alaa arsheed

Siria A/R con il violino di Alaa Arsheed

Un luglio caldo e afoso, quasi insopportabile, di ormai quasi un anno fa, e un evento: i primi cinquant’anni di Benetton, uno dei brand del tessile italiano più diffusi al mondo che ha sede nel trevigiano. Isaac de Martin e Michele Uliana sono stati chiamati ad animare la festa che si sarebbe svolta a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo. “Arrivati sul luogo, ricorda Isaac, l’organizzatore mi dice che negli studi c’è ancora un ragazzo che suona il violino. Viene dalla Siria e sarebbe carino se potessimo fare un paio di brani assieme durante il concerto. Così ho incontrato per la prima volta Alaa Arsheed”. Alaa è un rifugiato, vive in Veneto da qualche mese ed è arrivato in Italia in maniera del tutto singolare: coinvolto per caso nella realizzazione del documentario Torn di Alessandro Gassmann, il suo è il primo caso di arrivo legale in Italia dal Libano, dove è scappato nel 2011, grazie ad una borsa di studio. 

Quella sera, alla festa di Benetton, i tre si incontrano e nasce un’istintiva sintonia che li porta a monopolizzare il palco, improvvisando, per ben due ore. “Quell’improvvisazione era diventata dialogo in musica. Ci stavamo capendo alla grande, spiega ancora de Martin, e la musica era gran musica. Ci siamo raccontati delle storie suonando e allora ho capito che quel linguaggio è ancora più potente di quello che pensavo. Ci siamo abbracciati alla fine senza dirci nulla, avevamo parlato di tante cose con gli strumenti e così Alaa mi ha voluto nella produzione del disco Sham che stava facendo con Fabrica”. Da lì, ha preso avvio AlphaArt, ossia una piattaforma e un progetto artistico che si pone l’obiettivo di dare risposte creative alle sfide del mondo contemporaneo.

alaa arsheed violino

Il progetto richiama il nome della galleria d’arte che la famiglia Arsheed gestiva in Siria. “La galleria si chiamava appunto Alpha, racconta Alaa, e assieme alla mia famiglia riuscivamo a dare un punto di riferimento per molti artisti siriani e non solo che veniva da tutta l’area Sham ad esporre e presentare i loro lavori nel centro di Swaida, la città dove sono nato e cresciuto. Facevamo spesso eventi inaugurazione, commercio di opere d’arte, avevamo una libreria all’interno di Alpha e un caffè dove spesso c’erano concerti. Un luogo di incontro, a nutrimento per l’anima”. Poi, le prime proteste, la repressione del regime di Assad, la guerra civile. Il momento critico per la galleria Alpha è il 2011: “ Una cinquantina di persone cui non piaceva la libertà di espressione sono violentemente entrate e hanno distrutto tutto, bruciato i libri, strappato i quadri e mio padre è stato costretto a chiudere”. 

Con la fine della galleria, si è conclusa anche una parte della vita del violinista che è scappato in Libano fino all’approdo successivo in Italia. Oggi molte cose sono cambiate: l’incontro tra Isaac de Martin e Alaa Arsheed ha dato vita ad AlphaArt, ma non solo. Durante il mese di maggio è partito da Reggio Emilia un tour che vedrà impegnati i musicisti in giro per l’Italia durante l’estate in uno spettacolo che unirà l’intrattenimento della musica con la sensibilizzazione sulla questione dei rifugiati: Alaa infatti racconta la sua storia personale, in fuga dal proprio paese, dolorosamente lontano dalla propria famiglia. “Il nostro tour, raccontano insieme, è il format ideale attraverso cui raccontiamo la nostra storia e seminiamo bellezza. AlphaArt comunica principalmente attraverso la musica e lo fa collaborando con tre formazioni (di base Alaa Arsheed violino e Isaac de Martin chitarra ed elettronica) che alle volte si uniscono assieme che sono la trevigiana Adovabadan Jazz Band (con Michele Uliana al clarinetto, Endi MC Moretto alla voce, Mauro Brunato al banjo, Nicola Barbon al contrabbasso e Remo Straforini alla batteria), lavoriamo con il musicista elettronico di Milano Blaobab e il collettivo internazionale Sound Illustrators (Katri Makelainen voce, Mikko Kierikki basso, Niklas Ahlsved percussioni e Fabio Calzavara sassofoni) con i quali faremo un grande show questo Agosto assieme a Lela Perez”. Il sogno, però, non finisce qui, al contrario l’energia creativa scaturita da questo incontro casuale non ha ancora esaurito la sua potenza. Da un lato c’è l’idea di creare una House Project in Italia, ovvero uno spazio di aggregazione per artisti, musicisti e appassionati. Verranno organizzati eventi e concerti, predisposte residenze per artisti e un caffè letterario, “Segnatevi il nome perché ne sentirete parlare!”, assicura Alaa. 

