Putin e Trump: amore, ma con riserva

Qualche giorno fa il giornalista americano Josh Marshall ha pubblicato un articolo sul blog “Talking Points Memo” nel quale venivano messi in luce i presunti legami tra Vladimir Putin e Donald Trump, ufficialmente incoronato candidato presidenziale per il Partito repubblicano dalla convention nazionale riunitasi a Cleveland. Marshall mette in luce i legami finanziari ed economici che tengono uniti Putin e “The Donald”: una presunta dipendenza di Trump dal denaro russo, fondamentale per farlo ripartire dopo l’ennesima bancarotta subita, e i numerosi rapporti con oligarchi e anche membri della criminalità organizzata russa, ben disposti a finanziare le sue numerose attività, visto anche del poco credito di cui godeva Trump dopo il crack presso gli Istituti bancari statunitensi.

Non solo il denaro sembrerebbe muovere Trump verso il presidente russo, ma anche determinate scelte attuate durante la campagna elettorale, nella quale il presidente si è circondato di personalità legate gli apparati del potere economico russo come la Gazprom, o con trascorsi lavorativi a fianco di politici filo-putiniani. Marshall nelle considerazioni finali paragona l’azione di Putin come quella di un amministratore delegato di una grande azienda che sta operando un forte investimento dove vede enormi possibilità di profitto. Molti punti espressi da Marshall nel suo articolo sembrano dipingere un quadro fosco dove Trump è rappresentato come un uomo che deve far fronte alle esigenze di creditori molto esigenti, e che potrebbe adottare tutte le misure necessarie per soddisfare le loro richieste.

Questo interessante articolo ha spinto molti altri osservatori di politica americana ed internazionale ad ipotizzare che Donald Trump possa essere una marionetta al servizio di trame oscure tessute all’interno del Cremlino dal suo cattivo e ambizioso inquilino. In caso di vittoria di Trump, Putin si troverebbe quindi ad influenzare in maniera più o meno diretta le decisioni del rivale per eccellenza della Russia nello scacchiere internazionale. Nemmeno ai tempi della guerra fredda tra USA e URSS si era mai ipotizzato uno scenario così radicale, aggravato dall’hackeraggio di 20.000 e-mail dal server della Convention Nazionale democratica di cui è stato subito sospettato il GRU, il servizio d’intelligence militare russo. Trump ha lanciato un invito di collaborazione proprio al Cremlino per recuperare le e-mail cancellate a suo tempo dalla rivale Hillary Clinton all’interno dello scandalo sull’uso di un server privato da segretario di stato, alimentando ancora una volta i sospetti su una possibile interferenza russa sulle presidenziali. Da dove nascono quindi queste idee? Esagera l’ex primo ministro svedese Carl Bildt quando definisce Trump come una potenziale minaccia per tutto l’Occidente?

La reciproca stima tra i due leader da sola non basterebbe a dare una risposta esaustiva, ma ci sono anche altre due fattori: il primo è l’incessante campagna mediatica a sostegno della candidatura di Trump da parte dei mezzi di comunicazione controllati dal potere statale russo, come Russia Today, che ogni giorno non perdono tempo nell’elogiare le qualità del miliardario statunitense e mettere in cattiva luce, dall’altro lato, la sua rivale, Hillary Clinton, personalità che definire detestata da Putin e dai suoi fedelissimi sarebbe abbastanza riduttivo. Il secondo è l’analisi del programma elettorale che Trump ha presentato riguardo alle mosse che gli Stati Uniti sotto la sua guida attueranno. Il riallaccio di relazioni stabili e basate sulla ricerca di punti d’azione e interessi comuni con la Federazione Russa è uno dei punti che Trump vuole attuare in caso di entrata alla Casa Bianca, come la necessità nel condurre una seria e spietata lotta  contro lo Stato Islamico, e come la volontà nel ripensare il ruolo della NATO per il mantenimento della stabilità internazionale (quale?). Se Putin considera l’espansionismo a Est dell’Alleanza Atlantica come la minaccia più grande alla sicurezza nazionale russa, Trump pare intenzionato a ridurre drasticamente il ruolo degli USA al suo interno, divenuto troppo costoso a fronte dei fallimenti della maggior parte degli Stati Membri nel raggiungere i parametri NATO in fatto di spese destinate alla difesa. La tutela degli interessi americani sarà il punto più importante nell’azione di Trump, mettendo così sull’altare dei possibili sacrificati alle mire espansionistiche russe i paesi Baltici e altri attori della regione (come la Polonia). Il capitolo Ucraina pare poi non essere nemmeno degno di essere considerato dal candidato repubblicano.

I punti della politica estera potrebbero quindi confermare molti dei rumors riguardo alla tela che Putin sta tessendo servendosi di Trump. La situazione sembra talmente fantascientifica che molte voci, come quella della giornalista americana di origine russa Julia Ioffe l’ha bollata come frutto di mere suggestioni. Ma i dubbi nascono anche da una semplice considerazione: Donald Trump è un personaggio completamente imprevedibile, che ha già mostrato notevoli lacune nel campo della conoscenza degli affari internazionali, come era stato sottolineato da Valerio Vignoli sempre su The Bottom Up. Un presunto investimento da parte di Putin sulla sponsorizzazione di Donald Trump sarebbe anche un forte rischio dovuto proprio alle lune che potrebbero caratterizzarlo in caso di mandato presidenziale. Il motto “Make America great again!”, cavallo di battaglia della sua campagna elettorale, non è forse in contrasto con il “Make Russia great again!”, che ha dato l’impronta a tutta la politica putiniana sin dai primi anni 2000?

La grande forza americana e il suo ruolo di guardiano del mondo sono nati in special modo con il secondo conflitto mondiale e il ritorno all’isolazionismo in un mondo così globalizzato potrebbe essere un’ipotesi irrealistica. L’eccezionalismo potrebbe fondersi pericolosamente con le manie di grandezza tipiche di Trump, aumentando ulteriormente la tensione con un leader ambizioso come Putin, che sta resistendo a problemi come il conflitto in Ucraina orientale, le sanzioni economiche imposte dalla comunità internazionale e la conseguente crisi economica nazionale pur di restituire alla Russia i fasti del suo passato imperial-sovietico e tenere salde le redini del potere. Trump ha detto chiaramente che intende da presidente rendere carta straccia l’accordo sul nucleare iraniano, dove Mosca ha giocato un ruolo chiave nel trovare l’accordo tra le parti, e ricostruire i rapporti con attori chiave in Medio Oriente ai ferri corti con l’amministrazione Obama, come Israele e Turchia, nei quali la Russia ha tentato o sta tentando di sostituirsi all’influenza a stelle e strisce. Putin rischierebbe di ritrovarsi nel pollaio un altro gallo invece di una gallina dalle uova d’oro, vanificando un possibile investimento rischioso con perdite incalcolabili. In conclusione, Trump forse può rappresentare una minaccia per il mondo occidentale, ma probabilmente non sarebbe nemmeno un elemento di rassicurazione per le mire del Cremlino, presunto sponsor della sua candidatura.

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