relocation rifugiati in italia ed europa

Relocation dei migranti un anno dopo, tra promesse e realtà

Il contesto in cui si inserisce il fatto è, ancora una volta, quello dell’aumento dei flussi di migranti diretti verso l’Europa a cui stiamo assistendo da qualche anno a questa parte causato da, è bene ricordarlo, una combinazione di eventi tra cui, primo fra tutti, l’aggravarsi del conflitto in Siria.

La risposta dell’Unione Europea alle centinaia di migliaia di persone arrivate e prossime ad arrivare nel continente è stato un piano di ricollocamento dei migranti nei vari paesi dell’Unione. Il programma, elaborato a partire dalla primavera del 2015 e approvato nel mese di settembre, prevedeva, un po’ troppo ottimisticamente alla luce della situazione odierna, la distribuzione tra i vari stati europei di un totale di 160.000 richiedenti asilo inizialmente collocati nei punti nevralgici di arrivo costituiti da Grecia e Italia, il tutto nell’arco di due anni.  Secondo il piano, il numero di migranti che ogni Paese avrebbe dovuto accogliere sarebbe stato determinato dal Pil dello Stato in questione, dal suo tasso di disoccupazione, dalle richieste ricevute negli anni immediatamente precedenti e dalla popolazione, in modo tale da garantire una distribuzione oculata e compatibile con la composizione e con le possibilità di ogni singolo Stato.

relocation infografica europa
Copyright: The Bottom Up/Daniele Barresi

I primi riscontri in termini di dati, purtroppo ben lungi dal poter essere ritenuti soddisfacenti, risalgono al mese di marzo 2016, quando si dichiarò che i posti messi a disposizione dai paesi membri superavano di poco le 1000 unità, a fronte della promessa di 160.000. Nei mesi successivi, nonostante le esortazioni da parte del commissario all’immigrazione Dimitris Avramopoulos ad aumentare la quantità dei ricollocamenti, si sono raggiunti a malapena i 4000 posti, nonché il 2,5% del totale accordato dai paesi che si sarebbero “giuridicamente impegnati”.

A un anno dall’avvio del programma ma anche a un anno dalla chiusura dello stesso, sembra quindi abbastanza chiaro e lampante che difficilmente verranno rispettate le condizioni promesse: al fine di ricollocare le 160 000 persone rientranti nel piano, sarebbe stato infatti necessario spostarne almeno 6000 ogni singolo mese, e non, come invece è avvenuto, 4000 in un intero anno.

relocation tabella numeri europa
Copyright: The Bottom Up/Daniele Barresi

Alla base del sostanziale fallimento del programma di relocation vi è stata, ancora una volta, una pessima gestione a livello burocratico che ha rallentato all’inverosimile i ritmi prestabiliti, ben esemplificata dal fatto che, al momento dell’assegnazione dei 4000 posti messi a disposizione dagli stati “giuridicamente impegnati”, solo 272 rifugiati sarebbero stati concretamente trasferiti. Tale trasferimento avrebbe impegnato a livello amministrativo quasi 250 persone tra esperti e funzionari: praticamente uno per migrante, senza considerare poi il conseguente spreco in termini di risorse economiche.

Relocation e distribuzione dei richiedenti asilo in Italia

Dashboard 1

Per quanto riguarda la situazione all’interno dei confini Italiani, essa non è che il riflesso di quella europea: solo 29 000 posti messi a disposizione, a fronte degli oltre 100 000 necessari. Inoltre, contrariamente da quanto appare, l’accoglienza dei migranti interessa solamente 2026 comuni italiani su un totale di 8000, con la conseguenza che i pochi comuni interessanti vengono per così dire “sovraccaricati”. Il difetto più evidente della relocation a livello italiano sembra quindi essere il fondamentale squilibrio nella distribuzione dei rifugiati sul territorio della penisola: il piano, in origine, prevedeva l’accoglienza di 2/3 persone ogni mille abitanti, ma, come ben esemplificato dalla mappa, sembrano esservi comuni totalmente privi di migranti e altri (quelli segnati in rosso) largamente sovraffollati rispetto ai parametri stabiliti.

Un’ulteriore complicazione che riguarda la relocation a livello italiano è costituita dal tentativo di rispettare le esigenze di singoli comuni o regioni con specifiche richieste in merito all’accoglienza di rifugiati. In questo modo il Veneto, nonostante non abbia reali problemi di sovraffollamento, si rifiuta categoricamente di accogliere richiedenti asilo, mentre il comune di Brognaturo, in provincia di Vibo Valentia, si dichiara entusiasta all’idea di accogliere migranti anche in numero superiore rispetto al massimo stabilito di 2/3 persone ogni mille abitanti.

La questione della relocation è quindi estremamente complicata e tutt’altro che risolta: i dati riportati implicano un quasi ufficiale e ormai irreversibile fallimento del piano europeo, tra intoppi burocratici e mancata disponibilità dei Paesi aderenti al piano rispetto a quanto originariamente promesso. Non sembra andare meglio a livello locale, come esemplificato dal caso italiano, dove la distribuzione interna è un vero e proprio rompicapo che si gioca tra distribuzione bilanciata dei rifugiati e disponibilità, come visto molto diverse tra loro, delle realtà locali all’accoglienza, senza contare il problema principale costituito dai numeri sempre crescenti di persone bisognose di asilo, dalla lentezza dei processi di valutazione delle domande e del sensibile aumento di dinieghi e ricorsi.

In questa situazione, sorgerebbe spontaneo suggerire un intervento immediato da parte dell’Unione Europea, che dovrebbe per lo meno rivedere il suo piano alleggerendone l’aspetto burocratico e incitando i Paesi aderenti a rispettare gli accordi e a sfruttare, in maniera quanto possibile migliore, le risorse economiche fornite per la realizzazione del progetto. Forse, per accelerare l’intera filiera, basterebbe pensare più spesso al fatto che non si tratta di semplici numeri da incastrare o di conti “da far quadrare”, bensì di persone, esattamente come noi.

Elena Baro

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