Lutz Eigendorf, morire per voler vivere

Il 19 marzo del 1979, una corriera con targa della Repubblica Democratica Tedesca attraversa uno dei varchi controllati dai soldati attraverso il Muro, ed entra nella Germania Ovest. A bordo c’è una squadra di calcio, che giocherà e perderà una amichevole con il Kaiserslautern. Ma il giorno dopo, sul viaggio di ritorno, c’è un posto vuoto. Lutz Eigendorf, 23 anni, ha deciso di scappare, ed in una breve sosta dell’autobus si è mescolato tra la folla, ha preso un taxi ed è sparito. Sono tanti quelli che fuggono, ogni giorno, attraverso il Muro e la cortina. Ma questa volta è diverso. La squadra è la Dinamo Berlino. La squadra della STASI, la squadra di Erich Mielke. E il fondatore e ministro della letale polizia segreta della Germania Est prende la fuga come un affronto personale.

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Lutz Eigendorf nasce a Brandeburgo nel 1956, e comincia a giocare nella squadra locale. Con il 1970 entra nelle giovanili della Dinamo. E’ un centrocampista arretrato, e poco a poco sale le categorie ed arriva in prima squadra. Gioca esattamente 100 partite in cinque anni nella DDR Oberliga. Fino al marzo del 1979.

La Dinamo Berlino si è accordata per giocare una amichevole con il Kaiserslautern a Giessen, nella Germania Ovest. Prima di partire, giocatori e staff ricevono due giorni di seminari ed indottrinamento, in modo che nessuno pensi a scappare. L’amichevole va come pronosticato, ovvero la Dinamo perde. Sulla strada del ritorno, la corriera si ferma per far scendere i giocatori, in modo che spendano un po’ di denaro occidentale, in modo da non riportarlo in Germania Est. I più comprano vestiti, o dischi, o altre cose che nella DDR non si trovano. L’unico che non entra in un negozio è proprio Lutz. Attende di rimanere da solo, si volta e comincia a correre. Sale nel primo taxi che trova e si allontana il più possibile.

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Quando la squadra rientra, si sparge la notizia. E’ già capitato che sportivi di grande o medio livello saltassero al di là del muro. Ma mai un tesserato della Dinamo Berlino. Il perchè è presto detto. La Dinamo Berlino è la squadra simbolo della DDR. E’ la squadra che rappresenta la perfezione dell’utopia comunista. Chi indossa la maglia della Dinamo, di più, chi è la Dinamo deve essere una guida per l’intera nazione tedesca orientale. E’ la squadra sovvenzionata dal ministero dell’Interno, che non è altro che un nome diverso per chiamare la STASI, la polizia segreta più temibile del blocco orientale, forse ancor di più del KGB. L’unica e principale attività della STASI è eliminare qualsiasi forma di anticomunismo o disfattismo politico. E la fuga è la più grande forma di anticomunismo possibile. Ecco perchè quando la notizia arriva sulla grande scrivania di Erich Mielke, capo unico della STASI, è chiaro a tutti che Lutz non potrà passarla liscia.

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In Germania Est ci sono spie occidentali, ma la Germania Ovest è piena di spie orientali. Mielke poteva contare su 85mila agenti, di cui la maggior parte poteva attraversare senza problemi il muro, e 170mila informatori. Sa ogni cosa su Lutz.

Quando Eigendorf si infila nel taxi probabilmente non ha pensato a tutte le conseguenze del suo gesto. Abbandona al loro destino la moglie Gabriela e la figlia Sandy. Magari ha intenzione di portare anche loro, magari in futuro. Oppure no. In ogni caso cerca di entrare in contatto con la famiglia, ma non ci riesce. Perchè Mielke ha scatenato già il suo potere. Gabriela non ha ancora finito di piangere, che già si trova pretendenti alla porta. Sono agenti della Stasi. Uno di questi riesce nel suo intento, la fa innamorare e la convince a chiedere il divorzio da Lutz, ovviamente subito accolto. E’ convinto di poter essere acquistato proprio dal Kaiserslautern, che in effetti è interessato e presenta una offerta ufficiale alla Dinamo. Che però non accetta.

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Lutz si becca così una squalifica di un anno alla UEFA, per aver preso accordi segreti con un’altra squadra mentre era tesserato. Però riesce ad accordarsi con il Kaiserslautern, che lo tessera alla fine dell’anno. In più si innamora, si risposa, si rifà una vita. Trova anche dei nuovi amici. Una sera, in un bar, incontra Karl Heinz Felgner, ex campione nazionale della DDR di pugilato. I due si conoscevano anche al di là del muro. Ma da quello che Lutz sa, Felgner non è fuggito, ma come gli spiega lo stesso pugile, ha un regolare permesso per stare lì. I due diventano migliori amici.

In realtà sul campo le cose non vanno bene. Il campionato della Germania Occidentale è molto più competitivo del fratello orientale, e Eigendorf si siede spesso in panchina. Tanto che dopo un’ennesima stagione deludente, viene ceduto all’Eintracht Braunschweig. In quella stagione, delle prime 23 partite, ne gioca solo otto. Guarda dalla panchina anche la sconfitta dei suoi compagni contro il Bochum per due a zero, il cinque marzo 1983.

Ma intanto il cerchio si è stretto intorno a lui. Alle 23.08 di quella stessa notte, la sua auto si schianta contro un albero nella zona di Brunswick. Lui sopravvive altre trentaquattro ore, in coma in ospedale, prima di morire. La polizia, nonostante venga rilevato nel sangue un tasso alcolemico di 0.2, la archiviò come morte per ubriachezza.

La storia finirebbe qui, se non arrivasse il 1990 e con esso la caduta della DDR. Si aprono gli archivi e si scopre che a causare la morte di Lutz Eigendorf è stata la Stasi. Felgner non era un suo amico, era uno degli agenti di Mielke, proprio incaricato del suo assassinio. Sempre dalle carte è però emerso che Felgner non lo uccise.

Ad ucciderlo, secondo Heribert Schwan, che pubblicò il documentario “Morte del traditore” fu un mix di sonniferi e droghe. Alle 21.30, Lutz andò in un bar, dove bevve un paio di birre. Forse fu drogato in quest’occasione, o forse fu rapito poco dopo. Un’altra possibilità è una sostanza già usata dalla DDR in casi simili, che influiva sulla visione del soggetto che la assumeva, rendendolo maggiormente fotosensibile. Lutz sarebbe stato drogato, per poi essere abbagliato lungo la strada da un’altra auto. Le pericolose curve della Braunschweig – Querum hanno fatto il resto.

Quattro anni. Ecco quanto durò la fuga di Lutz. Ecco quanto lontano potè arrivare l’ira di Mielke. Ma questo è solo uno dei tanti, tantissimi casi, in cui la Stasi eliminò un traditore della patria, la cui unica colpa era cercare la libertà in un mondo che non lo permetteva.

Marco Pasquariello

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