La prima Cina in Italia: il fallimento del Pavia

Le grandi di Milano diventano cinesi. È così, che stia bene o meno ai tifosi, ma Milan ed Inter passeranno o sono già passate in mano ad imprenditori cinesi, che realmente vivono dall’altra parte del mondo, ma che per contro portano valanghe di soldi nelle casse sempre assetate delle squadre. Il grosso dubbio che cresce sempre di più man mano che vanno avanti le cose è: ma queste valanghe di soldi ci sono veramente?

Nel caso dell’Inter pare di sì, ed in parte sono già stati investiti, forse un po’ a caso, ma ci sono. Nel caso del Milan il dubbio rimane. Ma prima del Milan e dell’Inter, nella provincia lombarda, era già successo qualcosa. Prima delle grandi trattative, dei grandi numeri, dei grandi nomi, la Cina era già entrata nel calcio italiano. Nel 2014, il Pavia, in Lega Pro, è stato comprato da acquirenti cinesi, che volevano portare la squadra in A entro pochi anni. Il primo club italiano a gestione cinese della storia.

Il Pavia è fallito prima dell’inizio di questa stagione. Questa è la storia di due anni fatti di grandi promesse non mantenute e soldi mai visti.

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Zhu e Wang con le sciarpe del Pavia

Estate 2014. Il Pavia ha subito varie gestioni travagliate nelle ultime stagioni, e arriva all’ultimo posto, proprio nell’anno però della rifondazione della Lega Pro con la scomparsa della C2 ed i nuovi tre gironi regionali, quindi niente retrocessioni. Il Pavia è salvo in classifica, ma comunque nei guai. Il presidente Pierlorenzo Zanchi ha già detto più volte che vuole vendere, che cerca acquirenti e lasciare a qualcun altro il Pavia. Il perchè è presto detto: sotto la squadra c’è quasi un milione di euro di debiti.

Ma ecco spuntare veramente dal nulla Xiaodong Zhu, a capo del fondo di investimenti Pingy Shanghai, che racconta di aver sentito della vendita del Pavia grazie al suo amico, che entrerà con lui in società, Qianming Wang, titolare di una società di investimenti cinesi, ma che sul suo biglietto da visita recita “medico riabilitativo e presidente dell’Inter fan club Cina”. Parlano con Zanchi, che in realtà non chiede soldi, ma solo che la nuova gestione si faccia carico dei debiti. E così il Pavia viene ceduto alla cina per un euro simbolico.

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Le promesse sono enfatiche ed ottimistiche. Si parla di investimenti nella città, di costruire un nuovo stadio. Si parla di 50 milioni di tifosi del Pavia in Cina e di 100mila turisti cinesi in città. C’è pure una testimonial, Maria Grazia Cucinotta, che giura sull’affidabilità di Zhu e compagni e svela che sarà al centro di un vero e proprio kolossal, girato a Pavia e distribuito in tutto il mondo. Chissà, magari l’Oscar è dietro l’angolo? Chissà.

La partenza sul campo è però veramente positiva. L’allenatore scelto è un esordiente, che mai aveva allenato tra i professionisti. Riccardo Maspero in realtà fino a quel momento ha allenato solo il Ciliverghe Mazzano, in Eccellenza lombarda, portandolo però alla storica promozione in Serie D. Quindi rischioso, ma ci sono delle basi. Vengono comprati ottimi giocatori, ed oltre a tanti giovani arrivano anche Andrea Soncin, che qualcuno di voi ricorderà con le maglie di Atalanta, Padova o Ascoli, e Alex Pederzoli, un centrale di centrocampo stella della categoria, che non da molto ha scontato la squalifica per il calcioscommesse. L’obiettivo palese è fare subito il salto di categoria.

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La squadra è ben costruita, e i risultati ben presto arrivano. Il Pavia ha il miglior attacco del girone, e riesce in poco tempo ad andare in testa alla classifica. Zhu ogni tanto si fa vedere, è contento di come la squadra si stia comportando. Arriva la fine della stagione, ed il Pavia lotta per il terzo posto. I playoff sono ormai vicinissimi. Ed ecco che, alla vigilia della sfida contro il Real Vicenza, ultima della stagione, la dirigenza cinese esonera Maspero.

Ma come. Perchè? Aveva portato il Pavia fino lì, e sembrava tutto così perfetto. Eh, perchè la dirigenza cinese si è resa conto che Maspero non ha abbastanza esperienza per portare la squadra ai playoff, e chiama Giovanni Vavassori. Ottimo allenatore, con esperienza di Serie A, ma che da cinque anni non allena più. Viene presentato come specialista dei playoff. Non ha a disposizione un allenamento prima della partita con il Real Vicenza, che viene pareggiata uno a uno, e nel primo turno dei playoff il Pavia viene sconfitto dal Matera, vedendo così distrutto il sogno serie B.

