significano nulla; ma comunque vada per Hollande, la strada per la rielezione all’Eliseo è già tutta in salita.

Mattia Gozzi.

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