Un “cancro da curare”: le persecuzioni contro gli omosessuali in Africa

“Il marcio impero degli omosessuali scenderà giù nella fogna fino alla discarica dell’inferno!”. Questa drammatica previsione sembra uscita della mediocre sceneggiatura di un film sul medioevo. Invece fa parte di un discorso pubblico rilasciato a gennaio 2015 da Yahya Jammeh, presidente dello stato africano del Gambia.

Jammeh, che governa il Gambia dal 1996, si è fatto conoscere in tutto il mondo per la sua feroce lotta contro l’omosessualità, da lui definita “un cancro” oppure “un crimine contro Dio, l’umanità e la civiltà”. Il presidente ha promesso di  combattere “questi parassiti chiamati omosessuali” come le zanzare che portano la malaria e ha minacciato di uccidere i gambiani che cercano rifugio all’estero per via del loro orientamento sessuale. “Se li prendo, li faccio fuori” sono state le sue parole esatte.

Purtroppo il Gambia non è un caso isolato e la retorica di odio contro le persone omosessuali di Yahya Jammeh non è solo frutto delle smanie di un dittatore mitomane. Al contrario, in buona parte dell’Africa Subsahariana si rafforza l’intolleranza contro gay e lesbiche, che si esprime in dichiarazioni infiammate di capi di governo e personaggi pubblici, in attacchi contro persone “colpevoli” di essere omosessuali e in leggi sempre più discriminatorie e violente.

Il potere politico si è schierato con forza contro gli omosessuali. Oltre alle leggi promulgate durante gli anni novanta, recentemente sono stati ratificati ulteriori atti che criminalizzano l’omosessualità in Nigeria, Uganda e Kenya. Per la legge, il crimine non è essere gay o lesbiche, ma avere un rapporto sessuale “contro natura”. Questo include a pari merito un rapporto con un animale o con una persona dello stesso sesso. Non viene preso in considerazione se il rapporto è stato consensuale o imposto. Criminalizzando l’atto in sé, la legge sancisce il massimo della pena per una coppia di adulti consenzienti e mette sullo stesso piano una violenza sessuale e un atto d’amore.

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Ben Curtis/APE

Nell’ottobre 2014, il codice penale del Gambia è stato emendato per introdurre il reato di “omosessualità aggravata”. Il reato di omosessualità è aggravato quando la ‘vittima’ sia un minore o un disabile, o il colpevole sia malato di HIV o sia un “omosessuale recidivo”. In questi casi, la pena è l’ergastolo. “Il vero scopo di questa legge non è combattere gli abusi contro le persone vulnerabili” commenta the Human Dignity Trust, un’organizzazione internazionale che si batte per l’abolizione delle leggi che penalizzano l’omosessualità. “Le persone disabili sono considerate vittime senza prendere in considerazione se siano consenzienti o no. I malati di HIV non possono avere alcun tipo di rapporto, neanche se protetto.” Per non parlare dell’inquietante definizione di “omosessuale recidivo”, che è volontariamente vaga e potrebbe includere tutti coloro che abbiano avuto rapporti più di una volta. In questo caso, la quasi totalità della popolazione omosessuale gambiana sarebbe destinata all’ergastolo, soprattutto coloro che hanno una relazione stabile. In effetti, non c’è nulla di più recidivo di una coppia che ha una relazione stabile per molti anni.

L’indurirsi della legislazione contro l’omosessualità va di pari passo con l’inasprirsi delle posizioni dei popoli della regione. Nel 2013 il timido tentativo delle autorità senegalesi di proporre una legge che depenalizzasse l’omosessualità è stato accolto con furore dall’opinione pubblica, fino a che il governo non ha fatto rapidamente marcia indietro, negando perfino l’esistenza di un tale progetto. Ma perché c’è tanta omofobia in Africa? La domanda è tutt’altro che banale.

Da una parte, i leader nazionalisti come Jammeh infiammano l’opinione pubblica ruggendo che l’omosessualità è anti-Africana, è un retaggio delle vecchie e corrotte potenze colonizzatrici, che infettano dei loro vizi le giovani e vigorose popolazioni africane. Inneggiando alla guerra di civiltà, questi discorsi incitano a seguire i veri valori della cultura africana e a ribellarsi al colonialismo culturale dell’occidente. Secondo questa retorica, gay e lesbiche africani starebbero ripudiando la loro cultura e tradendo il loro paese solo perché assecondano il loro orientamento sessuale.

Dall’altra parte, è forte il condizionamento delle religioni monoteistiche, sia il cristianesimo che l’Islam, che sono profondamente radicate nell’Africa Occidentale e Centrale. I leader della chiesa Anglicana della Nigeria descrivono l’omosessualità come “un’aberrazione in grado di generare un olocausto morale e sociale”. Nel nord musulmano della Nigeria è applicata la sharia e gli omosessuali sono condannati a morte per lapidazione. Sembra insomma che, malgrado i conflitti e gli spargimenti di sangue dovuti a Boko Haram, le comunità cristiane e musulmane nigeriane abbiamo trovato un punto in comune nell’odio contro gli omosessuali.

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Ovviamente, dire che l’omosessualità è anti-Africana è assurdo. L’attrazione per persone dello stesso sesso esiste ed è sempre esistita in tutti i popoli del mondo. Piuttosto, il crimine di sodomia è stato codificato proprio dalle potenze coloniali quando hanno steso i primi codici penali per i loro domini africani. Non sono stati gli europei ad esportare l’omosessualità in Africa, ma di certo sono stati loro i primi a penalizzarla. Inoltre, buona parte del lavoro volto ad avvelenare l’opinione pubblica contro i gay e le lesbiche è opera delle potenti organizzazioni cristiane americane, che vengono a portare il verbo in Nigeria, Uganda e negli altri stati a maggioranza cristiana della regione. Forti delle loro generose donazioni e del supporto del potere politico, personaggi che in America sono considerati dei ciarlatani vanno in Africa a spargere odio. Invece che preoccuparsi di proteggersi dall’egemonia culturale occidentale dei diritti umani, è da questo tipo di propaganda che gli stati Africani dovrebbero guardarsi.

Oltre che dalle leggi discriminatorie, la vita quotidiana degli omosessuali in Africa Centrale e Occidentale è resa molto difficile dalla violenza che scorre nella società. I discorsi di odio e la ratifica di nuove leggi sono sempre stati seguiti da un inasprirsi degli abusi contro i gay e le lesbiche. Persone ritenute omosessuali vengono aggredite dalla folla, torturate e a volte perfino linciate. Gay e lesbiche perdono il lavoro e vengono ripudiati dalle famiglie. Le persone malate di HIV hanno paura di richiedere i trattamenti e i medici hanno paura di fornirli. In un clima di caccia alle streghe, la situazione per gli omosessuali africani sta diventando sempre più pericolosa.

Angela Tognolini

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