Alaa Arsheed Isaac de Martin
Alaa Arsheed e Isaac de Martin al Festival del Giornalismo di Perugia, aprile 2016

Tuttavia il progetto più ambizioso, il sogno più visionario, è quello di un viaggio: Alaa ed Isaac un giorno hanno immaginato di ripercorrere, a ritroso, la rotta balcanica dall’Italia alla Turchia con la loro musica per portare la bellezza dell’arte tra chi scappa e ormai è bloccato tra Grecia, Macedonia, Serbia. “Il nostro sogno, che diventerà realtà durante l’estate, è un tour verso il sud del mediterraneo, sorride il violinista siriano, dove i muri sono molto presenti e dove ci sono migliaia  di persone in fuga dalle loro case, dai lori affetti, dai loro riferimenti. Con un bus-studio, partiremo dall’Italia per attraversare i Balcani e raggiungere i campi in Grecia. La nostra idea è di portare bellezza e un messaggio di speranza a tutte queste persone, e questo nostro messaggio lo portiamo in musica”. Non solo concerti, il viaggio sarà l’occasione per realizzare brevi corsi e workshop per insegnare a bambini, adulti, anziani a suonare qualche strumento anche di fortuna, ad utilizzare una macchina fotografica. Come spiega de Martin, l’obiettivo è fare della creatività una compagna di viaggio per graffiare dove è necessario le macerie e salvare i fiori della bellezza che presto sbocceranno. “Durante il nostro tour ci fermeremo in città e luoghi dove ci sono migranti, persone obbligate a mettersi in viaggio, di ogni provenienza, e con loro faremo dell’arte, registreremo della musica, faremo del body painting assieme all’artista Lela Perez, abilissima artista del camouflage che ha voluto salire a bordo di questo tour. Porteremo musica e colore dove ce n’é più bisogno”. 

Dove c’è bisogno e dove ancora crescono, solidi, i muri che vanno a definire un noi e un loro, che vanno ad escludere ed includere, discriminare e tutelare, chissà se la musica e l’arte, linguaggi universali, potranno avere un qualche potere distruttivo e, contemporaneamente, creativo di fronte a queste barriere e confini. “Pensiamo che la musica sia capace di oltrepassare i muri”, riflette il chitarrista veneto. “Quando Alaa ed io abbiamo suonato a quel primo concerto di muri culturali, geografici, linguistici ce n’erano come non mai. Ma la nostra musica senza pretese li ha semplicemente sorvolati non curandosi e non facendo alcuna fatica. Penso che al giorno d’oggi, l’arte e – nel nostro caso – la musica abbiano un ruolo sociale davvero molto potente, di connessione! Portare la musica dove si ergono i muri è voler dare un segnale molto forte che la bellezza ci accomuna tutti quanti. Non si può spiegare troppo a parole, bisogna ascoltarsi e tenere occhi e cuore aperti”.

Angela Caporale

[L’immagine di copertina è di Fabio Fuser]

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