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Sì, è Vavassori

Brutta storia. Ovviamente la dirigenza cinese non accetta che possa essere stata la disastrosa decisione sull’allenatore a bruciare la Serie B, e manda via Vavassori, che torna in pensione, per prendere Michele Marcolini.

Intanto si è consumata la triste vicenda di Magic Card, il film da Oscar con la Cucinotta. Non è un kolossal, ma proprio per niente. È una sorta di film d’azione, ovviamente dal budget ridotto, che non viene nemmeno distribuito nei cinema italiani, e pure ai botteghini cinesi non ha un grande successo. Si, la Cucinotta c’è. Sì, si vede una parte di una partita del Pavia ed è in parte girato per le strade della città, comprese due scene girate nello stesso bar, che pur stando nel film a giorni e giorni e giorni di distanza, hanno sempre due signore pavesi sullo sfondo che guardano incuriosite tutti questi cinesi.

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Se siete amanti del genere, ve lo lascio qui.

Torniamo agli aspetti societari. Dopo la mancata promozione, Zhu e Wang annunciano nuovi investimenti, e assumono come nuovo direttore generale Nicola Bignotti. Ed ora i dubbi e le perplessità cominciano a prendere forma. Il direttore generale precedente, Massimo Londrosi, rivela che Zhu si è appena dimesso da presidente della SunCorp, azienda cinese distrutta dai debiti. Nei piani di Zhu, spiega sempre Londrosi, la SunCorp avrebbe dovuto creare una holding con il Pavia, le cui azioni sarebbero state usate per pagare i giocatori, che di fatto sarebbero diventati soci di una società mangiata dai debiti. I debiti ci sono, svela Londrosi. E sono pure tanti.

In realtà però gli stipendi arrivano sempre. Certo, si ha smesso di parlare di nuovo stadio, gli spettatori continuano a latitare e dalla Cina i turisti sono veramente pochi. E così comincia la seconda stagione a gestione cinese, quella che secondo tutti dovrebbe essere quella della promozione. In realtà no.

Il 12 dicembre il Pavia viene sconfitto con un sonoro 2 a 0 in casa dal Lumezzane. E Marcolini viene esonerato. Arriva Fabio Brini, ed a gennaio si riapre il mercato. Fine delle strategie. Arrivano nomi e passaporti esotici. Arriva Sansovini in attacco, e questo sarebbe pure in colpo interessante. Ma poi vengono comprati Rowen Muscat, nazionale maltese, e Jiri Kladrubsky, ceco ormai sul finire della carriera con ben due presenze nella sua nazionale. Più una pletora di altri fantomatici campioni. I compensi salgono, ben oltre le aspettative e le possibilità. Gli acquisti dimostrano pure di non essere all’altezza, ma la colpa è sempre dell’allenatore, e Brini viene allontanato a marzo.

È la Fine alla porta, che bussa insistentemente.

Mentre il direttore generale esprime con pacatezza il suo penserio, la squadra viene affidata all’allenatore delle giovanili Stefano Rossini. Si comincia a vociferare che non si cerchi un altro mister perchè sono finiti i soldi. Ma Zhu torna a farsi vedere in Italia, e rassicura tutti. I risultati però condannano il Pavia a restare ancora lontano dalla B.

Ecco la Fine, qualcuno ha aperto la porta. Si scopre che già da un po’ gli stipendi non vengono pagati, Zhu riparte per la Cina, mentre Wang fa perdere le sue tracce. La stagione si trascina fino alla fine, mentre si rincorrono le voci di cessione della squadra. Arriva anche la notizia di una possibile unione con una società cinese di proprietà del fratello di Zhu. Notizia falsa. I debiti sono sempre più.

A giugno arriva l’ultimo messaggio del presidente. Zhu parla dalla Cina, in un video registrato con un cellulare, diffuso su Facebook e sottotitolato in italiano.

Cinesi sfruttati dagli italiani. Soldi investiti spesi male da altri. Chissà quanto di questo è vero. In ogni caso il Pavia cinese è al capolinea. Si parla di cordata italiana con a capo Abele Lanzanova, amministratore delegato di una società sponsor del Pavia, ma viene arrestato per bancarotta e riciclaggio poco dopo. E così il Pavia viene comprato, sempre per un euro, da Alessandro Nucilli. L’imprenditore romano è già noto alle cronache, per aver cercato di acquistare il Siena, poi fallito, con la falsa identità di Alessandro Monzi. In ogni caso non riesce a far iscrivere il Pavia ad alcun campionato, e la società fallisce. È la fine del Pavia nelle leghe professionistiche, e la società rinasce solo in Eccellenza.

Così si conclude la prima esperienza cinese nel calcio italiano, fatta di promesse mancate, tanta confusione ed un mare di debiti. Per il Milan e l’Inter sarà diverso?

Marco Pasquariello

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