“Non sotto i miei occhi”: Doctor Who e l’ISIS

Doctor Who è una delle serie di fantascienza più amate della storia della televisione, che rivaleggia con Star Trek per fandom e addirittura vince per numero di stagioni (il Dottore ne ha avute 26 classiche e 9 del reboot degli anni duemila, con la nona andata in onda l’anno scorso e la decima in arrivo l’anno prossimo).
La vecchia serie era limitata dal budget e dalla tecnologia ancora poco avanzata; il reboot, sebbene per le prime due o tre stagioni (ovvero il tempo necessario a David Tennant per trasformare anche il reboot in un nuovo cult – senza nulla togliere a Christopher Eccleston, che ha interpretato il Dottore nella prima stagione del reboot) avesse condiviso in qualche misura il problema, successivamente fu libero da questo genere di condizionamenti.
Le storie raccontate in Doctor Who sono storie di viaggi, di esplorazione, di novità, di futuro e passato, ma soprattutto sono storie di umanità. Il Dottore (e non il Dottor Who, come spesso si dice erroneamente), che è un alieno umanoide appartenente alla razza dei Signori del Tempo, ha poteri enormi e mai ben quantificati (tra cui la rigenerazione, che gli consente di ottenere un nuovo corpo e sopravvivere quando viene colpito a morte, da cui la numerazione dei vari Dottori), eppure spesso appare molto più umano di molti dei personaggi secondari.
C’è un episodio in particolare, però, che ha catturato la mia attenzione.

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Peter Capaldi, il dodicesimo Dottore, in “The Zygon Inversion”

La nona serie è abbastanza diversa dalle precedenti quattro, tutte con Steven Moffat – quello di Sherlock – come showrunner: pur mantenendo le atmosfere tenebrose, l’introspezione e un senso di tensione generale, si riavvicina all’approccio di Russell T. Davies, lo showrunner delle prime quattro stagioni del reboot, e riporta quel senso di voglia di esplorare e soprattutto un po’ di alieni gommosi, che erano carenti. E alieni gommosi sono gli Zygon, mutaforma rosa ricoperti di quelle che sembrano ventose, i principali antagonisti dello speciale per i cinquant’anni di Doctor Who, “The Day of the Doctor”, che vedeva l’undicesimo Dottore, Matt Smith, incontrare il decimo, David Tennant, e una sua versione passata, interpretata da John Hurt. Dalla storia raccontata in quell’episodio si dirama un filo che porterà al dittico “The Zygon Invasion” / “The Zygon Inversion”, che è appunto l’episodio in questione.

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Matt Smith, David Tennant e John Hurt in “The Day of the Doctor”

Alla fine di “The Day of the Doctor” viene firmato un trattato di pace tra la Terra e gli Zygon (tramite il Dottore) che consente a venti milioni di Zygon di trasferirsi sulla Terra e vivere in incognito assumendo forma umana. In “The Zygon Invasion”, però, si scopre che una fazione di Zygon non vuole affatto vivere in pace ma vuole conquistare la Terra per sé, e per farlo è disposta a tutto: nello specifico, costringe gli Zygon a mutare forma e rivelarsi per ciò che sono, impedendo loro di proseguire la loro vita nell’anonimato mutaformato.
Vi ricorda niente? No? Allora aggiungo che, nelle due puntate, il governo è terrorizzato da questa prospettiva e pensa di attuare un piano che, nel dubbio, elimini tutti gli Zygon.
L’episodio è un’eccellente rappresentazione della crisi attuale dei rifugiati e della paura che tra di loro si nascondano dei terroristi: la cellula impazzita degli Zygon, con il suo essere pronta a tutto nonché abilissima a nascondersi tra i “nemici” è una brillante rappresentazione dell’ISIS, ovvero un gruppo di estremisti che vuole la guerra mentre la maggioranza del loro gruppo di appartenenza (i musulmani, come gli Zygon) vuole solo poter vivere in pace, magari nei paesi europei che sono riusciti a raggiungere. Gli episodi sono andati in onda il 7 novembre scorso, pochi giorni prima degli attentati di Parigi, e delineano molto bene il quadro: le grida disperate dello Zygon costretto a forza a mutare forma che voleva solo vivere una vita pacifica e i continui richiami del Dottore alla calma sembrano rendersi necessari, e forse qualcuno li dovrebbe far sentire a The Donald.

L’episodio affronta anche il tema della guerra, ricorrente nella serie – dato che, senza spoilerare troppo, la guerra ha un ruolo molto importante nella storia del Dottore – e lo fa con il monologo più potente di tutta la serie da parte del Dottore:

Il discorso è visto dai fan e dalla critica come il momento migliore del periodo di Peter Capaldi come Dottore finora, data l’intensità con cui lo pronuncia e la rabbia con cui richiama alla memoria i suoi ricordi della Guerra del Tempo (sarebbe troppo lunga da spiegare – e piena di spoiler). Non consentirà alla cellula guerrafondaia degli Zygon di distruggere la Terra, un pianeta con tali e tante potenzialità ancora inespresse, non sotto i suoi occhi. “Not on my watch.”

Doctor Who, fedele allo spirito di Douglas Adams, autore di Guida Galattica per Autostoppisti e sceneggiatore di diversi episodi della serie originale del Dottore, è una serie umanista, che porta lo spettatore in mondi diversi o in tempi lontani per insegnarci e mostrarci cosa vuol dire essere umani: se non l’avete ancora guardata, dovreste provarci.

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Il dodicesimo Dottore subito dopo la rigenerazione aveva qualche problema con gli abbracci.

Guglielmo De Monte
@BufoHypnoticus

[un grazie speciale a Solune che mi ha accompagnato nel fantastico mondo del Dottore!]

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