Da Novara all’uragano: come sono finito a Miami?

Alessando Maffei ha 19 anni ed è di Novara. Studente universitario, ha deciso di volare a Miami per partecipare, come volontario, alla campagna elettorale della candidata democratica Hillary Clinton e per osservare in prima persona l’evento politico dell’anno. La rubrica USA2016 Pills raccoglie le sue impressioni, le sue idee e gli elementi più interessanti della sua esperienza.

Prima dell’uragano o Come in attesa della tempesta

Siamo nel supermercato a fare spese. Nei prossimi giorni ci dovremo chiudere in casa, serrare le finestre e rimanere ad aspettare che l’uragano passi. Matthew (è questo il nome che gli è stato assegnato), è già passato ad Haiti e a Cuba, ha fatto quasi 900 morti. In strada si circola a rilento, poiché tutti stanno uscendo a comprare qualcosa: chi del legno per sbarrare la casa, chi delle torce o lampade a batteria, nel caso salti la luce, chi delle scorte di cibo. Apparteniamo a questa categoria io e la signora che mi ospita. Lei, va detto, non è un’appassionata dell’alta cucina e tende a nutrirsi di barrette energetiche. Le corsie stanno già iniziando a svuotarsi. Gli scaffali dei beni a lunga conservazione e di prima necessità sono rimaneggiati. Lo stesso vale per quello delle riviste e dei libri: le persone chiuse in casa senza TV né internet non sanno cosa fare e tornano al piacere dimenticato della lettura. Nell’aria si percepisce una certa agitazione e un clima diverso dal solito: persone sconosciute, che normalmente non si rivolgerebbero la parola, si domandano se siano pronte, se abbiano già comprato tutto per “la serrata” e se conoscano le novità sull’uragano. E per qualche ora Miami, un luogo senza panchine dove sedersi a chiacchierare, la città senza piazze per incontrarsi, il simbolo, insomma, dell’individualismo, torna a essere una Comunità.

Durante l’uragano o Shelter From the Storm

Avrei voluto corredare questa sezione dell’articolo con foto o video, ma non mi è possibile farlo. Sono ore, infatti, che siamo chiusi in casa, con tutte le finestre sprangate dalla lamiera, e pare di essere in un bunker sotterraneo. Il vento arriva a quasi 100km/h. La noia inizia a farsi sentire e, ad essere sincero, scrivere questo articolo aiuta a distrarmi.

Lo spirito con cui ho intrapreso questo viaggio è quello che, purtroppo o per fortuna, può avere solo un ragazzo di 19 anni. Volevo mettermi in gioco in prima persona, non solo per vedere dal vivo le elezioni americane, ma per prendervi parte, per influenzarle. Avevo, e ho tutt’ora, la stupida pretesa che questo mi renda un po’ più padrone del mio destino, che ciò mi possa aiutare a controllare di più il mio futuro, fingendo di ignorare tutte le variabili che fanno deviare un treno dal suo binario sicuro. Alla mia partenza pensavo, e penso, che fosse anche un mio dovere cercare di fermare Donald Trump.

Ho lasciato l’Italia, insomma, carico di entusiasmo, e consapevole che mi sarei trovato di fronte a un evento straordinario. Quest’ultima aspettativa è stata rispettata, ma, drammaticamente, non per mano dei candidati alla presidenza. Un uragano è qualcosa che sconvolge le vite delle persone e la loro quotidianità, perché si avvicina ineluttabile e tu sai che sta arrivando e sai anche che non puoi fare nulla per evitare che arrivi e puoi solo chiuderti in casa e sperare che sia clemente con te e chi ti è caro. All’inizio della tempesta le persone del mio palazzo si sono riunite al primo piano per mangiare qualcosa insieme e guardare il notiziario. Questa spinta comunitaria si è subito smorzata quando si è capito che l’attesa sarebbe stata lunga, e tutti sono tornati nei loro appartamenti. Da internet circolano le immagini di case strappate via dalle fondamenta, alberi sradicati e pali della luce divelti. Gira voce che qui a Miami siano state distrutte 7000 case e il governatore Scott ha fatto evacuare quasi 2 milioni di persone (lo stesso numero di abitanti del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia messi insieme, per farci capire). Il vento fa sbattere contro i muri e la strada ciò che trova sul suo percorso, producendo un fracasso che continua a rimbombare nelle case e nelle nostre teste, tenendoci svegli e agitati.

Dopo l’uragano o Make America great again

Il rumore di cui parlavo è continuato, senza sosta, per circa 40 ore. Tanto è stato il tempo che i cittadini di Miami hanno dovuto passare nelle loro case, senza poter guardare il sole o annusare un profumo di cibo per strada o fare il bagno in mare. La zona nord, quella dove mi trovavo, ha reagito bene al passaggio di Matthew e i danni sono stati limitati. La situazione è molto più grave a sud, dove molte abitazioni sono state distrutte e circa un milione di persone è rimasto per un giorno senza corrente elettrica. Obama invita tutti gli americani a dare il loro sostegno alla Croce Rossa. Qui si parrà la tua nobilitate, diceva Dante. È in questi momenti, e non in altri, che gli Stati Uniti “tornano a essere grandi”

Alessandro Maffei

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...